Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

La parola Odio (r)esiste.

L’odio deve rendere produttivi,
altrimenti è più intelligente amare.
Karl Kraus
– A volte sei portato a chiederti se facciamo tutti parte della stessa razza umana.
Joe. R. Lansdale “Il Mambo degli Orsi”

 

uomomondo

Sono mesi terribili. Da quando ho iniziato a pensare a questo post i fatti sono stati sempre lì a guardarmi, mostrandomi quando potesse peggiorare. Attentati, omicidi, rifugiati, femminicidi, terremoto. Sembrerebbe che il dolore e la paura siedano sovrani sulle spalle del mondo.

Non bastava la follia degli uomini, la Terra ha preso a tremare di nuovo. Sulla solidarietà e la forza dello stare uniti si è messa a far ombra il ghigno razzista che ha visto nella tragedia di un popolo la possibilità di ferirne un altro. E allora ecco la bufala dei €35 euro a immigrato, ecco che l’odio può farsi strada a testa alta, perchè nasce da una buona intenzione, dare aiuto ai “nostri”. Meno male che le persone riescono ancora a commuovere più di certa gente, a ricordarci cosa si intenda per umanità. Eppure, l’odore di marcio resta, l’amarezza che ti fa venire voglia di smettere di sperare continua a solleticare la gola.

Come non fosse bastata la lunga diatriba sul burkini a rendere rovente questa estate 2016. Il corpo della donna vestito e spogliato dagli uomini per farne argomento di discussione, di attacco. Ma il corpo è politico, lo sappiamo. E lo sanno le donne da entrambe le parti, che si tratti di ricoprirlo o mostrarlo, come il Movimento Femen aveva già fatto notare.

La paura e l’odio siedono sulle spalle del mondo. Dicevo. Ma possiamo ancora farli star scomodi. Evitare che ne facciano il loro naturale parcheggio.

Non possiamo non dirci quanto meno sconcertati davanti agli eventi degli ultimi tempi. Attentati, attacchi, assassinii e non solo. La Terra si riempie di fuggiaschi, quando va bene, di cadaveri nel più dei casi. Non meno violente molte delle risposte che leggiamo a quanto accade, giudizi che terrorizzano quasi quanto gli eventi commentati. Di molte notizie date sui Social, sono da tempo intenta a leggere i soli commenti. Mi serve per capire la temperatura umana a che punto è. Quanto leggo mi si presenta vestito di una tale ferocia che mi annichilisce. Mi si potrebbe rispondere che sono solo parole, ma sappiamo bene quando la parola sia arma più tagliante della spada. Quello che sento è odio.

indexLa paura, naturalmente compagna della vita nelle giuste dosi, assunta in quantità massicce genera odio. Il terrore amareggia fino allo stremo, rende dense le reazioni emotive, cancellando, infine, l’umanità stessa. Temo più alcune reazioni che il pericolo stesso che queste cercano di allontanare. Chi non ricorda i peggiori momenti della storia quando incrociano la nostra vita? Di questi mesi ricorderò la tristezza di aver temuto l’uomo.

Quella infelice sensazione che sento quando traspare dai giudizi di troppi, una certezza di giustizia. L’idea che la ragione, se esiste, riposi al loro fianco e gli permetta per questo di salire su un pulpito e colpire da lì tutti gli altri, quelli che sbagliano.

Ho aspettato mesi per scrivere questo post.  Lo sconcerto per la morte che è entrata violenta nella nostra vita, ferendone alcune per sempre, da Parigi a Nizza passando per Orlando, Dacca e Monaco, la paura che si respirava nell’aria, le reazioni dopo il terremoto di agosto, quello che verrà ricordato per Amatrice e per la violenza gratuita contro gli immigrati. Tutti questi eventi mi danno da pensare che non può dire molto un piccolo blog di psicologia su un tema tanto vasto come l’Odio. Ma, se pure tacere mi sembrava l’arma migliore, la più rispettosa, la più saggia, specie se non si ha nulla di rilevante da aggiungere, una parte di me mi ha detto che non è così che funziona, che le parole a volte servono.

Mentre scrivo oggi, non  penso al terrorismo, per esempio, e neppure alla paura che questo vuole spargere copiosa, non penso alle politiche sbagliate, alla facilità con cui continuiamo a insegnare sia possibile cancellare una persona, toglierle la dignità perchè diversa da noi, per religione, orientamento sessuale, storia di vita. Non significa certo che io giustifichi certi eventi, ma vorrei capirli. Dovremmo capirli per poterli eliminare, capirne le ragioni e farcene responsabili. Perchè il gioco dell’occhio per occhio, seppure presente anche nella Bibbia, non ascolta le storie e non cambia la storia.

Con la violenza puoi uccidere colui che odia, ma non uccidi l’odio. La violenza aumenta l’odio e nient’altro.

Martin Luther King

Mentre scrivo ho in mente l’Odio. Perché è questo il demone, l’invasore che più di ogni altro mi spaventa e duole. E’ questo il nostro nemico, armato dal terrore, aizzato da certe parole antiche usate per controllare e dominare  le persone, da certi ragionamenti facili dati in pasto a teste che non sono riuscite a guadagnarsi il premio di un ragionamento umano e che quei ragionamenti mettono in azione, tra lo stupore e con il sostegno di troppi.Attacchi terroristici, femminicidi, rifugiati. Questo sta accadendo. E mentre accade, sembra sia sempre più facile urlare contro l’altro, difendersi attaccando, aggrappati ai rispettivi pregiudizi. E’ il terrorismo degli stereotipi che va eliminato per vincere le battaglie che potrebbero aiutare a non avere più certe guerre.  Stereotipi per cui ogni musulmano diventa un terrorista, ogni donna un oggetto (una bambola gonfiabile per esempio), ogni rifugiato un ladro che ruba e se la gode. Ogni stereotipo che facciamo nostro, rifugiandosi in quella che crediamo la rupe dei giusti ci fa salire più in alto, certo, ma in cima ad un precipizio da cui sarà uno scherzo buttarci giù.

