Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Difendiamo i Bambini…dall’Ignoranza. Per dei bambini di un genere felice.

Si può sperare che l’omofobia diventi questo: un repertorio di innocui stereotipi che pochi imbecilli prendono sul serio, mentre tutti gli altri ci giocano.

Tommaso Giartosio

Ero ad un matrimonio, la sposa era radiosa e ugualmente lo sposo. C’erano emozioni nell’aria, qualche bimbo annoiato gironzolava in giro. Eravamo in una chiesa. Piccola, raccolta, piacevole. Poi uno di quei bimbi si è avvicinato ad una bacheca e ha preso un volantino. Era del “Comitato Difendiamo i nostri figli” e, su quel volantino colorato, si parlava di andare contro la Teoria Gender che entra prepotente nelle scuole, di manifestare tutti insieme per il bene della comunità, di proteggere i bambini. La magia del matrimonio che stavo vivendo si è rabbuiata. Se vestito di bianco di fosse stato un uomo invece di una donna? Non sarebbe stato forse amore quello di cui ero testimone? Non ci sarebbero state quelle calde emozioni? E quelle belle parole sull’amore e la famiglia che diceva il prelato, nell’attenzione di tutti, sarebbero state vuote o  orribili, spaventose?

Poi arriva ieri 20 giugno 2015. C’è stato il Family Day a Roma. Oggi, leggo qualche articolo facendo colazione, che diventa meno piacevole di tante altre colazioni domenicali.  Frasi contro le unioni civili delle persone dello stesso sesso, slogan per la famiglia “come Dio comanda” che secondo qualcuno significa con una mamma e un papà e non una famiglia semplicemente felice, con due mamme, due papà, una mamma o un papà da soli perchè la vita porta anche questa possibilità con sé. Si dice che si sia manifestato per dire No’ a qualsiasi forma di insegnamento che neghi le differenze sessuali. Si dice che si vogliono negare le differenze tra maschi e femmine, che si proponga di insegnare la masturbazione a a anni, si dice che si vuole fare del male ai bambini. Ricordo le traduzioni di latino del liceo, dove, “si dice” traduceva il latino “Dicunt” e come la professoressa ci raccontasse che in quel verbo ci fosse tutto il profumo della leggenda, della narrazione, non necessariamente veritiera, anzi, ma bella da raccontare. Ecco, basta, le storie belle da raccontare non sono queste e se i bambini vanno protetti è dall’ignoranza che dilaga nelle piazze. Specie se, alla paura del diverso, si aggiunge una manipolazione delle informazioni nell’interesse di qualcuno, sicuramente, ma non delle famiglie.

Il “si dice” in questa occasione chiama in causa l’Organizzazione Mondiale della Sanità e con un gioco di specchi ( furbo o ingenuo che sia resta un gioco)  finisce con il trasformare l’autorevole voce in materia di sessualità infantile a uso e consumo della causa. Se leggiamo l’articolo del collega Sergio Stagnitta, possiamo vedere analizzate pezzo per pezzo le falle di quanto si scrive nei volantini che circolano sul tema, a cura di comitati e associazioni per lo più cattoliche. Un buon modo per far vedere come si possa allarmare la gente interpretando produzioni scientifiche con qualche libertà. Una per tutte, si dice che, l’OMS voglia che l’educatore insegni la masturbazione ai bambini di 4 anni. Come puntualizza anche il medico e psicoterapeuta Alberto Pellai ( nota su Facebook) il documento, segnalato come orrore da cui fuggire, non richiede di insegnare la masturbazione ma informa l’adulto, che lavora con i bambini, che l’autoerotismo esiste. Perchè i bambini sono curiosi (meno male) e si toccano, toccano, cercano informazioni. Un semplice e secco “non si fa!” non può essere la sola voce che si alza in risposta alla naturale ricerca di significati dei bambini. Si vuole aiutare il genitore/educatore ad aiutare il bambino nella scoperta della sessualità, non certo spingere il minore a pratiche precoci senza rispetto delle sue tappe di crescita.

