Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Sacro e Profano – Trasformare la Psicologia per Comunicarla

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.
Zygmunt Bauman

 

comuniQuanto sappiamo parlare di psicologia? Noi. Proprio noi psicologi in primis? Purtroppo spesso, preparatissimi nei contenuti, ci perdiamo nella scelta dello strumento. E lo strumento è comunicazione ( e qui non posso non andare con la mente a  Marshall Mc Luhan). Mi chiedo quindi, noi psicologi come comunichiamo? Nel far conoscere il nostro lavoro, nel promuoverci, nel cercare il nostro posto nella comunità, quali sono le parole che usiamo e da quale strumento le facciamo uscire?

Se scrivere è un modo molto utilizzato, il dove scrivere è un altro elemento importante. Nel mio Blog? In un giornale? In un gruppo online? Per una rivista e di che tipo? Specializzata o per tutti? E sono in grado di condividere uno spazio con altri professionisti? Ecco, che le domande, sono tante e tutte hanno un importante ricaduta sul messaggio che veicoliamo. E ancora, che linguaggio siamo in grado di utilizzare? Da addetti ai lavori o anche mia mamma ( non ne abbia) avrebbe modo di capire quello che scrivo senza sentirsi per questa un po’ patologica?


Il senso del Sacro e la Distanza dal mondo della Psicologia.

Un velo di sacralità ricopre spesso i dibattiti e le parole degli psicologi, finendo con il rilegare la psicologia in un angolo poco frequentato dal mondo. Non accorgendosi della pur immensa conoscenza che si nasconde in quell’angolo, molte persone finiscono con il chiedere aiuto o con l’affidarsi a sedicenti professionisti, a persone meno preparate o peggio ad abusivi di professione. Il senso del non comunicabile, pur necessario per non svendere la professione, per non giocare a essere “tutti un po’ psicologi”, finisce con il diventare una gabbia da dove molti finiscono per non uscire. Studi pieni di competenze che prendono polvere, senza neppure il cuore di aprirgli una finestra. In un mondo dove comunicare in maniera visibile ( anche con gli eccessi che ne conseguono) è una regola spietata, questa chiusura della categoria a farsi vedere, a pronunciare il suo nome, rende un buon servizio alla Psicologia ? Aver lasciata la Psicologia fuori dai discorsi, se non per bocca di chi poi di psicologia ne conosceva e ne conosce solo versioni sbocconcellate da manuali “fai da te” non sta rischiando di togliere allo psicologo un ruolo che sarebbe invece, naturalmente, suo? Quello di professionista esperto capace di accompagnare la vita dell’individuo in ogni sua fase, in moltissimi campi diversi, attento osservatore e facilitatore del cambiamento e scientifico  conoscitore delle nature umane.


PERCHE’ PARLARE DI PSICOLOGIA OGGI? La psicologia è ovunque. Noi che la conosciamo per averla studiata, per studiarla quotidianamente, sappiamo bene come in ogni livello della nostra vita ci sono aspetti che hanno a che fare con la nostra professione e per ognuno di loro esiste una specifica preparazione, ricordiamo sempre l’articolo 5 del nostro Codice Deontologico, non siamo tuttologi, ma per ognuno di quella speciale attenzione abbiamo un collega, un professionista che ha studiato, messo passione e investito per fare il suo lavoro. Eppure, benchè si conosca il beneficio che la società potrebbe trarre dalla nostra presenza sul campo, spesso non ci occupiamo di prendere il nostro posto. Siamo troppo presi da altro, persino lamentarci perchè proliferano figure sembrerebbe esserci più congeniale che comunicare al mondo che ci siamo. E quindi, come è normale accada, altre figure finiscono con l’entrare laddove noi, per somma delicatezza e supposto rispetto del nostro mandato superiore, abbiamo deciso di non entrare.

Invece la Psicologia va tradotta, passandola da tema per addetti ai lavori a materia viva del quotidiano.

comunicarepsicologia

Barriera a diventare attuali è il timore che, comunicando fuori dagli studi, si sminuisca il valore della Psicologia. La scarsa abitudine a fare rete, conoscere, mischiare competenze diverse con le proprie di psicologi fa il resto. Quindi se da una parte ci sono professionisti capacissimi, questi non riescono a raggiungere il loro obiettivo lavorativo, perchè semplicemente non è stato comunicato per le giuste vie, non c’è stato un salto dalla poltrona al mondo. A chi vive lì fuori nel mondo, capita che  neppure sia chiaro cosa significhi fare lo psicologo, perchè non gli è stato dovutamente comunicato. E non sono pochi i pregiudizi che accompagnano molti di loro quando si siedono sulla poltrona di fronte a me. Chi dello psicologo vorrebbe fare il lavoro senza averne i titoli è invece pronto e con lo slogan in tasca ” Vieni da me che è facile e utile, lascia stare quanto sarebbe complicato, costoso e poi…non sei mica così grave!”

