Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Justin Timberlake e la Psicologia. Perchè lo psicologo non è come una pop star (ma da lei ha molto da imparare)

Nella vita puoi ottenere tutto quello che vuoi se aiuti le altre persone ad ottenere quello che loro vogliono!

Zig Ziglar

E’ tanto che non parlo di giovani psicologi e di come entrare nel mondo del lavoro. Bene. Lo farò oggi e a suon di musica. Musica Pop. Lo farò partendo da un articolo che ho trovato giorni fa su un sito molto interessante Firepolemarketing.com, (n.d.a. nel 2016 il sito non risulta più esistente, peccato!) un sito che parla di come entrare in contatto con il mondo, coinvolgere e diventare fonte di ispirazione. Insomma, immagino che a questo punto chi cercava un articolo di psicologia abbia già pensato:

1. Cosa c’entra la Musica Pop?

2. Cosa c’entra un sito di Marketing?

E se a fare queste domande son stati in buon numero psicologi, magari anche giovani, “Ecco”, mi viene da pensare, “è proprio per questo che c’è bisogno di un post del genere”. Diciamocelo, se molte persone non vanno dallo psicologo non è perchè non ci sono psicologi in gamba. Ce ne sono moltissimi. Preparati, attenti, capaci. Ma sono preparati, attenti e capaci sulla psicologia e il mondo chiede anche altro. Parole come marketing, target, brand, social network, visibilità suonano come insulti o ancora come mondi lontani e sconosciuti per molti professionisti. Molti competetitors dello psicologo, anche meno seri, magari meno preparati, sono capaci di annusare l’odore del mondo e trasformarlo in possibilità.

E allora che bisogna fare? Iniziare da qualche parte. Oggi iniziamo dalla musica pop. La psicologia è popolare, deve per altro esserlo, i tempi dei divani broccati è quasi terminato o di certo, prende meno spazio di quanto non facesse nei decenni addietro. Oggi lo psicologo, pur mantenendo la sua etica e la sua serietà, deve farsi pop. Per questo, leggendo l’articolo di  Razwana Wahid sulle 5 lezioni di marketing di Justin Timberlake non ho potuto che pensare a come queste sarebbero utile anche calate dal palco e infilate in uno studio di psicologia.

Per chi non conoscesse la pop star in oggetto, parliamo del ragazzo, 30 anni,  che ha cominciato a farsi conoscere in una boyband ‘N Sync e che ora è una delle icone della musica pop mondiale, Justin Timberlake, conosciuto anche per esperienze di attore e belle fidanzate. La sua carriera, analizzata nel post, ci porta a fare dei parallelismi con una possibile azione di marketing per gli psicologi.

Prima di tutto? Un forte spirito di adattamento che lo ha portato a cambiare in continuazione. Se è vero che la squadra che vince non si cambia, è anche vero che il mondo cambia, nei tempi, nelle velocità, nei bisogni e nel modo in cui ha bisogno di aiuto. La psicologia deve saperlo, e molto spesso lo sa, ma non riesce sempre a trasformare questo in azione. Semplicemente lo psicologo ( specie quello clinico) osserva, quasi mai sporcandosi le mani, protetto dalla sua libreria, piena di tomi spesso risalenti ad una formazione passata. Se molti aspetti sono uguali negli anni, molti altri cambiano di continuo. Lo psicologo che accetta di dover cambiare modo di farsi conoscere, detto fatto è uno psicologo pop.

Non per niente, il buon Darwin aveva già sentenziato che “Non il più forte, il più intelligente vince ma colui che meglio si adatta al cambiamento.”  Quindi mettiamoci nel mondo ed iniziamo a connetterci, ascoltare, crescere. Questo implica una buona empatia, ma cosa se ne sta sempre al caldo nella borsa dello psicologo se non l’empatia? Ne abbiamo e anche molta.

Altra lezione pop? Il nostro Justin si è reso accessibile, attraverso apparizioni stabili in determinati programmi o anche grazie a mirate campagne pubblicitarie. E cosa deve smettere di essere lo psicologo se non inarrivabile, lontano, intoccabile? Badate, non stiamo parlando di trasformare lo psicologo o peggio lo psicoterapeuta, in un “amicone”, ma gli stiamo chiedendo di avvicinarsi con la sua spiccata capacità umana ad una immagine meno giudicante ( sono ancora in molti ad aver paura dello psicologo come colui che giudica e punisce, immagine più legata ad un mondo giudiziario che di emozioni e stati d’animo) e più vicina all’altro. Lo psicologo deve poter risultare un sostegno anche di pochi passi, che non vuole per forza scoprire, che non entra dove non è invitato e che è capace di sorridere e ridere alle buone battute. Lo direste mai che siamo in moltissimi così? Mi capita, più spesso di quanto si creda, che entrando nel mio studio mi si dica ” L’ho scelta perchè sembrava simpatica”, diciamoci la verità, non ci si pensa spesso a sembrar (anche) simpatici, anzi, si nascondono certe manifestazioni come fuori luogo mentre, risa e noia, sono segnali importanti, anche dell’andamento di una terapia.

Pensiamo poi alle collaborazioni musicali di una pop star. Trovare il duetto giusto riempie di soddisfazione chi ascolta e avvicina il pubblico dell’uno all’altro. Aumenta la visibilità e la possibilità di farsi conoscere. Ecco che parole come rete, collaborazione, devono diventare non utili per scrivere un progetto o fare un intervento in un seminario, ma prassi consolidata tra i colleghi, per argomenti, territori, prossimità. Lavorare anche  con gli altri, uscendo poi dalla propria categoria professionale, arricchisce e rende più forti e sicuri nel proprio agire.

Un buon modo per farlo è anche attraverso i Social Network, altro punto forte della promozione dello psicologo degli ultimi tempi. Un non luogo per eccellenza, i social per farsi conoscere come l’esperto di… e dove dare/fare spazio alla psicologia. Questo significa impegno di tempo, costanza, coerenza e attenzione a non uscire dal proprio ruolo professionale. Coltivare i profili Facebook, Twitter, Linkedin stabilmente rende presenti, se fatto bene e con una strategia definita. Non ovunque e sempre, ma nei posti giusti e con misura. Serietà e impegno faranno il resto. Essere attivi in maniera professionale è un ottimo biglietto da visita e ci costringe ad essere in continuo aggiornamento sul tempo che fa, di cui al punto uno di questo post. E poi abbiamo la parola magica, quella che non deve mancare a nessun giovane e meno giovane psicologo, la perseveranza. Continuare, con passione ed energia, a perseguire il proprio scopo, fare il proprio lavoro.

Se Justin c’è riuscito, nel nostro piccolo, possiamo farlo anche noi. Unendo al buon marketing la serietà di una buona preparazione e costruendo una psicologia a prova di pop. Buon lavoro colleghi ancora una volta #psicologoèbello!

Pollicino: Noi, popolo di psicologi

L’Orco : La paura che, a usare il marketing a fini professionali, si stia facendo un torto alla nostra bella professione.

L’arma segreta : La perseveranza e la passione, insieme con una buona dose di aggiornamento e adattabilità.

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