Questo BLOG vuole informare. Vuole far pensare. Vuole persone felici. E le persone felici si riconoscono dal sorriso non dal loro sesso. Non hanno stereotipi ma facce diverse e mani tese verso chi ha bisogno, riconoscono cosa è diverso ma non ne fuggono spaventati. L’amore, il desiderio di famiglia, vedersi riconosciuti come persone, è un diritto che la nostra stessa Costituzione, visto mai qualcuno la ricordi, sancisce all’articolo 3, quando dice che:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” E sarebbe un compito del nostro Paese, come di ogni Paese, fare in modo che vengano eliminati gli ostacoli di ordine politico e sociale che “limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana

Quindi, anche se ci sono state voci di certo preferibili e più forti di quella di questo blog, come psicologa non posso non dedicare ancora del tempo alla questione. Prima di tutto: di cosa parliamo quando parliamo di TEORIA GENDER? Di una invenzione spaventosa nata da una certa parte del mondo cattolico ( ma non di tutto) necessaria per evitare l’uguaglianza tra le persone, per limitare dei diritti, per far paura a suon di ignoranza. Si vuole che maschi e femmine non esistano più? No. Sappiamo che ci sono differenze, benchè la stessa genetica è capace di creare ben oltre un semplice binario M o F.

Si vogliono negare le differenze? NO. Ma i bambini vengono educati in modo diverso. Ne vengono valorizzate qualità diverse. Si ritiene di trovarci qualità diverse, il bambino forte e prepotente, le bambine servizievoli e dedite alle bambole. Uno superiore, l’altra inferiore. Sono queste le differenze create (non naturali) che vanno contrastate, da queste nasce la paura del bambino che gioca con le bambole e della bambina poco è interessata al suo “primo carrello delle pulizie”. la paura di essere sbagliato e diverso. Sono queste le paure che non vogliamo più.

Ma facciamo glossario. Il Genere rappresenta le credenze culturali e le rappresentazioni sociali legate all’essere nati uomo o donna. Si tratta di un termine utilizzato dalla filosofia e poi portato nelle scienze psicologiche per indicare il ruolo e l’identità di un soggetto secondo le categorie maschile / femminile (Lingiardi,Nardelli,2014 “Linee Guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone Lesbiche Gay Bisessuali). Se parlando di sesso parliamo dell’aspetto biologico della persona, determinato dai suoi organi genitali, parlando di genere ci mettiamo dentro anche la sua esperienza psicologica, la sua storia, la cultura in cui è cresciuta. Non è innato, è acquisito. E’ dentro (mi percepisco uomo o donna – identità di genere- ) ma allo stesso tempo si confronta ed è influenzato dal fuori ( cosa un uomo o una donna deve essere/fare per quello che ci si aspetta sia – ruolo di genere-).

Quindi. Non si cancellano le differenze, le differenze sono belle, ma non si vuole diventino un’arma contro la possibilità delle persone di crescere in primis nel rispetto di sé stessi, dei propri desideri, della propria sessualità. Un’educazione spesso rigida e sessista, porta solo ad un abuso di regole e limiti che finiscono con il ferire o ferirsi, creando abusanti e vittime. L’omofobia nasce anche da questa rigidità, incapacità di vedere oltre una cultura dei ruoli di genere che diventa un fallimentare recinto alla creatività propria dell’essere umano come della natura stessa.

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Non c’è niente di naturale in certe differenze culturali imposte dalle persone sulle persone. Come lo spingere le ragazzine a far le ballerine e i ragazzini a sporcarsi di olio di motore, quanto ci sono molte storie che ci insegnano come sarebbe bene invece, nel rispetto di differenze e creatività individuale, fare si che ci si senta liberi di scegliere, senza dover chiedere il permesso ad una determinata cultura, sapendo peraltro che, con molta probabilità, il “permesso” verrebbe negato.

Una persona che si innamora di una persona  dello stesso sesso, vive le emozioni che vive chiunque. Il cuore batte, si dicono sciocchezze, di sogna, si spera. Quante canzoni d’amore sono state cantate senza sapere di che amore viveva la mano che le ha scritte? La natura del sentimento è una, una soltanto. Le famiglie felici sono quelle dove si sta bene insieme, dove si fa attenzione ai bisogni di ognuno, dove si parla, si ascolta, si sa litigare. Ogni bambino ha diritto ad una famiglia il più possibile serena e felice, capace di accettare il suo desiderio di giocare con le bambole o con i gormiti, di sognare la migliore amica o di essere come la cuginetta o il cuginetto. Di qualunque sesso quel bambino sia, a qualunque genere quel bambino voglia appartenere, io spero sia un genere felice e rispettato.

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