Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Come Ti Intervisto un Pollicino: Erika Zerbini, Professione Mamma

Con chi parliamo oggi? Si chiama Erika Zerbini, donna, mamma e autrice di diversi libri (“Questione di biglie” – “Nato vivo” – “Professione: MAMMA”) che  parlano della sua esperienza della maternità,Copertina Libro.jpg non solo quella tonda, vissuta giorno per giorno con i suoi figli, ma anche di quella interrotta, che spesso non sappiamo con che parole chiamare, che spesso non viene vista per quello che è, un dolore, un lutto, un essere mamma e un essere papà di cui però sembra impossibile parlare perchè “Non c’è spazio per il dolore, se a morire è un figlio ancora non nato” ( le parole sono di Erika dall’articolo che trovate riportate in fondo). Erika sta cercando di permettere che se ne parli e di facilitare la creazione di uno spazio adatto ad accogliere altre storie come la sua, insieme a lei alcuni professionisti in Italia, psicologi perinatali in primis, che sanno il peso e l’importanza di uno spazio per affrontare questo tabù. Dalla sua esperienza è nato Professione Mamma, uno spazio per “confrontarsi e confortarsi”.

Una premessa. Questa non è proprio una intervista pollicina con 5 domande ma un racconto, corto corto che ci porta in un posto speciale, dolorosamente speciale. Ho conosciuto Erika da un suo commento privato a questo Blog, che ora sorridente la ospita. In quel commento non si chiedeva nulla, solo mi parlava un poco della sua storia. Da quelle parole, ho visto Erika in controluce, ne ho sentita la voglia di non far sentire sole altre donne, altri uomini, altre famiglie nella stessa situazione, la morte di un figlio il cui cuore non regge a questo mondo. La sua storia e la delicatezza con cui porta a riflettere su un tema così delicato, hanno portato questo Blog a chiedere a Erika di raccontarsi anche per i lettori di Pollicino. E lei lo ha fatto così, con un solo fiato.


Le parole di Erika

Fino ad oggi di Pollicino conoscevo solo l’arguzia di lasciare molliche di pane dietro di sé, per ritrovare la strada di casa, non sapevo quanto il suo istinto di sopravvivenza, e di protezione verso i suoi fratelli, fosse costato alle povere figlie dell’Orco. In qualche modo anche io ho trovato strategie di sopravvivenza, come ha fatto Pollicino… ma più che somigliare a lui, per molto tempo, mi sono sentita una Alice nel Paese delle Meraviglie (che meraviglioso non era)… sono caduta in un buco profondo e buio il giorno in cui il monitor dell’ecografo ha restituito una figura deformata di quel che restava di mia figlia. Non ho lasciato il tempo alla ginecologa di pronunciare le parole di rito, anticipando con una domanda: “Il battito non c’è, vero?

Non c’era.

Eravamo a 21 settimane di gestazione e non ci restava che metterla al mondo, per lasciarla andare.

È stato allora che ho partorito per davvero! E sì che ero già due volte mamma… È stata la mia prima volta in una sala parto vera, il viso dolce dell’ostetrica che spuntava fra le mie ginocchia, mio marito che non ha mai lasciato la mia mano e mia figlia… lei l’ho proprio fatta io, insieme a suo papà.

Quel Paese delle Meraviglie in cui mi sono trovata, era popolato di strani personaggi, come il Cappellaio Matto con le sue domande strampalate: Come faccio a sentirmi la madre di una bambina che definiscono ‘prodotto abortivo’?; come fa a non essere nata una figlia che ho partorito?; come fa a morire la vita mentre sta crescendo per venire al mondo?

Poi la Regina di Cuori! Lei era sempre alla ricerca di una testa da tagliare: datemi un figlio vivo o vi taglio la testa!

Senza dimenticare il Bianconiglio: col suo orologio in mano a far segno che era tardi. Era tardi per tutto! Tardi per tornare indietro, per cercare di rimediare, tardi per far finta che fossimo ancora quelli di prima, tardi per non soffrire, tardi per evitare di essere la mamma di una bambina morta.

Non so come, eppure sono riuscita a passare dalla piccola porticina: ho trovato il barattolo su cui non c’era scritto veleno e ho ingurgitato senza troppe domande. Varcata la soglia mi pareva di stare meglio e abbiamo deciso di riprendere da dove avevamo lasciato: stavamo là a cercare di avere un bambino e da quel punto abbiamo ricominciato.

Ancora un ecografo, ancora un’immagine sgranata, lontana da ciò che mi aspettavo e un altro tonfo giù per quel buco buio, fino al Paese popolato di gente strana.

C’è voluto molto più che un intruglio su cui non ci fosse scritto veleno… E’ stato necessario sciogliere gli indovinelli del Cappellaio Matto, ammettere che la Regina di Cuori ero proprio io, vestita con tutta la rabbia del mondo e il Bianconiglio, ancora io, vestita con tutta la fretta necessaria a cancellare la vergogna di non sapere dare la vita

Ero diventata mamma di due bambine, nate in una sala operatoria, mentre mani estranee rimestavano il mio corpo e ho imparato a riconoscerle solo col tempo, che quello strappo nella pancia mi aveva tolto la certezza che fossero le mie figlie per davvero. Il senso di appartenenza non è rimasto nella cucitura: l’abbiamo costruito un po’ per volta. Poi sono diventata mamma di due figlie che non ho mai abbracciato, ma sono uscite da me, mentre loro padre mi aiutava a darle al mondo. Le abbiamo dovute lasciare andare, eppure quel senso di appartenenza è stato l’intruglio fondamentale per uscire fuori dal buco: potevo essere la madre di due figlie morte? Sì, potevo. Nulla di più difficile, fino ad allora, in vita mia, ma possibile.

Rincasata dal Paese delle Meraviglie, sapevo di avere compiuto un lungo viaggio, impegnativo, spaventoso, ma coinvolgente e gratificante. Sì, lo so bene, non a tutti è dato di essere genitore di ogni figlio che desidera. A me era stato possibile e provavo soddisfazione.

Con questo spirito ci siamo lanciati in un altro salto nel vuoto e siamo diventati genitori ancora una volta.

Adesso è là: questa volta non sono precipitata in nessun buco.

Pollicino ringrazia Erika e chi nel tempo che viene sarà capace di trasformare queste storie in un abbraccio per tutte le donne, le coppie, le famiglie che si troveranno a vivere esperienze simili. Per una Alice che nel suo paese senza meraviglia non sia sola mentre cerca di trovare un sorriso.

Per saperne di piùPer chi volesse conoscere,seguire, leggere le tante altre parole di Erika, può trovarla online.

Indicazione per acquistare i suoi libri le trovate direttamente cliccando qui.

Sito: http://professionemamma.net/

Pagina Facebook: http://professionemamma.net/

Un articolo dove si parla di Maternità Interrotta sul Corriere

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