Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Quando i Bambini diventano Adulti. La storia del Mondo si ripete in ogni famiglia.

Il giorno in cui il bambino si rende conto che tutti gli adulti sono imperfetti, diventa un adolescente; il giorno in cui li perdona, diventa un adulto; il giorno che perdona se stesso, diventa un saggio.

Albert Albert NOWLAN

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Esiste un momento nella vita di genitori  e figli che sembrerebbe innocuo, se non di festa, ma in realtà toglie il fiato. Si tratta del momento in cui i bambini, come di colpo, diventano adulti. Non adolescenti faticosi, tutti mode incomprensibili e recriminazioni, non bambini con le ginocchia sbucciate. Adulti. Persone grandi, capaci, che vogliono il loro posto nel mondo e fanno scelte tutte loro. Sembra sempre dall’oggi al domani, ci fossero voluti trentanni.

Sebbene  sia naturale diventare adulti, non lo è in molte famiglie.  Sono davvero numerose, le situazioni in cui questo passaggio crea problemi quasi più dell’adolescenza. Alcune famiglie ne hanno così paura che, senza rendersene conto, si impegnano a far in modo che non accada, salvo poi scoprire di avere un bambino di trenta/quarant’anni in casa, senza le idee chiare e pieno di fragilità e confusione. E quando scrivo che le famiglie si impegnano, vuole dire che ogni membro fa la sua parte perchè si possa NON crescere, o almeno non troppo.

Voi ve lo ricordate quando vi siete sentiti adulti per la prima volta?

Pensateci un attimo. Una volta mi è stato detto “sono diventato adulto quando ho capito che al ristorante potevo lasciare qualcosa nel piatto”, per esempio. La scelta autonoma, l’esercizio della proprio libertà anche o a partire dalle piccole cose.

Ma se i figli non sempre saprebbero ricordare il momento, quel sottile limite tra il PRIMA  e il DOPO, quando si abbandona il mondo dell’infanzia e si diventa grandi sul serio, i genitori fanno ancora più fatica. Perchè, se è già difficile accettare che i bambini invitino i genitori a non aiutarli più con i calzini, la giacca, la storia della buona notte per mettersi a nanna, capire che è il momento di mettersi da parte, senza consigli da dare è ancora più doloroso.Perchè mentre loro diventavano adulti, i genitori si sono dimenticati di crescere e quello che si ritrovano intorno, non gli appartiene, li sorprende, li spaventa.

Spesso lo stesso genitore non se ne accorge e il suo dolore lo cova dentro.  Non è la fine del mondo, ma vedere un figlio diventare adulto, e fare scelte, il lavoro, l’amore, la macchina da comprare senza chiedere, accettare che decida di partire per un lungo viaggio, rifiutare un lavoro da dipendente per realizzare altro, magari tradire le aspettative dei nonni, degli zii, delle stesse madri e padri, comprare casa con qualcuno, tutto questo, o solo una parte, ferisce chi lo ha cresciuto. Quel “mettersi da parte” che ho scritto poco sopra, un genitore lo potrebbe sentir suonare come una sconfitta personale (e invece è la più bella vittoria, una festa che coinvolge tutti). Il genitore si dice “allora non servo più a niente!”.

Ma sbaglia. Mai fu più falsa una paura. Un figlio avrà sempre bisogno del suo genitore. Ma in modo diverso, è in quel cambiare di modi e misure che sta la salute della relazione.

