Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Julieta (2016)

La capacità umana di provare senso di colpa è tale che le persone riescono sempre trovare il modo di incolpare se stesse.
Stephen Hawking

Julieta_poster_goldposter_com_3.jpgL’ultimo film di Pedro Almodóvar “Julieta” è la lunga storia di una colpa, a cui si uniscono altre colpe finché tutte queste colpe creano una sorta di muro spesso che tiene fuori ogni relazione, ogni possibile emozione, ogni persona.

Il film nasce dalla letteratura, da tre racconti della scrittrice, premio Nobel,  Alice Munro uniti insieme per l’occasione. Le attrici Emma Suárez e Adriana Ugarte, impersonano nelle diverse fasi della sua vita la protagonista. L’una piena di vitalità, l’altra spenta e senza energie.

La trama è incentrata sulla storia di Julieta, donna matura che decide di lasciare la Spagna e la sua Madrid, per seguire il suo compagno Lorenzo in Portogallo. Di colpo, un incontro casuale con una vecchia amica della figlia la riporta a rivivere tutta la sua storia e a decidere di troncare qualunque possibile futuro che non sia chiuso in quel passato doloroso che le ha negato il sorriso. Quindi lascia Lorenzo e torna nella casa dove aveva vissuta gli ultimi anni con sua figlia, prima che questa scappasse lontana, anche lei dietro al suo muro, dodici anni prima.Scrive la sua storia, cammina per quelle vie che l’hanno vista sperduta in passato, si convince di non poter fare altrimenti.

Tutto è iniziato il giorno in cui ha incontrato l’uomo che ha amato, Xoan, e con cui ha concepito sua figlia Antìa. Il loro stesso amore è nato marchiato dal senso di colpa, quello di Julieta che nello stesso giorno ha visto uccidersi un uomo, un suicida che aveva provato, senza successo a parlare con lei. L’amore tra i due nasce subito dopo, sporco della colpa. Ma Julieta è una donna che non sa perdonare, non riesce a capire l’umana debolezza e non è in grado di convivere con l’imperfetto. Non riesce per sé stesso come non riesce con chi è intorno a lei. Non accetta che il padre si innamori di una giovane donna, nonostante abbia fatto del suo meglio per la moglie malata e non gli perdona il suo desiderio di vita neppure quando la madre sarà morta. In fondo, era la devozione del padre che le permetteva di restare lontana da sua madre e dalla sua malattia e scoprire il suo sentimento per la giovane donna, arrivata per dare una mano in casa, la porta a negare ogni affetto a quell’uomo che si concede il perdono e la libertà.

Il suo rapporto con Xoan e con sua figlia è quello di una famiglia serena, fino a quando, dopo un litigio lui va a pescare e il mare lo uccide. Julieta allora resterà ancorata alla colpa, si sentirà di averlo ucciso e diventa lontana alla vita, curata dalla figlia adolescente che si prende cura di lei, a ruoli invertiti. Ma Antìa come la madre, porta il suo lutto con sé e nutre la sua colpa come a non poterne fare a meno e un  giorno, complice la tana offerta dalla religione ( e da una sorte di setta), si allontana per sempre da quella relazione madre-figlia, rinnegando i sentimenti per chi ama, colpevole  persino del suo orientamento sessuale e del suo amore per l’amica Beatriz, imperdonabile anch’esso perchè nato proprio mentre il padre moriva.

Due donne al confine della vita che ripensano in continuo a quanto è già accaduto e rivivono ogni giorno la loro colpa, essere sopravvissute. Una deciderà di punirsi rinunciando all’uomo che ha incontrato, l’altra si nasconde al mondo e va a vivere lontana.  Nessuna delle due vive il presente, fino a che non vengono costrette a uscire dal loro mausoleo di dolore e colpa. Per Julieta sarà l’amore di Lorenzo, che non si arrende alla sua perdita, a riportarla tra i vivi, facendole decidere di affrontare il suo passato e accogliendo un diverso presente, per Antìa sarà un nuovo lutto ( dopo quello del padre, quello di un figlio) ad illuminare il passato di comprensione e a richiamare la madre a sé, seppure non sappiamo come e per quanto.

Insomma, un film, non troppo riuscito, che ci racconta fino a che punto possiamo ferire la nostra vita se non ascoltiamo il nostro star male e se non gli diamo un nome, se non perdoniamo le nostre mancanze e non ci apriamo all’accettazione degli altri senza aspettarci da loro la perfezione. Un’opera fragile, triste, che si illumina solo per la partecipazione austera fino al sorriso di una grintosa Rossy de Palma, interprete della domestica della prima moglie di Xoan, donna che investe Julieta di oscuri presagi e di sguardi carichi di giudizio.

Da psicologa? Ho pensato mille volte che se qualcuno glielo avesse suggerito o se ci avessero provato, una psicoterapia avrebbe forse salvato le due donne da tanta solitudine e da una lunga punizione auto inflitta .

 

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Un commento su “Julieta (2016)

  1. wwayne
    2 agosto 2016

    Rieccomi! Anch’io ho recensito Julieta: https://wwayne.wordpress.com/2016/08/02/un-film-che-ti-entra-dentro/. Le mie considerazioni ti trovano d’accordo?

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Questa voce è stata pubblicata il 15 luglio 2016 da in Psico-Cinema con tag , , , , , , , , .
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