Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Bambini, APP e quando il tempo libero si trasforma in frustrazione.

E’ più facile crescere bambini forti
che riparare uomini rotti
Frederick Douglass

 

La notizia che ci regala l’articolo della Repubblica di ieri (04/08/2014) è che Lia, 7 anni, ha suggerito al babbo, sviluppatore di applicazioni per una compagnia di Singapore, di crearne una che permettesse ai bambini di stare più tempo con i genitori. L’idea è che i genitori fanno fatica a trovare tempo per i loro bambini e allora ecco la fulminazione, l’avrebbero creato loro il tempo da passare con i genitori, grazie ad una APP che, oggi, si chiama Mini Hug (piccolo abbraccio) ed è scaricabile gratuitamente.

Di cosa si tratta? Di un gioco a premi, con punteggi e tutto quello che ormai riempie le applicazioni dei giochi di tutti i tipi. Come si fanno i punti? Facendo delle attività con i propri figli, diviso per giorni, settimane, mesi. Si segna cosa si è fatto e per quanto tempo e viene attribuito un punteggio. Poi, a volerlo, si condivide con gli altri genitori che, a questo punto, dovrebbero impegnarsi a fare meglio in una gagliarda competizione al genitore “migliore”. Ma non c’è solo quest’ APP per andare in aiuto dei numerosi genitori senza tempo, è tutto un fiorire di iniziative che hanno un solo obiettivo, ottimizzare il tempo, non sprecarne andando in posti che poi non piacciono ai bambini o non sono abbastanza attrezzati, organizzare tutto nel migliore dei modi, sfruttare, riempire, ordinare ogni verbo che si coniughi con attenzione alle paure del tempo.

Altra idea di cui si parla è quella del progetto,  nato italiano nel 2012 e con base a San Francisco, di Save the Mom che aiuta le famiglie a fare ordine nel marasma delle loro cose, dalla lista della spesa all’elenco delle telefonate da fare, mettendo il tutto ben stipato all’interno di un programma. E poi abbiamo il portale Kid Pass, dedicato ad individuare le idee e le strutture migliori per le necessità dei propri figli. Sono tutte cose belle? Cose brutte? Di certo sono iniziative interessanti, raccontano qualcosa della difficoltà di reggere  le piccole gioie e frustrazioni quotidiane di un genitore (“quello le fa schifo”, “non c’è stato verso”, “si è divertito un mondo!”), del bisogno di sentirsi accompagnati, della paura di sentirsi inadeguati, senza una buona proposta da fare per quelle interminabili ore “libere”del week end. Un timore di fronte alla frustrazione che porta poi a proteggere i bambini in maniera esagerata da tutto quello  che si pensa possa causarne anche a loro. Accade che, infine, per eccesso di zelo e paura di sbagliare non si permetta ai bambini la naturale esperienza della fatica, del non poter sempre sempre soddisfare i propri bisogni e desideri con quello che ne consegue in possibili fragilità future.

Certo, un aiuto a fare ordine nella confusione degli impegni che ogni famiglia con bambini naturalmente si trova ad avere,  è il ben venuto ma sono i termini dell’aiuto che fanno porre delle domande. Mettersi in competizione con gli altri genitori a chi fa meglio il papà? A chi accompagna il bambino a più corsi di arti marziali o danza o lezioni di mandarino? A chi gli fa fare più compiti o lo lancia più volte in aria? Davvero è così terribile andare in un posto non perfettamente organizzato per un bambino e fargli accettare la cosa? Realmente l’idea di un sabato pomeriggio senza impegni strutturati ha il potere di lanciare i genitori in un abisso di vuoto e malessere? E se sì, perchè?

Da una parte, a giugno di quest’anno,  un articolo diceva che, secondo una lunga ricerca del Pew Reserch Center di Washington, i figli costano tempo, con un aumento del 40% tra il 1965 e il 2011 calcolato, però, sul solo tempo delle madri, per un totale di 14 ore settimanali, sottolineando come quindi un figlio sia un costo economico ma anche una rivoluzione nei tempi del genitore e della famiglia. Dall’altra, una ricerca italiana di due anni fa diceva che nel nostro paese si dedica sempre meno tempo al gioco, specie il gioco creativo, quello che ha bisogno di partecipazione, di attenzione, di presenza. Se il tempo dedicato ai bambini aumenta, sono sempre meno le attività di contatto, di condivisione, di gioco.

