Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Non parliamo solo di Felicità, per favore! Psicologia e ricette troppo facili

Non c’è mica solo la felicità nella vita, c’è la vita!

Daniel Pennac  “Il Signor Malaussène”

1.jpgLa felicità è una bella parola. Brilla, illumina ma oscura anche molto di quanto resta coperto dalla sua ombra lunga. Per altro, come tutte le belle cose, va curata, tenuta da conto, spolverata e non messa per troppo tempo al sole, altrimenti finisce con lo sbiadire. Ecco, spesso ho la sensazione che si finisca con il creare degli infelici parlando troppo a lungo di felicità.

Liste, ricette, cose da fare, cose da non fare per essere felici sono presenti in libri, giornali, manuali, servizi tv e online. Sembra che la felicità sia una creatura cui dare la caccia e  che per farlo sia necessario avere delle armi specifiche, che vengono segnalate in tal post o in tal altro. Lo so bene, perché l’ho fatto anche io.  Eppure mi rendo conto, che tutta questa attenzione sulla felicità, finisce da una parte a depauperarla del suo più prezioso significato, della sua brillantezza naturale, dall’altra ci porta a provare verso questo stato una qualche pur naturale antipatia.  Come accade a volte per certe star della musica o dello schermo, a forza di sentirne parlare si comincia a provare una qualche spiacevole sensazione, una invidia, un bruciore di stomaco che sarebbe bene evitare.

E’ anche alla base di studi e ricerche comprendere se sia poi di per sé un buon salvagente essere felici. I risultati sul tema, non sempre sono quelli pensati. Se un determinato atteggiamento (positivo e attivo) è possibile che aiuti ad agire in una certa direzione, una ricerca presentata sul The Lancet (dicembre 2015) mostra che non è la felicità in sé a far stare meglio. Nella ricerca portata ad esempio, si è potuto definire ( su un campione di più di 700.000 donne britanniche) che nel lungo periodo (qui parliamo di 10 anni) , se sono presenti condizioni di salute simili, essere felici  o tristi non fa molta differenza.

LA FELICITA’ NON E’ UNA STRADA FACILE

Perchè? Perchè parafrasando un po’ il Don Abbondio del Manzoni, la felicità “uno, se non ce l’ha, mica se la può dare”. Che poi non è proprio così. Diciamo che tra il voler essere felici e l’esserlo in mezzo ci sono prove da superare e numerosi motivi di fatica. E a sventolare la felicità come se fosse un piatto facile da preparare, tipo in 5 minuti (o 5 passi), si rischia di perdere fame ed appetito, specie quando si scopre che in realtà nella scatola gli ingredienti non sono poi davvero tutti lì (per non parlare delle allergie che potremmo scoprire di avere per certe sostanze di dubbia provenienza). Quello che si rischia in questi casi è provare una profonda rabbia verso  se stessi, di quelle non utili, non trasformabili, pesanti. Primo, per non saper cucinare, secondo verso chi ha preparato il prodotto miracoloso, senza le giuste avvertenze.

Ecco, quindi, la prima delle avvertenze: non è facile riuscire ad esser felici. Dobbiamo fare i conti con piccole variabili tutte nostre (storia familiare, emozioni, vissuti, traumi, stato fisico, contesto in cui ci muoviamo, stereotipi, aspettative, paure, dolori, ostacoli, momento storico). Ci si riesce, ma non è detto che sia uno schioccar di dita,  piuttosto un percorso da costruire con pazienza e il giusto sostegno.

Non credete a chi dice il contrario, sempre che non sia un bambino. Loro la sanno lunga ma non seguono reali ricette, nessuno gli potrebbe insegnare a fare le torte di fango ugualmente straordinarie, il loro è un talento che dura il tempo che gli adulti gli permettono di durare. Nei migliori dei casi, sarà facile andare a capire dove lo si è nascosto o protetto, nei casi più complicati ci vorrà energia e costanza per un po’.

LA FELICITA’ NON E’ TUTTO QUELLO CHE SERVE

Perché capita che ci si possa sentire molto tristi in un mondo che pare inneggiare solo alla felicità. E quindi diventa fondamentale che si tiri una linea che chiarisca che la felicità non è tutto. Non solo non è tutto. Non è sempre.

La vera felicità è scoprire che il bello della nostra vita è anche nei momenti di tristezza. Il bello che si trova anche nei giorni in cui non si fa l’amore ( ma ci incanta a scoprire la gioia dell’intimità lavandosi i denti all’unisono), nei litigi ben riusciti (che ci portano a capire gli amici) e in quelli mal riusciti ( che ci portano ugualmente a capire gli amici), nel vuoto allo stomaco che ci dice che abbiamo paura (ma che ci spinge fuori di bocca le migliori parole che mai avremmo pensato di poter dire), nelle lacrime per un amore  che alla fine, finalmente, è finito (dopo averci ferito mille volte), nel mettere via un sogno davvero impossibile ( per uno realizzabile).

Nella vita non abbiamo solo la felicità. Abbiamo dei giorni neri che sembra non passeranno mai, che non sarà possibile sorridere più. Eppure poi, accettando anche quel nero, arriviamo a vedere una nuova e luminosa alba.

Nella vita ci sono lacrime che non possiamo trattenere. Lasciamole andare. Obiettivi che non riusciremo a raggiungere. Arrendiamoci. Battaglie che si possono perdere. Soffiamo leggeri sulle nostre piccole cicatrici. Non possiamo pensare che la vita sia un lungo sorriso. Sarebbe una imperdonabile mancanza di gentilezza verso noi stessi, non accogliere anche quelle rughe del viso che non siano solo angoli della bocca all’insù. Che siano i segni di un dubbio, una tristezza, un rammarico, un grido a pieni polmoni o di una fantastica sorpresa, quei segni sul volto sono parti terribilmente importanti di noi. Inoltre, la gentilezza è forse uno di quegli ingredienti che non dovrebbero mai mancare, in nessuna ricetta.

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Certo, possiamo godere di un momento nell’esatto istante in cui lo si vive, possiamo fare del Qui ed Ora il nostro cavallo di battaglia, sarà splendido e ne trarremo innumerevoli vantaggi, ma difficilmente riusciremo ad essere consapevoli di ogni nostra singola azione. Possiamo sopportarlo? Possiamo accettare che non saremo sempre sereni? Che ci innamoreremo ancora, forse, di qualcuno che poi perderemo? Che ce la prenderemo ancora per una parola di troppo? Che ci porteremo in giro troppi chili o troppo pochi? Che nostro figlio non vorrà fare quello che gli diremo? Che la nostra squadra perderà il campionato?

La vita non è mai di un colore solo. Anche dai nostri errori impariamo moltissimo, a volte anche più che dalla più tonda felicità. E se una fortissima e prolungata felicità è quanto chi scrive questo Blog augura a tutt*, allo stesso tempo si sente la responsabilità di dire, fate attenzione, la felicità potrebbe anche essere un terreno sdrucciolevole. Camminateci su con cautela. 

Non fidiamoci di chi promette soluzioni magiche, le sole magie che siamo in grado di fare sono quelle di cui noi soli conosciamo la formula. Il vero mago sarà allora chi ci accompagnerà a scoprire quali siano le parole giuste pescandone da dentro di noi, non certamente chi ci sfoglierà davanti al naso, con fare ammiccante, l’inventario di ricette Precotte di dubbia provenienza.

 

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Un commento su “Non parliamo solo di Felicità, per favore! Psicologia e ricette troppo facili

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Questa voce è stata pubblicata il 11 febbraio 2016 da in Relazioni - Vita di Coppia con tag , , , , , , , , .
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