Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Gli Psicologi fanno grandi sogni ( peccato che poi li lascino dove sono)

 
L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti.
Steve Jobs
 

thoughts-551263_640.jpgFare lo psicologo è complicato. Dannatamente. Nessuno strato di zucchero, per quanto alto, può rendere dolce la verità senza annullarla. Fare lo psicologo o psicoterapeuta è complicato. Dannatamente.

Lunga preparazione prima. Rodaggio fastidioso poi. Sfruttamento, qualche manciata se va bene. Necessità continua di aggiornamento, attenzione a come ci si muove mentre si lavora e ancor più a come ci si organizza per il lavorare. Parole da imparare? Promozione, Marketing, Motivazione. Ma proprio il come, condito dalle parole nominate, rende molti esausti. Perchè manca l’abitudine a pensare questo passaggio necessario come, appunto, necessario e prioritario rispetto la tinta da dare alle pareti dello studio o ai biglietti da visita. Perché ci piace, come categoria, ragionare sulle virgole di quello che accade in terapia o parlando con un cliente, molto meno entrare nelle dinamiche del mercato del lavoro, solo la parola mercato capita infastidisca, come se svilisse l’alto mestiere che abbiamo scelto. Eppure, non esiste possibilità se non costruendo la nostra capacità di essere psicologi sul campo entrando in contatto con il mondo del lavoro, comprendendolo, diventando trasversali. Il resto è poca cosa, non è un giudizio. E’ un fatto.

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Da “Ratman” di Leo Ortolani

Quindi? Se siamo motivati a fare lo psicologo*, ci troviamo davanti al dover lavorare sul proprio modo di trovare occasioni per essere psicologo o “arrivederci e grazie!”, si può anche appendere la Laurea, cercare un altro lavoro. Continuare a sognare però come sarebbe stato bello fare il nostro mestiere. E passare del tempo (in formula variabile) a dire quanto sia impossibile fare lo psicologo. Attenti però, perchè sarebbe una bugia.

Lavorare da psicologo è possibile. A patto che…si infrangano delle illusioni che impediscono ai giovani psicologi di realizzare i loro grandi sogni. Perchè ci si mette molta passione, spesso, a formarsi ma poi non altrettanta nel mettersi in condizione di usarla. E allora si cerca il capro espiatorio. La crisi, la società, l’Ordine degli Psicologi che si disinteressa, gli altri che rubano la professione, la cultura che non è preparata (…mentre all’estero sì che sarebbe facile!), i costi che sono troppo alti, le cavallette. Troppi giovani e preparati colleghi finiscono con il cadere vittime di facili inganni illusori. Fanno parte di queste illusioni: l’idea di un posto in una ASL, come bastasse avere un poco di pazienza per far fare un Concorso sul tema, la manna attesa dello Psicologo di Base come realtà e non sperimentazione una tantum, la certezza marmorea che una targa fuori dallo Studio serva come miele per le api, il pensiero che lavorare gratis per un anno e tre mesi, girando poi su se stessi, faccia arrivare ad avere un posto fisso o che basti avere l’attestato numero 101 e le porte della notorietà si spalancheranno davanti a noi. Queste e mille altre illusioni sono frutto di una poca preparazione al mondo, quello reale. Creano intorno al giovane psicologo una narrazione bugiarda in cui si infrangono poi le aspettative che inevitabilmente questa partorisce. E il nostro eroe resta fermo, bloccato dal primo ostacolo, esausto ancor prima di cominciare.

Si dovrebbe invece cercare l’occasione favorevole che sempre si nasconde anche nelle difficoltà. Fare di necessità (cambio di prospettiva), virtù (realizzazione professionale). La possibilità lavorativa per gli psicologi si lega sempre di più alla libera professione. Fa paura a molti, ma è la realtà, non possiamo crearne un’altra che ricopra tutto il mondo, ma possiamo modificare la nostra. Si parte dal comprendere che non solo la parola Marketing esiste anche nella nostra professione, ma che non è il male, non sporca la nostra identità ma la rende utile al nostro scopo, sempre che il nostro scopo sia lavorare. Questo significa acquisire anche competenze trasversali e accettare che la parola Marketing è concime con cui allevare i nostri i sogni anche se sappiamo tutti che non sempre il concime ha un buon profumo. Quindi, lo psicologo che vuole farsi promozione non può permettersi di parlarne come di qualcosa di freddo e da allontanare. Può invece rendere il suo Marketing etico, promuovendo non solo se stesso ma le buone pratiche nella professione, educando la Comunità tutta su come avere cura della propria salute mentale e del proprio benessere quotidiano. Insomma, facendo bene il proprio mestiere.

