Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Iperproteggere non Protegge. Ansia e rapporto genitori/figli ( e una lezione dai Croods)

I bambini danno molta più importanza a ciò che i genitori fanno, che a ciò che essi dicono.
Marie von Ebner-Eschenbach

Si cerca sempre di fare del proprio meglio. Ma a volte non si riesce a scollare il meglio che si può dalla paura che si prova, dall’ansia di sbagliare, da quei terribili cinque minuti in cui sembra tutto pericoloso, spaventoso, troppo grande…o alto…o insano perchè possa essere anche solo pensato dai propri figli. E quindi le giornate sono tutte un seguirsi di “Stai attento/a!”, “Non farlo”, “Aspetta che arriva mamma/papà/zia!” che accompagna anche piccole e semplici cose, imparare a cadere sul pannolino, salire un gradino, aprire una confezione di gelato.

In molti casi, questo fa sentire il bambino insicuro, nei casi in cui ci fosse una qualche ansia già pronta a scattare dentro di lui in maniera ancora più accentuata. Una reazione ansiosa dell’adulto, permette all’insicurezza del bimbo di fare il doppio salto in avanti e presentarsi tutta tronfia, al centro della scena. E il comportamento viene registrato e catalogato alla voce “paura”.

Il desiderio di proteggere i bambini è naturale, lo vediamo in quasi ogni genitore che incontriamo. Proteggere ha sua giusta misura. Non deve essere nè troppo e nè troppo poco. Se esageriamo diventa altro. Tipo una catena appiccicosa e faticosa da portare che chiamiamo Iperprotezione. Un bambino iperprotetto non solo prova maggiore ansia nelle sue prestazioni di tutti giorni (camminare, giocare, parlare, chiedere…) ma fa più fatica a liberarsi da un comportamento di accudimento eccessivo che aggiunge ulteriore ansia alle sue naturali incertezze, con l’aggravante di non offrire soluzioni per uscirne. Spesso diventa uno stile che sedimenta nel bambino, finché non gli si insegna che le cose possono girare anche diversamente.

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Siamo tutti portatori di emozioni diverse. Ci sono le emozioni che ci piacciono e poi ci sono la tristezza, la rabbia e l’immancabile paura. Tutte hanno un significato e sono utili per imparare il mondo, ma i bambini che vivono in sistemi familiari ansiogeni, sono portati a vivere con meno slancio emozioni positive come la sorpresa di una scoperta ( il cane è simpatico!), la gioia di una vittoria (mi so arrampicare sulla poltrona!), il disgusto di certi sapori (il fango ha un sapore schifoso) come le piccole emozioni che mettono il piccolo in contatto con il mondo intorno a lui ( la pioggia è calda in certe stagioni, la neve è una compagna di giochi, le pietre sono fredde se le tiri fuori dal fiume etc). Si potrebbe rispondere che non è sano per il bambino assaggiare il fango o camminare sotto la pioggia primaverile, pur con tanto di galoches, ma vi chiederei allora cosa possa esserlo. L’esperienza sicura del mondo è la migliore avventura che i bambini possano imparare ma deve esserci esperienza perchè possano acquisire sicurezza, autonomia, sentimento di essere capaci. Un video su YOUTUBE del 2014, mostrava una bambina che scopriva la pioggia. Il suo ridere era il suo scoprire la bellezza del mondo nelle sue bizzarrie per noi scontate ( acqua a goccioline che scende dal cielo!). La gioia che trasmette questo piccolo video,  è di insegnamento a tutti. Un adulto che per paura di farla ammalare le avesse impedito questa scoperta godibilissima, avrebbe privato la piccola di una straordinaria avventura. Ma per fortuna esistono gli asciugamani e quella risata è potuta correre libera per il mondo.

IPERPROTEGGERE non PROTEGGE. Ma insegna ad avere e paura e a riconoscere come fonti d’ansia un numero elevato di cose che si potrebbero superare facilmente. Come? Insieme l’adulto con il suo cucciolo. I bambini chiedono aiuto a chi ha meno paura di loro e si aspettano di trovare soluzioni. Una soluzione potrebbe essere scoprire che tutto va bene, l’altra che è meglio avere paura. Come scelgono tra le due possibilità? Guardando la reazione degli adulti per loro importanti. Per questo un genitore sempre spaventato da quello che potrebbe essere, passa al bambino un senso di insicurezza che poi trova come consolidarsi negli anni e manifestarsi in tantissimi piccolo modi. Se l’adulto impara, non è detto infatti che sia facile o immediato, a essere più sereno, allora è in grado di essere una ottima guida, capace di passare un carico di sicurezza che il bambino avrà modo di far suo,  sentendosi libero di sperimentare.