 

C’è la vera bellezza è in questo cambiamento. Una vita che si fa adulta e una relazione che si trasforma di conseguenza, lasciando che possa farlo. Non è altro che un perfetto gesto d’amore.  Riconoscere e farsi da parte, pur restando a portata di voce. “Ecco, ieri faceva fatica a tenersi dritto sui piedini e oggi ha un suo posto di lavoro, ieri aveva paura di non riuscire ad andare in bicicletta e oggi pensa che vuole un appartamento tutto per sé ma anche oggi non mangia più la pasta la sera, ha cambiato fidanzata, vuole tagliare i capelli cortissimi…ma qualunque cosa faccia è il mio meraviglioso e imperfetto figlio”  Molti giovani adulti sono pieni di paura, di confusione e un genitore deve fare molta attenzione a cosa mette in quello spazio fatto di, pur naturali e salutari, incertezze. Perchè se si è tentati di risolvere i problemi non propri, bisogna anche avere chiaro che come a sei anni, per imparare ad andare in bici bisogna accettare si possa cadere. E (se tutto è andato bene) si è stati proprio quel genitore che diceva che non faceva niente, che avrebbe soffiato e il bruciore sarebbe andato via. Le “rotelle” che si mettono (o mettevano) inizialmente alle ruote della bicicletta per aiutarlo ad imparare, devono presto esser tolte o non si potrà correre mai lontano come si potrebbe.

C’è un po’ di ironia nel fatto che i bambini immaginano che i genitori possano fare quello che vogliono, mentre i genitori immaginano che i bambini facciano quello che vogliono. “Quando sarò grande…” è il parallelo di “Oh, poter tornare bambino…”

Shulamith FIRESTONE

Non si diventa mai adulti senza sacrificare qualcosa. Ma questo non toglie la bellezza di una vita da grande, con errori tutti nuovi che è possibile fare per conto proprio.

La trasformazione è una necessità, renderla una esperienza di crescita sarà una scelta per tutta la famiglia. Perché ci sono genitori che pensano che il loro compito sia finito quando i figli diventano adulti. Ma essere genitore non finisce MAI. Come essere figlio, si protrae nel tempo, crea una sua mitologia dentro la quale le famiglie che verranno metteranno radici e avanti, di generazione in generazione. Eppure, spesso, i genitori guardano con sospetto il figlio adulto, perché non basterà più il potere, l’autorevole sguardo del/della  padre/madre a portare avanti la relazione, ci vuole un nuovo linguaggio, un nuovo ascolto e la capacità di accettare per intero che il figlio sia una persona diversa da sé, che non ha bisogno di chi scelga al posto suo, sebbene, in fondo, non smetterà mai di cercare l’approvazione, l’abbraccio, il calore di un genitore capace di amarlo per quello che è.

Diventare qualcos’altro. Questo accade con l’adolescenza e poi con l’età adulta. Diventare chi si è, tenere quanto di importante della propria storia e lasciar andare le ferite che, immancabilmente, la vita avrà avuto modo di darci in dono. Perché non esiste adulto che non nasconda nel cuore una ferita, soltanto alcuni riescono a farne una forza, imparare da quello che prima bruciava, altri l’accettano pur non riuscendo mai a vederla che per una cicatrice, che deturpa la serenità ambita, qualcuno invece vi rimane incastrato e  non riesce a farne altro se il punto a cui tutto torna e così, anche da grande, intorno a quel dolore si interpreta tutto quello che accadrà anche in seguito. Non per niente. è con il dolore di un trauma non risolto tra le braccia che molti varcano la soglia di uno studio di psicologia.

Ma per quanto straziante, in questo crescere rivive ogni giorno il miracolo dell’umanità, la storia più antica del mondo che si ripete e ci collega tutti. Un bambino cresciuto da un adulto diventa adulto e sceglie come creare il suo futuro e insieme, senza che se ne avveda, plasma quello che accadrà nelle decadi che seguiranno.

Per i figli sarebbe bene amare il proprio essere adulti, ricordandosi del bambino che erano e accettando le sfide che aiutano a crescere.

Ai genitori resta da accettare  di prendere posto alla giusta distanza dai figli che crescono, sapendosi sempre importanti, pur sempre diversi.

Diventati genitori adulti di figli adulti, potranno pur sempre godere del bello di far parte di una sola lunghissima storia.

 

Pollicino:  Tutti gli adulti che sono stati bambini

L’Orco:  La paura di perdersi

L’arma segreta: Entrare con la giusta paura e il buon coraggio a far parte della storia universale dei genitori e dei figli

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