Quindi, via la propria confusione e diventiamo lo psicologo che si vuole essere. Definendo le proprie competenze e la propria modalità di metterle in pratica. Ogni psicologo è unico al mondo ( a volte è un bene, sappiatelo! a volte un rammarico per l’umanità) e questo significa che deve capire come trovare il suo modo di farsi conoscere. Il sito o l’evento che funzionano per uno, non sempre sono risolutivi per l’altro. Per qualcuno è bene lavorare con 22altri, alcuni non sopportano l’idea di condividere un’idea, i Social sono manna per qualcuno, altri preferiscono scrivere sul tema che gli è più caro etc etc. La formula matematica del successo non esiste, ma se abbiamo bisogno di slogan, quello che fa per noi è ” cerca il tuo posto e fai capire al mondo che quel posto è tuo”. Perchè, nota bene, anche il miglior Business Plan può funzionare per alcuni ma non possiamo usarlo nello stesso identico modo per tutti.

Investire nel proprio futuro non deve essere solo il prossimo convegno o Master o corso. Imparare, sempre, certamente. Approfondire, fare supervisione, non fermarsi mai è obbligo ma per poter continuare a sognare lo psicologo che vogliamo essere, dobbiamo prima di tutto diventarlo. E questo significa investire nella professione. E’ sicuro? No. Non lo è nulla, almeno molto poche delle cose belle della vita. E’ sicuro innamorarsi? E’ per sempre? Chi può dirlo. Ma di certo è altamente possibile che se ci facciamo trattare come meritiamo, se abbiamo cura di noi stessi e ci dedichiamo alla persona amata, avremo maggiori possibilità di riuscita che se, al contrario, ci diamo via senza attenzione, ci lasciamo svalutare e maltrattare o guardiamo l’oggetto del desiderio da lontano ogni giorno, ammirando la sua camminata e i suoi occhi, sognando il primo appuntamento, il primo bacio. Finché un giorno l’oggetto non ci attraversa la strada davanti tenendo per mano qualcuno che non siamo noi.

Questo significa anche ragionare molto sul quanto si costa. Cercando di capire quale sia il nostro prezzo, senza cedere alla lusinga ( illusoria) che la miglior soluzione sia GRATIS, una parola che suona bene ma porta con se una serie cospicua di controindicazioni all’uso. Perchè non funziona senza un progetto reale ( che deve essere pensato e ben congegnato), porta discredito se utilizzata come panacea e messa su tutto, perchè non fa i nostri interessi (perchè pagarci se ci hanno avuti  senza farlo?) nè quelli della categoria tutta (rit. perché pagarci se possono avere qualcun altro senza farlo). Ne consegue che non si tratta di una buona idea al 99% delle volte. E allora perchè puntarci tanto? Facciamoci pagare per quello che si vale e dobbiamo essere noi a valutare bene il nostro prezzo. Da guadagnare abbiamo tutto. E se lo facciamo bene, insieme a noi, ne trarrà vantaggio anche la Comunità tutta.

Insomma, gli psicologi hanno grandi sogni. Alcuni sono bellissimi, risplendono, ma sono destinati a restare tali se non si nutrono nel modo giusto. Per questo bisogna usare la propria motivazione per realizzarli utilizzando le risorse che il proprio mestiere ha a disposizione. Il mio invito è continuare a sognare dandosi obiettivi e riempirsi la testa di visioni, nell’accezione data dalla collega scrittrice Paola Cereda che risponde, alla domanda “Che cosa sono le visioni?” così: “Sono desideri utili” ( “Le tre notti dell’abbondanza”, ed. Piemme, 2015) e se anche si parlava d’altro, non posso non augurare a tutti luccicanti visioni di futuri prossimi, che si trasformino in realtà professionali serie e soddisfacenti.

Darsi da fare è insicuro. Ma non farlo è certo una rinuncia.


 Un invito: In Piemonte parliamo di tutto questo attraverso incontri, formazione ad hoc e non solo, abbiamo organizzato da poco una serata sul tema, a cura di Igor Graziato e Sonia Bertinat in modo che si possa capire meglio e di più sul come pro-muoversi ….i colleghi interessati possono seguirci su Altrapsicologia Piemonte.

Pollicino:  Giovani psicologi con grandi sogni

L’Orco : La realtà che spesso spaventa

L’armi segrete : Motivazione, Marketing, Consapevolezza

 

* certo la vita è strana e a volte capita anche di cambiare idea o di trovarsi nel bel mezzo di una rivoluzione (dentro e/o fuori ) che cambia le carte in tavola

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