L’odio occupa un importante spazio mentale, si fissa sul suo oggetto di odio e ha un solo occhio. Guarda dritto a quel che ha deciso di vedere e non è capace di allargare la sua prospettiva. Perchè guardare oltre renderebbe inammissibile la sua stessa esistenza. Se vediamo il tutto raramente riterremo sensato quanto pensavamo guardando solo un particolare. Capita che, imparato l’odio, questo avveleni chi lo prova senza che la vera vittima se ne accorga. Anzi. Coltiva questo male dentro di sé come fosse un prezioso alleato, lo nutre sperando che sia mortale per gli altri, finendo per uccidere se stesso senza avvedersene.

Stiamo costruendo un ODIO SOCIALE.

Non parlo dell’odio che capita nella vita di provare per una persona che si detesta per molti motivi, se non per necessità. Parlo dell’odio che si dirige ad un gruppo e lo annulla nelle sue ragioni per odiarlo. La Storia ha partorito storie di odio, separazioni e lacerazioni tra le popolazioni, imponendo la sua ragione (che raramente è la ragione di molti) che ha poi nutrito i pregiudizi che ancora oggi resistono al tempo. Le guerre segnano una linea tra chi è fratello e chi è nemico e non ci saranno mai abbastanza Romeo e Giuletta perchè questo possa evitarsi.
Eppure l’odio non è immortale né invincibile.

Il mondo mostra oggi tante di quelle ferite che non abbiamo abbastanza spazio per contarle tutte. E non valgono a nulla i languidi “Je suis” davanti a tutto questo sangue. L’unica cosa che dovremmo ricordare, senza per forza manifestarlo in un social (seppure io lo stia facendo) è che IO SONO UN ESSERE UMANO. Questo dovremmo ripeterci. E, ricordandolo, avere chiara l’umanità dell’altro, coltivare l’empatia che ci permette di piangere per il dolore altrui, di sorridere per la gioia di un nostro sconosciuto vicino di mondo o anche solo di pianerottolo.

pollicinoeraungrande.wordpress.com

Coltivare lo stupore per quanto della nostra vita ci fa stare bene. Avvicinarci all’altro per conoscerlo e comprenderlo, arricchirci delle differenze.  Invece l’estate del 2016 sarà ricordata per l’indignazione nella scelta del costume da bagno.

Non bisogna essere buoni ma tentare di essere giustamente umani. Insegnare ai bambini il rispetto e la bellezza e ancora la bellezza delle piccole cose, perché noi stessi siamo una piccola cosa.

Qualche giorno fa sono stata fortunata. Sono stata a vedere una mostra “Antarctica” a Lione. Tutto nasce da Luc Jacquet, il regista della “Marca dei pinguini” e da  due fotografi naturalisti specializzati in biologia marina e scenari estremi, che con lui per 45 giorni, nella Terra Adelia, hanno filmato e fotografato la vita.

Non immaginiamo neppure quanta poca siamo finché non vediamo il magistrale lavoro che la Natura fa sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi. In questa mostra la scienza e la meraviglia si incontrano. antarctica_affiche_500In immensi stanzoni, resi freddi da getti di aria gelida, ci troviamo soli in mezzo all’Antartico. Ne spiamo, nei lunghi video, la vita, quella che un po’ conosciamo di pinguini e leoni marini e quella sconosciuta ai più fatta di forme di vita piccolissime immerse nel gelo del mare.

Dovremmo tutti fare esperienza della nostra piccolezza prima di giudicare chiunque. Aprirci al mondo, capire invece che chiuderci nelle roccaforti dei nostri pregiudizi. La fiducia che si costruisce se si inizia da piccoli. A cui bisogna accompagnare questo vecchio mondo ferito, facendo fatica ma senza arrendersi.

Una nuova cultura che definisca una nuova società offre la possibilità di cui abbiamo bisogno. Nutrirsi di competizione, paura, desiderio di superiorità, passione per gli oggetti, terrore di vedersi privati di qualcosa per colpa degli altri, sono gli ingredienti con cui stiamo nutrendo l’odio. Dovremmo sforzarci tutti di fare altro. Siamo noi professionisti psicologi e non solo, tra i primi che hanno la fortuna e la responsabilità di lavorare nel piccolo, il primo passo da cui parte ogni rivoluzione. Nostro il dovere di contribuire come possibile a creare un posto dove sia possibile accettare se stessi, sentirsi ricchi della diversità di cui l’umanità è piena, trovare soluzioni dove sia possibile vincere da entrambe le parti, vivere nel mondo respirandone la bellezza, raccontare nuove favole che possano cullare questa umanità ferita. La parola odio resiste ma anche noi non ci arrendiamo alle nostre paure.

 

Pollicino: Noi tutti, in questa Umanità terrorizzata

L’Orco : La paura che si trasforma in Odio

L’arma segreta : Un nuovo ascolto, una nuova cultura ricca di diversità, capace di essere umana

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