Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Buoni propositi di una Psicologa

Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.

Muriel Barbery

natale2016cikada

Caro anno nuovo eccoci, infine sei arrivato.
Lo sai che è l’offerta di un foglio bianco a farmi emozionare più dei regali sotto l’albero di Natale, il brivido di avere una possibilità tutta da scoprire, rinnovabile giorno per giorno nei mesi a venire. Quindi mi trovo a scrivere questi buoni propositi augurandomi di non dimenticarli presto, perchè ogni scelta nella vita ha bisogno di essere annaffiata con coerenza e dedizione per crescere forte o si perde, si rannicchia e si spegne facilmente. Io non voglio esagerare, ho molto già di bello da parte e non chiedo possibilità che non senta di potermi permettere, esiste la sorpresa per meravigliarmi con quanto non credevo di poter sostenere e quella non possiamo proporcela senza che la si uccida. I miei buoni propositi sono dispari, perchè mi piace pensare che, a farli giocare a coppie, quello che rimarrebbe solo mi ricorderebbe il bello della solitudine guadagnata e piena di sé, pronta a brillare soddisfatta. Che il piacere di amare gli altri è secondo solo al dovere di star bene con noi stessi.

2PROPOSITO UNO. Ricordami la gratitudine.

E’  così facile diventare ingrati oggi. La dimensione IO, ingenua, crede troppo spesso di poter far tutto da sola, o persino, di essere arrivata a se stessa senza l’aiuto di altri. Ma è un predominare sulle altre fatuo.

Siamo noi nelle nostre relazioni, sono queste che ci definiscono e ci danno la possibilità, talvolta la negano, di crescere nella bellezza delle esistenze felici. Dimentichiamo che senza TU, senza NOI, IO è solo disperazione che si guarda allo specchio e non ha con chi godere della propria immagine. Io sono grata a così tante persone che ne perdo spesso il conto.  A chi amo, perchè mi migliorano, a chi incontro nel mio lavoro, perchè mi rendono fiera di loro sempre più di quanto immagino, specie ogni volta che li vedo sorridere a loro stessi.

Sono grata ai colleghi che mi salvano dalla mia insofferenza, che mi evitano quel volontario esilio a cui mi sento portata naturalmente quando si parla del mondo professionale. Loro, a volte piacevolmente, altre meno, mi trascinano a prendere impegni che capita poi mi penti di aver preso ma che sono pur sempre parte di me. Grazie.
Sono grata al mondo che tradisce la sua disperazione nei gesti spontanei degli sconosciuti, gesti pieni di gentilezza e umanità che sono capaci di rendere fertile il cuore più arido. Il sorriso di una ragazzina ad un cucciolo, un uomo che si alza per farne sedere un altro in un autobus colmo, la creatività regalata, l’arte protetta, un caffè offerto lasciato al bar ad aspettare, due anziani dalle mani unite che sorridono come ragazzini, gli eroi che salvano le vite degli altri, al costo della propria. Sono grata di poter ancora vedere la bellezza di tutto questo e mi riprometto di non smettere nei prossimi 365 giorni in arrivo.

3PROPOSITO DUE. Fammi fare scelte in cui credo.

Finora sono riuscita a pentirmi il minimo sindacale delle mie scelte, anche delle più gravose. Sono stata fortunata e spesso coraggiosa. Mi ripropongo di continuare a resistere alla tentazione di non scegliere e di non lasciare questo, che resta in fondo il nostro unico potere, agli altri. Le scelte ci definiscono con noi stessi, siamo costretti a ricordarci chi siamo ogni volta che scegliamo. Che sia il cibo nel piatto o la persona che ci fa compagnia, ogni scelta è un pezzo di noi che indica una strada e una sola da poter percorrere. Una sola a discapito di tante altre. Ogni scelta elimina delle possibilità per offrircene delle altre. Tutto non è possibile. Mi piace pensare che potrò difendere le mie scelte proteggendo la mia coerenza, ma anche che saprò perdonarmi quando la lascerò da parte per scegliere l’arte del compromesso, ogni qual volta sarà necessario perchè si vinca tutti insieme. Mi riprometto di continuare a leggere le etichette con devozione e puntiglio ma di non seguirle quando hanno la freddezza del galateo e del pregiudizio, di scegliere la serietà e la leggerezza, di resistere alla seduzione del lamento quando le cose non saranno come mi piacerebbe e di scegliere la fatica quando è la sola strada per arrivare ad un obiettivo.

1PROPOSITO TRE.  Che io non dimentichi.

E’ così triste scoprire quanta facilità abbiamo di dimenticare. La fatica fatta, le difficoltà superate, il dolore vissuto, l’amore sprecato. Non possiamo essere quello che siamo senza tutto questo eppure con facilità estrema finiamo per dimenticare. Io voglio ricordare sempre la fatica, perchè altrimenti mi illuderei che tutto mi è dovuto. Voglio ricordare le difficoltà superate perchè mi piace avere nostalgia delle me come erano prima di essere la me di adesso e perchè senza quelle sarei qualcun’altra.

