Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Quel dolce allontanarsi un po’ – ovvero ODE ALLA PAUSA ESTIVA –

La migliore condizione di lavoro, è la vacanza.
Jean-Marie Gourio

clock-650753_1920.jpgE’ arrivato. Puntuale anche quest’anno. COSA? Quel momento dell’anno in cui ci si allontana un poco. Si spegne il telefono per buona parte del giorno, si legge di più, si ascolta quanto non ci si è raccontato per buona parte dell’Inverno passato, pieno di cose da fare, impegni da rispettare, orologi che correvano. Per lo più si suda. Anche se qualcuno ama anche viverla con temperature più miti. La chiamano Estate.E mi piace.

La PAUSA estiva merita di essere festeggiata, curata, mantenuta viva. E’ bella proprio perchè circoscritta, una vita in vacanza non meriterebbe l’attenzione e la passione che ci mettiamo a riempire e amare quel periodo limitato. Perchè, che sia un mese o cinque giorni, la pausa assume un valore inspiegabile, porta con se il magico delle aspettative migliori, con la certezza di non poterle mai realizzare tutte.  Il “quando andrò in ferie…” che solitamente assume la forma di una lista a un centinaio di voci, nasce come bisogno di pensare che ci occuperemo di tutte le incombenze, che ci dedicheremo a tutti i nostri desideri, pur sapendo, giù nel profondo, che realizzeremo solo alcune di quelle voci della lista e che in fondo va bene così, possiamo perdonarci, d’altronde dobbiamo già tornare al lavoro. Sappiamo, più o meno consapevolmente, che grazie a quel senso di possibilità ci rinvigoriamo, almeno quanto basta per sopportare le ultime settimane di lavoro.

La Pausa Estiva porta con sé aspetti diversi e tutti fondamentali.

POSSIAMO VIAGGIARE – Non necessariamente con costosi biglietti. Anche se un viaggio vero ha sempre il suo travolgente fascino. Un viaggio ci permette di rendere relativo tanto di quello che viviamo ogni giorno. Ci porta a conoscere un mondo nuovo, a immaginarci dentro quella cornice, a chiederci cose sugli altri, empatizzare sul bello come sul brutto di un posto, arriviamo a farci domande nuove, imparare persino qualcosa. Da un viaggio si torna sempre rinnovati in una qualche misura. Nelle tasche, avremo sempre qualcosa che prima non immaginavamo neanche avrebbe fatto parte della nostra vita. Un insegnamento, una emozione, un volto. Se non possiamo permetterci costosi biglietti, residence eleganti e viaggi oltreoceano, possiamo altalenarci a trovare l’altrove anche sul nostro balcone o terrazzino o con in piedi nudi puntati sulla poltrona. Il viaggio è una condizione interiore. Esiste quello fisico, che ci allontana per catapultarci in una realtà nuova, da scoprire, che ci farà tornare con buoni ricordi e qualche conoscenza in più, e poi abbiamo il viaggio mentale, interiore. Avviene lasciandosi trasportare da un racconto, da un libro capace di coinvolgerci, da quella distanza che riusciamo a mettere tra noi e il mondo anche solo restando ad ammirare le nuvole sulla nostra testa ( ok, se proprio non avete modo di muovervi e non amate le finestre, provare a cercare una ragnatela, una macchia di muffa, possono raccontarci storie e allontanarci un poco dalle nostre beghe anche loro!).

POSSIAMO ALLONTANARCI DAL “TUTTIGIORNI”Che amiate il vostro lavoro, se siete fortunati come me, o non lo amiate per niente, mi spiace,  in ogni caso ci sono momenti in cui  per continuare ad apprezzarlo/sopportarlo, dobbiamo allontanarci dal posto che occupa nelle nostre giornate. Ma non è solo dal lavoro che dobbiamo andar via. E’ l’immagine di noi così come siamo tutti i santi giorni della nostra vita che ha bisogno di aria. Portatela a prendere una boccata di ossigeno fuori. Il genitore amoroso si goda una passeggiata in campagna da solo, l’amante che non riesce a stare senza la sua coppia, provi ad assaggiare una piccola distanza, il pittore posi i pennelli un attimo. Abbiamo bisogno di una distanza da quello che è la nostra vita per rendere più grandi le emozioni buone e più piccole le cose, di cui spesso crediamo di avere bisogno. Al ritorno, fosse anche da una breve uscita di un giorno, figli, amanti, genitori, animali, pennelli, compiti da fare risulteranno ancor più piacevoli. Allontanarsi è darsi la possibilità di scegliere di tornare.