Cosa succede se mettiamo tutto questo insieme? Si intravede il profilo di una delle ossessioni dei nostri anni, quella per il TEMPO. Il tempo che segna i volti, il tempo di fare tutto, il tempo che non aspetta, che deve essere di qualità, organizzato, non essere speso male, che non torna indietro che va ottimizzato. E, insieme al tempo, il senso di inadeguatezza che solca le giornate di moltissimi tra noi. Perchè o si è perfetti o non si è abbastanza, tutto è competizione, persino il tempo speso a far il bagno ai propri bambini può diventare un campo di battaglia e nella battaglia perdiamo il tempo dell’occasione. Quella di stare con i bambini, di passare il tempo con loro. Tempo che, se non fossimo prigionieri di nozioni dimenticabili e di così numerose strutture, ci godremmo con lo stupore di chi comprende come la lotta non è tra qualità, quantità, cosa fare o altro, ma soltanto tra lo stare insieme e non stare insieme.  Quello che per un “adulto” appare terribile tempo perso perchè non organizzato, per i bambini è un mondo fantastico, un correre di secondi che possono essere riempiti di storie, dita, mani, boccacce, parole, carezze, colori, animali fantasiosi, racconti un po’ pazzi, silenzi e coccole.

Siamo talmente spaventati dal tempo, libero di scapparci tra le dita, che dobbiamo ingabbiarlo in tabelle e orari ben definiti e questa paura del tempo perso passa, insieme all’ansia che l’accompagna, dal genitore al bambino. Temiamo che i bambini staranno malissimo se non avranno il fine settimana perfetto, ma sono gli adulti ad aver perso la magia di vedere un infinito numero di mondi possibili in un solo mucchio di terra, in una scatola vuota, in una pigna come su una panchina. La freddezza irraggiungibile della perfezione non ha ancora posto limiti ai bambini. Quasi sempre quello che desiderano è “solo” il tempo di stare insieme con i genitori e pur di averne, sono portati a prendere prematuramente i nostri modi e sentire, come la bimba che si inventa l’idea di un’ APP per poterla poi costruire con il papà, facendogli guadagnare certamente un ottimo punteggio.

Fermiamoci a perdere tempo con i bambini, ascoltiamoli, sosteniamoli, giochiamo, impariamo a tornare bambini mentre loro diventano grandi. La tecnologia è utile ma non è la vita. Il tempo libero perde la sua libertà in un mare di soddisfatta organizzazione e diventa un impegno tra la pedicure e la lavastoviglie da caricare. E gli impegni sono impegnativi e raramente fanno sorridere di una brutta giornata, mentre stare con i propri bambini è un’occasione di rinnovabile stupore e fatica insieme, inspiegabile in logaritmi.

Quindi non cercate il tempo di stare con i bambini, prendetevelo come riuscite. E se poi vorrete scaricare Mini Hug, sappiate che, al momento, non c’è in italiano, e con mio finto rammarico sono portata a confessarvi che se volete passare del tempo con i vostri figli, dovrete ancora decidere di farlo da soli e poi, semplicemente, rischiare che sia divertentissimo, frustrante, esilarante, poetico, noioso e molte altre cose.

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3 commenti su “Bambini, APP e quando il tempo libero si trasforma in frustrazione.

  1. Pingback: GENITORI E FIGLI: L’ABBRACCIO IN UNA APP | Marisa Moles's Weblog

  2. Pingback: Bambini, APP e quando il tempo libero si trasforma in frustrazione. - Giuseppe Latte BlogGiuseppe Latte Blog

  3. Mamme 2.0
    28 novembre 2014

    Ottimo articolo su una tematica che trattiamo spesso anche noi: http://www.mammeduepuntozero.it/app-bambini

I commenti sono chiusi.

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