Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Due è ancora meglio di Uno? L’Amore al Tempo dell’Io-Individuo

L’individualismo – l’abbiamo visto anche troppo – è soltanto un rifugio provvisorio; noi non siamo soli; non possiamo astrarci gli uni dagli altri, e, ben prima della suprema uguaglianza della morte, ci trasporta il medesimo destino. Dipende da noi soli il rendere questo comune destino favorevole o nefasto. Se non viviamo insieme, come gli organi di uno stesso corpo, appassiremo e imputridiremo insieme, come quelle foglie senza linfa, così indipendenti le une dalle altre, così individualiste, ma che il medesimo vento d’autunno strappa e rivoltola a suo piacere.
Gustave Thibon

 

Siamo un mondo di Uno. Difficile poter dire il contrario, a dispetto dei film che continuano a parlarci d’amore e grandi storie. Eppure, si nasce in relazione con gli altri, dai propri genitori ai pari, si vive nella relazione e in quella si costruisce quello che siamo. Quando arriva la relazione amorosa, è “solo” una nuova e preziosa relazione dopo altre ugualmente/diversamente importanti e in quella mostriamo, investiamo quanto abbiamo imparato ad essere. Non l’immodificabile modo in cui siamo, ma la parte che abbiamo imparata essere noi, una possibilità al posto delle altre. Ebbene, sempre più, questa possibilità parla il linguaggio dell’Io, del Mio.Cosa hai da offrirmi?”, “Come ti sembro?”,”Mi amerai?” Sono domande che facciamo pensando a noi stessi, non al Noi che siamo con l’altro.

Una vecchia pubblicità portò alla “storia” quanto meno del marketing, lo slogan Du gust is megl che One. Ma oggi il Due sembra solo il numero goffo che viene dopo l’Uno.

Sempre di più ci si allontana dal senso del Noi, dell’essere in due in una relazione capace di provare empatia per le emozioni di chi abbiamo di fronte. La coppia, lungi da essere una creatura scintillante, almeno dopo i primi fuochi d’artificio, è fatica e ascolto dell’altro. La coppia parla un linguaggio che è la somma dei singoli monologhi ma è scritto in un plurale che non accetta, se non causando sofferenza, di essere sottomesso ad uno solo IO.

Oggi, coppie capaci di soffrire della propria imperfezione senza per questo morirne, sorridendo delle mancanze e riempiendole di altro, sono sempre meno. Il monito è “Devo soddisfare i miei bisogni.” Se non sarò soddisfatto la mia ansia aumenterà e starò male. L’altro diventa un mezzo. Se abbiamo sete non chiediamo all’acqua se ha voglia di essere bevuta, se si trova comoda nella sua bottiglietta di vetro, se aveva altri programmi. Abituati ad un mondo dove la cultura dell’Io posso, Io valgo, Io ce la faccio, si perde in parte il senso del Noi insieme, del “tu come stai?” e si arriva in alcuni casi a dire, pensare, agire come se l’amore ci sia dovuto, come servisse alla nostra perfezione, immagine, idea di chi siamo ma senza assaggiarne veramente il gusto. Ma se tutti siamo amabili e meritevoli di amore, per dirla con Bruno Bettelheim, non è detto che quello che pensiamo di costruire sia amore se facciamo di tutto per nasconderlo sotto pile di IO, IO, IO.

Persino nei litigi la guerra è a quale IO abbia sofferto di più, rinunciato a di più, amato di più. La competizione vince su tutto. Come azionisti in borsa, cerchiamo di portare a casa il successo e poi domani si ricomincia. Cresciamo noi e cresciamo gli altri, nei confini ferrei di una educazione al successo, all’apparenza, alla ricerca del riconoscimento, se non dell’essere riconosciuti. Proprio per questo ci mettiamo in contatto con milioni di persone ogni giorno, vedi social network, senza veramente voler rischiare la connessione con loro. Online siamo pieni di amici, off line non sappiamo riconoscere di aver ferito il/ la nostro/a compagno/a per una qualche disattenzione. Amiamo la popolarità più delle persone e temiamo di far la mossa sbagliata per la personale paura di non sentirci abbastanza adatti più che per non voler ferire chi si suppone amiamo. Eppure, niente toglie dalla mente che non è sempre detto che tutto questo sia la strada maestra della felicità.

Niccolò Fabi, autore romano, scrive e ci domanda, nel testo della sua “IO”

Non sarà mica l’ego l’unico nemico vero di questo universo?
Non sarà certo questo piccolo pronome il centro di ogni discorso?

Cosa rispondere sta a noi. Probabile che molto faccia il lato narcisista della contemporaneità. Amore e Narcisismo, sebbene iniziano rivolgendosi grandi sorrisi, raramente e non senza fatica possono camminare uno a fianco dell’altro. Ma sono molti i narcisisti che si incontrano nelle storie di amore di molti. In effetti, il loro essere manipolatori, fantasiosi, intelligenti, affascinanti, attrae e facilmente si finisce nella loro luccicante trappola. In fondo siamo tutti in parte dei narcisi, ma superata la giusta misura, quella che ci porta ad avere un buon rapporto con noi, la nostra autostima, il resto è fragilità rivestita però di ostentazione, buoni modi e sicurezza (apparente). Ne parla molto bene il testo “Ho sposato un narcisista” (2006) di Umberta Telfener, dove si cerca di dare consigli e avvertimenti per  evitare di nuocersi nelle relazioni, amando, appunto, un narcisista. Raramente si riuscirà a farlo restare nella relazione, visto che l’unico centro pensabile per chi mostra questi tratti è sé stesso e presto farà in modo di mandare a monte la relazione o la renderà dolorosa, se non si riesce a cambiare le cose ( con un aiuto professionale) o andar via.

Ma non sono solo i  narcisi i “nemici” del NOI. Il ritmo e l’abbracciare le aspettative del contesto in cui viviamo, spesso tarate su un certo tipo di successo e immediatezza, rischiano di spostare l’attenzione sempre più sull’IO, sull’egomania. Se l’obiettivo e l’ascolto sarà sempre e solo sul come realizzare me stesso, connesso ma soli, incapaci di entrare in reale empatia con l’altro ma cercando continuamente che l’altro sia interessato, attento, capace di rispondere alle nostre esigenze, non c’è un roseo futuro alle relazioni umane e al Noi in genere. Eppure si è quello che si è per come riflettiamo quello che siamo con e per gli altri.

Un eccessivo individualismo degenera in mancata empatia, capricci esistenziali e fuga dalla fatica necessaria a costruire un progetto a due. Questo non aumenta la libertà ma la limita, prigioniera nel recinto di quello che pensiamo di dover essere. Senza la cura del Noi, diventiamo stelle che si spengono per non avere nessuno a ricordargli che brillano.

Pollicino:  Chi pensa di poter non amare ma pretende di essere amato.
L’Orco : L’Io esagerato, oltre la sana autostima
L’arma segreta : Ascoltare l’altro, chiediamoci “come stanno” i volti intorno a noi. 
 
 
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