POSSIAMO ANNOIARCI- Siamo talmente di fretta sempre che qualche giorno senza far niente, annoiandoci anche, non potrà farci che bene. Sappiamo il valore della NOIA? La noia partorisce spesso nuove idee, fa spazio per qualcosa che prima non potevamo pensare di vedere, ci permette una nuova creatività. Cancelliamo gli impegni, fermiamoci, respiriamo e godiamoci una possibilità di noia leggera, un solletico alla nostra capacità di inventare. Scopriamo quanto possiamo trovare dentro una sana piccola noia! E se volete saperne di più, magari non vi ho affatto convinti, ne parlavo meglio in questo articolo di qualche tempo fa: La noia non è poi così noiosa! ( Pollicino, 2013).

POSSIAMO PRENDERCI UNA PAUSA DA NOI STESSI – Se è vero che “a volte allontanarsi è l’unico modo di essere lì per qualcuno”, lo scriveva il cantante Wesley Eisold, lo stesso discorso vale anche per noi stessi. Ingabbiati in orari, impegni, scadenze rischiamo di perderci, di diventare il nostro impegno, le nostre competenze, il nostro successo. Siamo molto di più. Allontanarci da noi stessi diventa una esigenza, quel noi stessi costruito anche per necessità, quello che risponde in maniera efficiente ed efficace alle richieste del capoufficio, di chi si ama, del cane, della mamma. Quel noi stessi che si è costruito un vivere che anche gli piace, ma che a non prendere mai le distanze, stringe ai fianchi e lascia dei segni spiacevoli. Anche il migliore dei paesaggi, ammesso che possiate goderne ogni giorno, arriva il giorno che non dica più niente di importante. Allontaniamoci, lasciamo la scarpa lucida e la camicia stirata nell’armadio, indossiamo altre possibilità e prendiamoci una pausa da quello che siamo.

vacanze2016

E ora fatte le valigie e partite. Al vostro ritorno Pollicino sarà qui ad aspettarvi!

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2 commenti su “Quel dolce allontanarsi un po’ – ovvero ODE ALLA PAUSA ESTIVA –

  1. davide
    14 agosto 2016

    Cara Marzia,
    leggo spesso e volentieri i tuoi post ricchi di spunti di riflessione. Questa volta fatico a condividere il tuo pensiero. Non so dove mi porterà questo percorso ma sto lottando proprio per non dovermi più prendere delle pause.
    Vivere nell’attesa di qualcosa, che sia il fine settimana o le vacanze mi sta troppo stretto e l’ho fatto per tanti anni.
    Mi sento di suggerire io uno spunto di riflessione questa volta: perchè non provare a vivere diversamente quel quotidiano evidentemente cambiandolo se necessario, quel presente dal quale sentiamo (la tentazione è forte anche per me!) di doverci staccare ogni tanto. Quel “ogni tanto” è troppo poco per accontentarmi, pretendo qualcosa di più dal trascorrere del mio tempo. Dal mio presente, che considero più prezioso sia del futuro che del passato. Forse non ci riuscirò, ma ne sono convinto e ci proverò con tutte le mie energie!
    In ogni caso, buona pausa!
    Davide

    • Dott.ssa Marzia Cikada
      16 agosto 2016

      Sai Davide, le distanze necessarie sono sempre diverse da storia a storia. A volte basta cambiare una virgola in qualche frase e il discorso prende un nuovo respiro, a volte bisogna voltare pagina e scrivere una storia tutta nuova. Condivido il tuo pensiero, il presente è il più prezioso dono che abbiamo, ascoltalo e seguiti. Quale sarà il risultato sarà quello giusto. Buon cambiamento quindi. Marzia e Pollicino

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