Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Non siamo Pomodori. Psicologia e Soluzioni distratte

Mi piacciono le persone distratte, è un segno che hanno delle idee e che sono buone: i malvagi e gli sciocchi hanno sempre presenza di spirito.

Charles Joseph de Ligne

tomatoAttenzione. Concentrazione.

Siamo in un mondo dove raramente ci si può permettere di non “stare sul pezzo” . Sembrerebbe che ci sia la necessità primaria di questi tempi di essere attenti, sempre pronti, orecchie dritte e sensi acuti.

Sul lavoro, dove non ci sono treni che si possano perdere, nessuna variabile deve essere trascurata e gli obiettivi da raggiungere lo devono essere nel più breve tempo possibile. In famiglia, dove impegni e attività riempiono l’agenda e l’elenco  delle qualità del buon padre, madre, zio, fratello, nonna sembra allungarsi giorno dopo giorno. In coppia, dove non si deve mai abbassare la guardia, pena il perdere l’amore, o quanto meno, discutere a lungo.

Viviamo in un mondo che richiede una presenza continua, attenta, senza esclusione di colpi. Mi ricordo del film, Pulp Fiction (1994) quando la protagonista femminile, Mia, al secolo Uma Thurman, racconta una barzelletta.

  Tre pomodori camminano per la strada. Papà pomodoro, mamma pomodoro e il pomodorino. Il pomodorino cammina con aria svagata e papà pomodoro allora si arrabbia e va da lui, lo schiaccia e dice: «Fai il concentrato!».

Il mondo se la prende con noi  se non facciamo attenzione e trova, volenti o nolenti,il modo di farci concentrare. Ma noi, non siamo pomodori e questa barzelletta, letta al ritmo delle richieste di questo nostro secolo, sembra una amaro aneddoto più che un piccolo intrattenimento.

Non possiamo distrarci. Il mondo non ce lo perdonerebbe.

Questa è sempre la verità? Nessun distacco, nessun allontanamento dagli obiettivi, nessuna pensabile separazione dall’attenzione?

Sembrerebbe che la distrazione possa “ucciderci”. Di distrazione muore la coppia che  che non fa attenzione, la qualità sul lavoro ci rimette notevolmente, il tempo che abbiamo, in quantità così limitata, viene sperperato.

Eppure, davvero pensiamo che il solo modo di ottenere il massimo sia non perdersi dietro ad un pensiero, anche una qualunque? Potremmo giurarlo che il nostro solo obiettivo sia il risultato?

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Primo. Dove scopriamo che essere distratti non distrae.

Il nostro cervello  è più furbo di quanto crediamo. Ce lo dice uno studio degli Stati Uniti, presentato nella rivista  Social Cognitive and Affective Neuroscience.  In termini riassuntivi quello che possiamo dire è proprio questo: se si vuole raggiungere una soluzione positiva ai propri problemi, è possibile distrarsi da questi per avere una soluzione! la ricerca è stata portata avanti dal dott. David J. Creswell ed suoi collaboratori dell’Health and Human Performance Laboratory (Carnegie Mellon University – CMU) che sono arrivati a scrivere che la Distrazione è una cosa buona! Nella loro ricerca  il campione , una trentina di adulti, prima hanno verificato la loro attività cerebrale mentre decidevano (risonanza magnetica), poi gli sono stati posti dei problemi e delle decisioni da prendere. Prima dovevano risolvere un problema matematico (memorizzare delle sequenze di numeri). Questo compito doveva distrarli.

La nostra attenzione si focalizza quando la lasciamo andare. Nei minuti in cui stacchiamo la nostra concentrazione, spostiamo il nostro cervello su un altro pensiero/compito ecco che il livello di ansia scende e possiamo creare una soluzione o tornare a concentrarci. Durante la distrazione, il cervello comunque elaborava soluzioni al problema posto, anzi, sembrerebbe elaborarli  meglio. Il nostro cervello ( corteccia visiva e prefrontale in particolare) sa decidere anche mentre è preso da altre attività, anche in maniera inconsapevole.

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Secondo. Curare la qualità della nostra distrazione.

La distrazione ci parla di noi. Prendiamo i bambini. Spesso la loro distrazione ( non segue, non sta attento il giusto etc) è dovuta alla modalità con cui si ritiene di dover impartire le lezioni e all’idea ,tutta adulta, di cosa significhi comportamento congruo e corretto. Cambiando il modo di insegnare molti bambini scoprono di voler imparare. La loro distrazione era un segnale di una difficoltà dell’insegnante. Ed era un segnale sano che qualcosa non stava funzionando.

La Distrazione è una difesa. E non solo dalle lezioni che non si vogliono seguire ma anche dai troppi pensieri e impegni che riempiono le giornate e le agende. Durante le situazioni che non ci piacciono, poi, saremmo perduti senza la possibilità di distrarci. Una riunione a cui non possiamo sottrarci la possiamo salvare andando “altrove”. Una discussione che non ci piace ci porta a pensare ad altro. Ci sono momenti in cui allontanarsi di poco può essere una soluzione ottimale. Per poi agire più lucidamente.

La Distrazione è anche un segnale delle nostre sensazioni. Ci permette di capire di che stato d’animo siamo. Se siamo tristi, per esempio o demotivati. Se nulla di quanto accade ci sta tenendo attivi, questo può avere diversi significati. Chiederci cosa la nostra distrazione ci porta è un buon inizio. Interroghiamola dolcemente. Dove sto andando? Perchè non voglio stare qui? Immaginiamo, intuiamo il nostro spazio distratto e restiamoci il tempo che serve. Non un secondo di più. Potrebbe essere un buon esercizio per capirci e capire meglio molto di quello che compete alla nostra vita.

La Distrazione ha a che fare con la nostra energia mentale, quella che risponde alla domanda: “quanto puoi essere concentrato su un compito?” In una società che spinge al multitasking continuo, sebbene se ne conoscano gli aspetti negativi, ci viene richiesto di abusare della nostra energia mentale, specie in ambito lavorativo. Come scrive Leonhard Widrich nell’articolo “The Origin of the 8 Hour Work Day and Why we should Rethink It”(t.d.a.”L’origine della giornata lavorativa di 8 ore e perchèmulti dovremmo cambiarla”) la nostra capacità di concentrazione funziona per cicli e possiamo pretendere dalla nostra concentrazione di lavorare un 90-120 minuti, necessitando poi di una buona pausa. Potremmo quindi dire  che la nostra distrazione, in determinate condizioni, sia una naturale conseguenza e non sia poi un male accettarla. Tornati da questa pausa senza compiti, possiamo riprendere il focus della situazione ed essere nuovamente e, meglio, produttivi.

Quindi fatti non fummo per esser pomodori. Almeno non sempre. Non demonizziamo la distrazione, che può stuzzicare la nostra creatività, dare respiro al nostro cervello e dirci di noi quello che potremmo perdere se non le dessimo il giusto spazio.

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