Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Quel che sapeva Maisie (2013)

Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti. 
Gilbert Keith Chesterton
 

Poster del film - Quel che sapeva MaisieeLa storia della piccola Maisie potrebbe essere quella di tanti bambini sperduti nei conflitti dei grandi, dimenticati tra i loro problemi, amati, certo, ma non visti, senza attenzione abbastanza da comprenderne le loro emozioni e i loro bisogni. Perchè la piccola Maisie (la piccola attrice, deliziosa, Onata Aprile) del film “Quel che sapeva Maisie” dei registi Scott McGehee e David Siegel (2013) è figlia di una coppia di adulti troppo centrati su se stessi per prendersi davvero cura di lei.

La mamma, Susanna, (Julianne Moore) è una rockstar nevrotica  che cerca di non essere dimenticata nonostante la sua età non più giovanissima, il padre, Beale (Steve Coogan), è un affabile sorridente uomo d’affari, sempre in giro e poco presente. Quando i litigi dei due si trasformano in una separazione, la bambina diventerà la portavoce dei malesseri di entrambi, verrà messa in mezzo a dimostrazione dell’incapacità dell’altro ex coniuge ma mai ascoltata, verrà manipolata, dimenticata, riempita di effusioni momentanee e mai aiutata ad essere bambina, solo resa complice delle difficoltà dei grandi.

La bambina osserva tutto, parla pochissimo, ascolta e non si oppone mai. Ama i suoi genitori, come tutti i bambini, le mancano quando non ci sono, li perdona per tutto, gioca con loro come vorrebbe anche se loro non glielo permettono che per qualche attimo. I suoi grandi occhioni restano fissi sul mondo dei grandi, un mondo che non capisce ma che la travolge, tra case, appuntamenti perduti, giudici, concerti e situazioni non adatte ad un bambino ma che per Maisie sono la sua vita.

Però Maisie è fortunata. A differenza di tanti bambini che si trovano soli in mezzo alla seprazione dei propri genitori, lei ha due ancore di salvezza. Si chiamano Margo e Lincoln. La prima è la sua ex tata, poi diventata moglie di papà, e lui è il giovanissimo nuovo marito della mamma, sposato per ripicca, per dimostrazione, per avere un aiuto, non si capisce bene. I due, anime semplici, giovani e ancora capaci di fare spazio all’altro nella loro vita, sono le figure positive che si incontrano sull’affetto che provano per la bambina, che la proteggono e le danno la forza di un gesto finale che sia capace di, se non cambiare le cose, dare alla bambina la giusta visibilità dopo tanto star nascosta nell’ombra dei genitori.

Il film è liberamente tratto da un racconto di Henry James  del 1897 lo scrittore, dal titolo, appunto diWhat Maisie Knew” , storia di una coppia di genitori che no riescono ad essere maturi e responsabili descritti dallo sguardo attento della loro bambina. Nella nuova versione la famiglia che non funziona è a volte troppo smaccatamente chiara, quasi stereotipata nei suoi problemi, ma di certo questo ci permette di fare riflessioni ad alta voce su cosa possa significare per la piccola Maisie quello che vive, su quanto sia immaturo il modo di questi due genitori di star vicini alla loro bambina, facendone una ragione al loro bisogno di essere amati, ma incapaci di dare alla piccola il giusto spazio, ascolto e affetto. Tutto film viene visto con gli occhi di questa bambina, è la sua l’altezza del taglio di quello che vediamo. Sua la dolcezza che condisce e perdona genitori appena sfumati, che vivono di monologhi e che, nel loro narcisismo, non trovano mai posto per quello che prova Maisie, che resta presente in mezzo a bufere emozionali, litigi tra adulti che per lei sono pur sempre mamma e papà.

Guardare questo film, seppur molto romanzato e addolcito, ricorda e fa riflettere su quante piccole immense cose un genitore NON dovrebbe fare davanti ai bambini. Mettergli in bocca parole, parlare male dell’altro genitore, denigrarlo, lasciarli soli, dimenticarsi dei propri figli, non fermarsi mai ad ascoltare come vivono e cosa hanno da dire su quello che gli succede intorno. E lascia la speranza che ogni bambino possa trovare, in mezzo alla solitudine in cui troppo spesso viene dimenticato, il suo faro, il suo Lincoln o la sua Margo che possa farli essere bambini, crescendo insieme e regalandogli i sorrisi che ogni bambino merita.

 

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