Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Inside Out (2015)

Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee.
Diego De Silva

insideoutE’ uscito da poco ma se ne parlava da mesi.  A ragion veduta. Perchè questo piccolo film è una gemma che ci illumina su tante piccole cose, commuovendoci  e divertendoci. Non ho potuto fare a meno di guardarlo, quindi, questo godibile “Inside Out” , film di animazione nato da una idea dello stesso regista ( Pete Docter) realizzato dalla Pixar e distribuito dalla  Walt Disney Pictures,  che parla di emozioni e bambini.

La trama ( MA non leggete troppo se temete un po’ di spoiler) Siamo dentro la testa e le emozioni di Riley, la vediamo da dentro dal giorno in cui nasce, apre gli occhi e prova la prima emozione e corriamo con lei fino ai suoi undici anni, quando qualcosa di terribile capita alla sua normalità. Si deve trasferire con la famiglia, andando lontano da dove è cresciuta ( passando dal Minnesota a San Francisco) e si è sempre sentita al posto giusto. Nella sua testa, dentro al bel Quartier Generale, ci sono le emozioni primarie, Gioia, Tristezza, Disgusto, Paura e Rabbia, tutte estremamente caratterizzate e con il loro compito specifico. Loro gestiscono i ricordi che arrivano, controllano che tutte le certezze e le aree della vita di Riley stiano al meglio. Possiamo vedere come funziona il mondo dentro la bambina, come si costruisce la sua Memoria a Lungo Termine, come scivoli via quella a Breve Termine, come alcuni ricordi/emozioni passate finiscano con l’esser spazzati via da chi di mestiere fa proprio pulizia di ricordi non utili. Riley vive con mamma e papà che, presi anche loro da tutti i significati e lo stress della nuova condizione, non riescono a capire il modo migliore di starle vicino e qualche errore lo fanno. In un incalzante atmosfera di tragedia, la Gioia (emozione leader nella testa di Riley) farà di tutto per salvare la sua ospite, sebbene provata dal vedere andare in frantumi tutta la serenità costruita negli anni.

L’idea è estremamente formativa, perchè tra disegni espliciti e didascalici ( la tristezza è blu, la gioia luminosa, la paura bruttina e viola etc) i bambini vengono in contatto con le emozioni che provano tutti i giorni e si avvicinano al loro riconoscimento. Perchè, proprio imparando a riconoscere cosa si sta provando (Sono triste o arrabbiato?) il bambino riesce a armonizzare le sue azioni con le sue emozioni.

La storia di Inside Out ci permette anche di ragionare sull’importanza di tutte le emozioni e su come sia fondamentale accettare anche quelle che potrebbero sembrare meno piacevoli, come la Tristezza. E’ proprio lei la vera protagonista del film, perchè senza dare spazio alle emozioni meno gioiose, non è possibile costruire una solida felicità. La piccola Riley e la sua famiglia lo scopriranno a loro spese. Anche i genitori, capaci e affettuosi ma abituati a sostenere la bimba cercando di spingerla a far vedere che ce la fa, che può essere felice, senza dar il giusto spazio alla sua rabbia e alla sua tristezza per la rivoluzione che sta vivendo, dovranno imparare ad ascoltare anche il mondo interiore più sfumato della figlia, per poterle stare accanto sul serio.

Accettare la Tristezza e farne una risorsa permette di sentirsi capace di gestire la stessa emozione, pur nella sua fatica. Nel momento in cui i genitori non combattono la tristezza, perchè bisogna per forza essere felici, ma passano al bambino il messaggio “ti permetto di essere triste (ma anche arrabbiato, deluso, spaventato)”  allo stesso tempo lo riconoscono e gli permettono di sopportare quello che sta provando e di raccontarlo. Cosa ne non capita quando si suggerisce semplicemente di “non fare/sentire così” dando invece ulteriore forza all’emozione spiacevole. Neppure l’adulto riesce a decidere le sue emozioni con tanta facilità e dirsi ” non devo essere triste” non ha mai reso felice nessuno su due piedi!

Il film fa vedere chiaramente come crescendo cui si debba allontanare da un mondo di vissuti infantili e come questo sia difficile.  Si tratta di un mondo ricco, con le sue fantasie e i suoi ricordi, che resterà solo in parte, per poter fare spazio ai nuovi ricordi ed emozioni legate alle nuove necessità e bisogni della crescita. Così anche Riley dovrà fare spazio alla sua nuova età come alla sua nuova vita, lasciando dietro di sé alcuni momenti fondamentali della sua vita e dei fantastici compagni di gioco ( ma, tra gli spettatori, nessuno dimenticherà mai il personaggio dell’Amico Immaginario,  Bing Bong, un insieme caramelloso di gatto, elefante e delfino che commuove anche i grandi nella sua forza).

Insomma, un film da vedere insieme grandi e piccini, che insegna, emoziona e fa sorridere del fantastico mondo che siamo dentro.

Pollicino:  Le nostre teste piene di vita!

L’Orco: La difficoltà ad accettare anche le emozioni meno piacevoli ma necessarie

L’arma segreta: Far attenzione alle proprie emozioni, riconoscendole e vivendole con tutto quello che significano per noi.

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