Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Big Eyes (2014)

Senza essere e rimanere se stessi, non c’è amore.

Martin Buber

“Big Eyes” è un film di Tim Burton, seppure non si noti molto e in questa storia se ne resti come nascosto, se non in pochi chiari fotogrammi. E’ la storia vera di Walter Keane ( l’attore Christoph Waltz) e Margaret Ulbrich (l’attrice Amy Adams) poi diventata Keane, ovvero è la storia di una delle truffe artistiche più durature degli ultimi decenni. Perchè, il signor Keane per anni ha finto di essere l’autore delle opere della moglie e come tali le ha rese famose in tutto il mondo, prima che fosse citato in giudizio per questo, in una causa che ha vinto Margaret, seppure Walter Keane non si sia mai arreso fino alla morte nel dire che le opere erano sue.

La storia inizia nel 1958 Margaret che scappa da una cattiva relazione con il primo marito con sole due cose con lei, la figlia e la sua arte. A San Francisco incontra Walter e in poco tempo si sposano. Lui inizierà a far girare le opere della moglie, ma dicendo di averle dipinte lui, convincendola con le sue doti di venditore e costringendola al silenzio anche quanto la menzogna diventa limitante, perchè la porta a mentire a sua figlia, alla sua più cara amica, a tutti.

Solo dopo la separazione lei avrà la forza di rompere il ricatto che la lega a lui e a rivendicare la sua pittura, sostenuta da una nuova fede e dalla vicinanza della figlia.

Lui è un agente immobiliare che vorrebbe a tutti i costi essere un artista, bugiardo patologico, istrionico, manipolatore, affabulatore  che circonda Margaret prima di attenzioni, di vezzeggiativi, facendola sentire come la Principessa che non era mai stata, e poi lentamente la lega a lui tramite le opere, che diventano “cosa sua”, chiedendone sempre di più, facendola sentire in colpa quando non piacciono, sminuendola per tratteggiare poi sé stesso come l’unico capace di aiutarla.

Lei, fragile, indecisa, schiacciata dal bisogno e dal legame affettivo con lui, cede. Solo che con il tempo, rinunciare alla sua arte dai grandi occhi, quelli dei bambini sperduti che disegna, peserà sempre di più e ,quando l’aggressività di lui, la porterà ad abbandonarlo, scappando con la figlia per la seconda volta, finalmente riuscirà a riprendere parte la sua arte e con lei la sua libertà.

Un film, quindi, che parla di arte e di coppia.

Di arte perchè rappresenta il momento in cui la pittura comincia a prendere a braccetto il marketing, si fa merce, in anni in cui il libero mercato iniziava a farsi sentire. L’arte di vendere diventa più forte dell’arte per l’arte. La pittura è  merce da vendere e in questo il signor Keane è bravo. Molto. Sebbene l’arte di Margaret venga “valutata” malamente, definita grezza e kitsch, la gente la ama, il suo gusto affascina moltissime persone, si tratta di un’arte semplice e immediata, diversa da quella che va compresa. Lontana dai critici è arte popolare, che piace senza motivi.  Per come dice lo stesso Andy Warhol “Keane ha fatto delle cose magnifiche. Devono per forza essere belle. Se non fossero belle, non piacerebbero a così tanta gente.”  Un momento quindi di trasformazione per l’arte e per il suo modo di essere fruibile.

Dal punto di vista psicologico, interessa però di più la storia di coppia, perchè nelle dinamiche dei signori Keane è molto visibile con quanta naturalezza, Margaret arrivi a rinunciare a se stessa, perchè estremamente alla ricerca di qualcuno che la ami e la protegga, eppure, come nel primo matrimonio, di cui non sappiamo niente, la sua debolezza la porta ad affidarsi a qualcuno da cui poi sarà necessario fuggire. Il suo fare schivo e insicuro lascia che sia suo marito a condurre la loro coppia in tutto, rinforzata in questo dal pensiero di essere una donna artista e quindi ancora più difficile da “piazzare” nel mondo dell’arte, come lui stesso le racconta per convincerla.

Man mano che riprende padronanza della sua vita, Margaret scopre la profondità del legame instaurato con suo marito, vedendone lentamente i modi da tiranno e la fumosità dei suoi sentimenti. Non sarà però facile arrivare ad affermare di nuovo o per la prima volta, se stessa. Riuscirà a scinderlo con fatica nonostante le sue molteplici bugie, la sua poca empatia, la sua incapacità di vedere bisogni ed emozioni altrui. E alla fine, gli occhi grandi di Margaret torneranno sereni.

La vera Margaret è oggi ancora viva, sorridente e circondata dalla sua arte, che non l’ha mai abbandonata.

Pollicino:  Le persone che fanno fatica di essere se stesse in coppia

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2 commenti su “Big Eyes (2014)

  1. tonyM
    24 aprile 2015

    Big Eyes me lo sono perso,grazie per averlo recensito.
    Tim Burton è un grande, qualunque cosa faccia.
    Buona vita Tony

    • Dott.ssa Marzia Cikada
      24 aprile 2015

      Grazie Tony, come film è poco “burtoniano….” il suo tocco si perde in altro, ma lascia comunque degli spunti interessanti.
      Buona vita a te e grazie del commento.
      MC

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 24 aprile 2015 da in Psico-Cinema con tag , , , , , , , , , .
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