Sarebbe bene insegnare a correre, ma anche a correre qualche rischio, riconoscendo la paura, ma per superarla o ascoltarla per la sua parte utile e funzionale, quando ci segnala qualcosa di davvero spaventoso. Sono molti i modi che un genitore può avere dalla sua per fare coraggio ai piccoli ma le cose semplici mostrano sempre risultati veloci e assicurati. Come una carezza, la voce tranquilla con cui si spiegano le cose, un abbraccio, uno stringere la mano mentre si affronta la cosa che non piace ( come avvicinarsi ad un animale mai visto, fosse anche un gattino). Questo permette di prendere sul serio le ansie dei bambini, senza farsi spingere dalla propria a ingigantirle, bensì, rassicurandoli, permettendogli anche di provarle, superarle.

Inoltre, serve all’adulto. Imparare quali sono i propri meccanismi da quali vissuti arrivano, significa dare a tutta la famiglia l’occasione di cambiare il come si funziona. Se si è tutti agitati non si riesce a far molto ma, anche attraverso tecniche di rilassamento o facendo attenzione al proprio funzionamento ansioso, l’adulto può imparare a non aggiungere ansia in tutto quanto si fa, aiutando il bambino a dare una giusta valutazione ai possibili stimoli ansiosi.

Il bel libro dello psicoterapeuta americano Lawrence J. Cohen “Le paure segrete dei bambini” (Feltrinelli, 2015) ci accompagna proprio a fare due passi tra queste idee e propone una semplice, quanto utile, immagine. Quella del “secondo pulcino”. Brevemente. In caso di pericolo o percepito pericolo, il pulcino guarda cosa fa il secondo pulcino vicino a lui, per decidere come dar voce alle sue emozioni. Se davanti ad un supposto pericolo, il secondo se ne sta sereno e tranquillo, il pulcino si sentirà sicuro. Se il secondo pulcino barcollerà, mostrerà la sua ansia, il pulcino non si sentirà affatto sicuro. Anzi. Mostrerà più facilmente segnali ansiosi, pronto a rinvigorirli se non saranno accolto nel modo giusto per lui. Questo significa anche coltivare l’empatia con il proprio bambino, permettendogli in maniera controllata di sperimentare tutte le emozioni, fino ad una acquisita autonomia.

Ma, come spesso accade, sul tema ci viene incontro il cinema. In questo caso parliamo del film “I Croods ( 2013)” film di animazione della DreamWorks su una famiglia cavernicola con un padre molto protettivo che si imbatte nella fine del mondo e in un ragazzo giovane e moderno. Molto del film, sin dall’inizio, ci racconta come la famiglia sia sopravvissuta alla natura e agli agguati degli animali feroci, vivendo  chiusa nel buio di una caverna, tranne sporadiche uscite per la caccia. Secondo il padre, tutto quel che è nuovo è pericoloso, possibile causa di morte e dolore. Quindi, per amore, protegge i suoi cari ( una adolescente, un ragazzino, una bimbetta, moglie e suocera) a suon di “non devi..” e di paura, cercando di fare del suo meglio. Quando la figlia Eep, gli dice che non vuole più nascondersi , lui le risponde che però il suo criticato modo di comportarsi l’ha tenuta viva. La ragazza, piena dello spirito di indipendenza tipico dell’età, risponderà “Ci hai fatto sopravvivere, la vita è un’altra cosa”. Il povero padre dovrà, con molta fatica, rendersi conto che aveva passato più tempo a proteggere la famiglia che a farle sentire il suo affetto e solo quando si renderà conto di quanto invece i figli gli stiano chiedendo di cambiare, riuscirà a trasformare la sua iperprottetività in presenza affettiva.

Perchè si parte sempre da un grande desiderio di far star bene, ma spesso si rischia di farsi inghiottire dalle proprie paure, magari apprese nella propria storia, invece di aprirsi alla possibilità di affrontare insieme le cose, trasformando quelle energie impegnate per difendere da fantomatici nemici, in possibilità da affrontare insieme. Affetto, empatia e ascolto saranno armi rispettabilissime per proteggere chi si ama una volta messa da parte l’ansia iperprotettiva.

Pollicino:  I bambini iperprotetti che non crescono mai

L’Orco: L’ansia che le cose potrebbero andar male, la paura di lasciar andare

L’arma segreta: Trasformare l’ansia in presenza affettiva anche giocando con le proprie paure
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