Urge quindi una rivoluzione che permetta allo psicologo di comunicare e comunicarsi anche semplicemente e godendo dei possibili mutevoli e notevoli strumenti a disposizione. Non sarebbe male si investisse in formazione, già nei corsi di laurea, su come parlare in pubblico, su come essere compresi, sul come raccontare storie e usare la creatività usando mezzi in grado di far conoscere la psicologia. La scienza psicologica, deve essere comunicata al pubblico, le persone devono scoprirne il valore e non temerne l’irraggiungibile intoccabilità.

COME ESSERE PROFANI CON GARBO e CORRETTEZZA? Prima di tutto non dimentichiamo che abbiamo la nostra etica professionale in tasca, sappiamo come difendere il decoro e la professionalità del nostro essere psicologi. Detto questo il problema rimane il mezzo. Ma siamo sicuri che non ve ne siano già a sufficienza per iniziare a rinfrescare il nostro modo di parlare? E’ possibile condividere la cultura psicologica, farla crescere in maniera attuale? Certamente. Molti colleghi lo fanno giornalmente, in tutto il Mondo ma fossimo tanti la nostra affidabilità sarebbe più chiara agli occhi di chi ci osserva. Ma ci vogliono molte voci per rendere il coro sicuro e non basta il virtuosismo di un bell’assolo.

Qualche esempio viene riportato di seguito.

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FUMETTO.

Su questo tema mi viene in favore il lavoro della collega del Regno Unito Philippa Perry psicoterapeuta con una laurea in arte. Importa? Tantissimo. Come mai ve lo spiego subito. L’arte ci ricorda il miracolo della creatività  e questa collega si è concessa il lusso che molti colleghi non riescono, non è una psicologa ad una sola dimensione. A suo nome troviamo fumetti e video. E tutti parlano di Psicologia.  “La Coscienza di James” ( titolo originale “Couch Fiction”) edito nel 2010 è il racconto di una terapia a fumetti. I testi sono della Perry e il tratto di Junko Graat. La storia nasce dal primo incontro tra terapeuta e cliente fino alla conclusione della terapia. Centrato sull’interruzione del contatto, su come evitiamo di essere pienamente con gli altri e con noi stessi, si presta ad essere una storia completa ( con notazioni in calce della stessa Perry dove passaggi e motivazioni vengono spiegate semplicemente ma seriamente) di un buon incontro tra la professionista e una persona che cerca aiuto.

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VIDEO.

Sempre la Perry è la protagonista di una serie di video godibilissimi e ben fatti dove a lei, in carne ed ossa, vengono posti quesiti tra i più diversi. La serie viene proposta in italiano (sottotitolata)  dall’Internazionale con il nome “Pronto, puoi aiutarmi?” e anche in questo caso la fatica di temi non facilissimi viene sporcata in maniera egregia dalle piacevoli animazioni di sfondo, che rendono il tutto più comprensibile senza sacrificare la serietà dei pareri che vengono rilasciati. Ci sono poi esempi molti chiari di come parlare con le persone che ci può offrire le piattaforma TED, basta cercare alla voce “psicologia” e saranno molti i video che appariranno dove un professionista parla di argomenti diversi ma in modo immediato e professionale (con spesso il giusto livello di sorrisi).

oppEVENTI

Solo qualche giorno fa, il 27/02/2016, si è tenuto a Torino un Festival Musicale, il “Reload” dove sono stati moltissimi i ragazzi accorsi dai 13/14 in su. L’Ordine degli Psicologi del Piemonte ci è andato, prendendo posto tra i giovani con una postazione, un gioco interattivo e sessuologi preparati a rispondere alle domande che, spontaneamente, i ragazzi avevano la possibilità di fare, prima, dopo o durante il gioco. Nessuna lezione, solo semplice e sorridente presenza di professionisti divertiti e divertenti capaci di far giocare mentre facevano prevenzione su buone abitudini, informazione sul sesso. Questo ci insegna che prendere parte attiva negli eventi è un modo per avvicinare le persone all’idea che lo psicologo è la figura giusta a cui ricorrere in molti casi e che non esiste una siderale distanza tra loro e un collega.

Le persone non hanno bisogno di qualcuno che sentono lontano. Rispetto e distanza non sono affatto sinonimi.

Usare gli approcci e gli strumenti sempre innovativi della comunicazione permette di avvicinare i mondi, facendo in modo che la Psicologia possa diventare una compagna di vita quotidiana e non pensiero a cui ricorrere quando si ha bisogno di un professionista che sia “l’ ultima spiaggia” dopo alternative mal riuscite. Io ci credo, sta alla mia categoria accogliere la sfida di tradursi in comunicazione attiva nel mondo.

 

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