Ogni difficoltà è un tesoro da cui impariamo il futuro, deve renderci umili, non riempirci di arroganza. Poi non voglio svanisca il ricordo, ormai sereno, del dolore che ho provato, perchè ogni dolore racconta una storia che parla di tutto il mondo e potrò accogliere le storie degli altri solo attraverso la mia. Anche l’amore sprecato, le volte che avremmo potuto ma abbiamo scelto diversamente, è una parte di noi che ci accompagna, come infinite possibilità negate che non il tempo non sono più amare, ma ci spiegano molto delle nostre emozioni e di quelle degli altri. Non voglio dimenticare chi ho perso, perchè hanno sempre lasciato qualcosa prima di andare via e neppure voglio lasciar svanire la memoria degli incontri che riempiono le mie giornate. Ogni singola mano stretta è un monito a imparare dall’umanità, se portava fiori con sé non merita di essere dimenticata, se invece nascondeva un coltello sotto la giacca, è bene ricordare per evitare di rischiare ancora.

7PROPOSITO QUATTRO. Sorridere lavorando.

Quanto tempo ogni anno dedico al mio lavoro? Molto. Tanto che ogni tanto mi viene da pensare che forse mi devo fermare, che sarebbe meglio cambiare, trovare altro. Ma poi mi sorrido, so essere un gioco, che in fondo voglio solo l’illusione bonaria di poter davvero scegliere. Ho deciso di essere una psicologa, poi una psicoterapeuta e so bene che anche quando ero lontana dal mio lavoro, lo sguardo che posavo sul mondo spesso passava attraverso la lente della mia professione, passando in mezzo alle esperienze, allo studio, a quanto ho imparato negli anni. Quest’anno sono dieci anni che si è ufficializzata la mia specializzazione. E non sono pentita.

Amo il mio mestiere, con tutte le sue contraddizioni e le sue complicazioni, specie quelle fiscali, ma i buoni propositi del nuovo anno non ammettono desideri di assalti alle banche o alle leggi dello Stato, così poco amiche dei Liberi professionisti. Mi riprometto di sorridere lavorando e di riuscire ancora  a tenere la fatica della mia vita fuori dai miei studi abbastanza da non rendermi poco utile, così come mi riprometto di fermarmi quando sentirò che non posso avanzare oltre, chiedendo aiuto a chi sarà in grado di darmene, accogliendo con onestà e professionalità chi avrò modo di incontrare. Lavorare è piacevole, se lo hai scelto anno dopo anno. La mia professione ha una grande responsabilità, quella del benessere delle persone, della cura e della prevenzione, la responsabilità di fare il meglio possibile perchè si possa sorridere di nuovo. Per questo bisogna far crescere la psicologia, con passione e competenza, perchè sia facile capire quando possa fare per la comunità. Conosco ogni giorno colleghi capaci e giovani aspiranti tali pieni di entusiasmo, vorrei potessimo sorridere tutti, sapendo di fare il meglio per chi ha bisogno.

2PROPOSITO CINQUE. Aiutami a proteggere la fragilità degli altri.

Non mi piace la perfezione, non cerco persone che non abbiano difetti, amo anche le grinze dei miei vestiti, forse per questo non li stiro. Invece sembra che sia sempre più difficile amare la propria vulnerabilità, sorridere di quello che si è senza mettersi alla prova con i posticci valori che vengono urlati per le strade.

Se avessimo solo idea di quanta tristezza e disperazione nasconde quella perfezione gridata, forse smetteremmo un attimo di inseguire immagini patinate ma sempre parziali. Perchè la perfezione di ogni essere umano è proprio nella sua andatura incerta, nelle debolezze che impara ad accettare, nei difetti che si fanno forza. Non è dicendo che “sono il migliore di tutti” che guadagniamo la felicità, ma quando capiamo che siamo la migliore versione possibile di noi stessi. Sempre perfettibili ma non per questo meno amabili, dovremmo imparare ad avere cura della nostra fragilità, perchè come scrive la sorella del più famoso Chris (aka Alexander Supertramp) , protagonista del libro e del film “Into The Wild” :

La fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza
Carine McCandless

Ogni fragilità ci parla di una storia che deve essere raccolta con rispetto, altrimenti si sgualcirebbe e l’umanità perde ogni giorno talmente tanta della sua bellezza, che ogni lacrima che potremmo evitare pesa come una colpa. Come persona prima ancora che come professionista della salute.

Lo so che farò dei passi falsi in questo 2017 che arriva fresco di calendario, ma non posso che tentare di fare del mio meglio, sognando anche quando una parte di me sa di sognare utopie. In fondo, quando avrò accettato la loro impraticabilità, dalle loro ceneri costruirò premesse realizzabili ai miei progetti futuri. So che, come dice il noto proverbio yiddish “Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti” ma io amo veder sorridere, quindi continuerò  col farne a lungo.

Buon nuovo anno a tutt*

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