Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

50 Sfumature di Grigio (2015)

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.

Robin Norwood

50 sfumature di grigioSembrava cattiva educazione non andare a vederlo. O una qualche forma si sfacciataggine. E quindi alla fine, un poco annoiata, lo ammetto, sono entrata al cinema e ho visto “Cinquanta sfumature di Grigio”, della regista Sam Taylor-Johnson e con attori, Dakota Johnson e Jamie Dornan, rispettivamente Anastasia Steele e Christian Grey, il Grigio del titolo.

Il film è molto discusso e se pensiamo essere il primo di una trilogia, lo sarà ancora a lungo. La storia è ormai nota e mi trovo d’accordo con cui l’ha trovata pericolosa per le donne e per le coppie in genere. Ma andiamo per ordine.

Il film è chiaro sin dai primi minuti. Lo capiamo subito: lei, Anastasia  piccola impacciata, spettinata fanciulla colta dalla voce tremula sarà la vittima di lui, Christian Grey, elegante, padrone, capace, ricco anzi ricchissimo, belloccio. Nel loro primo incontro lei fa vedere, con una goffaggine esagerata, la sua fragilità di donna, inciampando, tremando, mordendosi il labbro nervosamente e lui la sua padronanza di situazioni come quella, il suo dominarle. Il primo dialogo ci regala questo scambio:

“Mi chiedo solo se il suo cuore non sia più grande di quanto lei non vuole far credere”

“Alcune persone dicono che sono senza..cuore”

” Perchè dicono questo?”

” Perchè mi conoscono bene”

E noi, spettatori, diciamo, ok, fatto! La storia è scritta. Il fascino del bello da salvare la porterà a farsi del male. E tutto va, infatti, come da copione. Lei si lascia affascinare dal suo potere, lui tira la corda ( e poco dopo la stringe intorno ai suoi polsi), la vuole condurre nel suo mondo di perversione, a volte è incerto, cede ad sfumature di relazione più pacata ma, infine, spinge (mosso anche da una certa gelosia feroce) perchè lei acconsenta a firmare un contratto dove si definisca il loro rapporto tra dominatore e sottomessa, con mille codici e regolette su bondage, sadismo, masochismo e pratiche particolari, alcune delle quali lei richiede di far eliminare.

Il contratto dovrebbe essere l’unico modo che lei ha per entrare in contatto con lui, tramite una relazione sadomaso, frustrate e bende scure. Ma è anche di più, non è solo il come fare sesso ma è scegliere di dare a lui il pieno potere sulla sua vita, amicizia, spazi, abiti, alimentazione e anche medici da visitare, contraccettivi da prendere, macchine da guidare.

Quindi, facciamo attenzione, perchè il film di cui tutti parlano, tratto dalla fortunata trilogia di E.L. James, nata Erika Leonard, il film da cui è sono nati siti ufficiali e non, forum dedicati, spazi di incontro eccetera non è un film sulla coppia, non è un film d’amore, non parla di una relazione da sogno e neppure di come riuscire a farsi amare o sposare un miliardario. Ma non è neppure un film sull’erotismo. E’, piuttosto, un film sul malessere che allontana, sull’insicurezza che spinge in braccia sbagliate, su come ci si possa far abbagliare da un brillare opaco e finire vittima del solito “Io ti salverò” per il gusto di sentirsi Cenerentola o Pretty Woman, che però tirava fuori dall’uomo a lei quello che lui era grazie a come era lei e non rinunciando a sé stessa.

Lui vive di ordini, lusinghe, cerca di far credere nella libertà di non avere libertà, nella devozione che segue la firma di un contratto, nel piacere della rinuncia alla propria identità per diventare giocattolo preferito nella sua “stanza dei giochi”. La ragazza, Anastasia, resta coinvolta dalla sua storia triste, dal suo passato da figlio di una prostituta e vittima dei giochi erotici di una amica della madre (6 anni da sottomesso da ragazzino con una amica della madre), ascolta il “tu sei speciale” ma “tutta mia” e ma poi pare comprendere, lentamente e a sprazzi, che accettare le sue lusinghe significa perdere persino la libertà  di andare a trovare la madre e di scegliere la macchina da guidare (lui gliela cambia a sorpresa con una nuova fiammante ma priva della storia della precedente). Certo lui ha le sue difficoltà ma non intende metterle in discussione e ogni affermazione contraria al suo sentire merita una sculacciata.

Se da una parte è un film abbastanza pop da farsi guardare, come si fa ascoltare la musica del sottofondo, dall’altra è un film che fa paura. Perchè i tempi sono indubbiamente cambiati, ma non è questo tipo di coppia a rappresentare il futuro delle relazioni. Una pellicola pericolosa, non per le scene di sesso, non per la perversione in mostra, ma per il ruolo in cui viene rigettata la giovane Anastasia, donna senza la possibilità di avere un peso nella relazione. La pericolosità è in quello che succede fuori dalla stanza segreta dei giochi di Christian Grey. La relazione tra i due non potremmo definirla sana, meno che mai romantica. Ma non diamo la colpa al sesso!

Una sessualità condivisa può giocare anche con il frustrino, è una scelta. Ma qui parliamo di abusi e quelli si giocano, per lo più, fuori da quella stanza. Lei non può muoversi, lui la raggiunge sempre, lei non può dire no, lui la punirebbe, lei non può frequentare chi crede perchè è solo “sua”, un possesso per niente romantico che significa “non sei di te stessa”. Quello che vediamo non è romantico salvataggio di un uomo bisognoso, ma violenza ossessiva su una giovane donna che riesce a malapena a comprendere il suo disappunto, che non riesce, se non alla fine ( ma avremo il sequel) a capire che quello che vive è qualcosa da cui scappare, si chiama violenza psicologica, magari anche stalking, ma in nessun modo, possiamo chiamarla amore. Che lui provi delle emozioni speciali non basta a giustificare la violenza con cui limita la vita della ragazza. Non è un film erotico, è un film che andrebbe accompagnato da un seminario introduttivo sulle relazioni amorose, specie se visto da ragazze molto giovani. Non è il perbenismo o il bondage il nemico, quello che ci fanno vedere non è sesso estremo consensuale, perchè dire sì in questo caso non è consenso ma manipolazione.

Il resto di questo sarebbero commenti divertiti che lascio fare a più precisi e capaci di me nell’arte della satira.

 

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