Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Nymph()maniac I e II

Le qualità umane si possono racchiudere in una parola: ipocrisia

Joe

locandina NymphomaniacNon si poteva non parlarne. E questo un regista come Lars Von Trier furbo e divertito, lo sapeva. Un film che, sin dal titolo, richiama a gran voce l’attenzione su sesso e genitali non poteva passare inosservato. Quindi sono state molte, moltissime le persone pronte a darne giudizio, a dedicargli spazio, a cercare di capire se e quanto era scandaloso. Ma in questa sede, si mettono da parti giudizi tecnici e artistici, almeno in parte.  Lasciamo da parte la furbizia del regista, che se la ride dell’attenzione provocata e parliamo, seppur non potendo affrontarne tutti gli aspetti, del film. Una pellicola ricca di echi, richiami e riflessioni, che possiamo vedere con diversi occhi a secondo dell’inclinazione che diamo allo sguardo. Un cast interessante, Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Christian Slater, Uma Thurman, Shia LaBeouf, Jamie Bell, Stacy Martin, Willem Dafoe e molti altri per una storia che è più una confessione, una relazione (quasi) terapeutica e un trattato a più voci sul desiderio femminile e i significati del sesso, della religione, delle relazioni.

Joe, cinquantanni, viene trovata da Seligman in un vicolo, mal ridotta. L’uomo la porta nel suo appartamento e la donna inizia a raccontargli la sua vita da ninfomane, partendo dalla scoperta del sesso al ruolo che questo ha avuto nella sua vita,  ossessionandola e definendone scelte e azioni. L’uomo, che invece non ha mai provato cosa sia il sesso, accoglie con curiosità e calma il lungo racconto ( sono 2 film divisi in otto capitoli) aggiungendo citazioni, chiosando con aforismi e parentesi filosofiche, non giudicando la donna, che si presenta come “cattiva”, anzi dicendo di non aver mai incontrato una persona cattiva, spingendo Joe a spiegargli quando invece lei lo sia.

La vita di Joe è si vissuta nella ricerca della lussuria, ma il piacere presto l’abbandona. L’amore, il sentimento di condivisione con l’altro, la infastidisce, non è ne capace. La stessa dice che “L’amore distorce le cose. E, ancor peggio, l’amore è una cosa che non hai mai chiesto. L’erotismo è una cosa che ho chiesto o preteso dagli uomini. Ma questo amore idiota.. mi sentivo umiliata da esso e da tutta la disonestà che lo segue. L’erotismo è dire si. L’amore fa appello a istinti più bassi, avvolti nelle bugie. Come si fa a dire sì quando intendi no e viceversa? Mi vergognavo per quello che ero diventata. Ma era fuori dal mio controllo.” Ed è per riprendere il controllo, o per non riuscire ad avere cura di altri per non saper avere cura di sé, che lascerà andare l’uomo che, pure, ha amato e il figlio che da lui ha avuto.

Tutto il film si regge sulla relazione di ascolto, per la prima volta di ascolto, che Joe vive con quello che crede il suo primo vero amico, Seligman. Lentamente si concede di raccontargli tutto, anche quanto l’ha più segnata, come la morte del padre, figura cardine della sua vita emotiva o non emotiva. Un racconto che lui ascolta con interesse ma con sporadici dubbi sulla sua “veridicità”.  E qui, come spesso succede nelle relazioni anche terapeutiche, Joe richiama il suo ascoltatore a una scelta che molto spesso ci si trova a dover fare quando si cerca il significato delle storie nell’ascoltarle. Infatti la donna chiede “Come pensa di tirare fuori un senso dal mio racconto: credendoci o non credendoci?” In questa frase il rapporto tra i due si svela, la fiducia si crea e prende forma, permettendo alla donna di trovare un posto sicuro dove poter lasciare la sua storia per dargli respiro.

Ogni racconto si tinge di colori spesso non totalmente reali ma è così che la memoria ce li rimanda e così noi li teniamo al sicuro dentro di noi, diventano parte della storia per quanto noi abbiamo messo in quei particolari anche esagerati. E questa di Joe è una storia esagerata, dove il sesso è il suo modo di comunicare con sé stessa, di trovare pace e controllo sulla propria vita, cercando in quei numerosi partner un suo senso, strettamente personale e mai legato alla relazione, anzi degli altri poco importa, la sensibilità per la relazione si perde, restano delle iniziali, neppure dei nomi, che nel ricordo combaciano con quello che sapevano fare per farle piacere e non altro.

Nel parlare di sé senza censure Joe svela lentamente il suo dolore, la sua incapacità di accettare quella parola “amore” come necessario ingrediente del sesso, che pure aveva cercato e trovato in Jerome.  Il suo modo di vedere il mondo diventa la chiave per interpretare il suo bisogno di sesso, l’Eros è per lei un modo per manipolare la realtà e controllare il suo mondo emotivo, benchè la solitudine, e la morte, sia al suo fianco, sempre. E su tutti gli uomini, con buone citazioni freudiane che tra Wagner e Mozart fanno la loro figura, è il padre quello che più ha segnato la vita e le scelte di Joe. La loro è una relazione intensa, idealizzata, sempre presente, dove la ragazza è la vera compagna dell’uomo anche nella morte, con tutta la disperazione che questa provoca nella ragazza, e con la complice assenza di una madre/moglie, che manca anche negli ultimi giorni di vita ma pure viene da lui protetta, nell’incredulità/rabbia di Joe.

Nymphomaniac è un film forte, pieno di tante citazioni da poter prendere appunti, eppure non aspettiamoci un film veramente porno. Certo, c’è la nudità, ci sono i coiti, i membri, le vagine, ma quello che risuona maggiormente è l’urlo di Joe che nonostante questo non si sente piena che del suo vuoto. Il desiderio femminile, il piacere, che pure la donna cerca di proteggere e mantenere come unico canale di comunicazione con il mondo ( tanto da scegliere di partorire con il cesareo pensando che questo le ripermetta di provare piacere prima), si fanno dolorosi quando la donna si rende conto di non avere spazio per l’altro, il figlio. Non può difendere la vita di un figlio senza aver affrontato lei stessa le sue fragilità di figlia. Per questo cerca punizione e soddisfazione nel corpo con ancora più decisione, lasciando quel fardello dell’amore fuori dalla sua vita, con il benestare del suo unico vero compagno Jerome, anche lui poco capace di costruire relazioni affettive.

Ma sembra difficile, quasi impossibile, trovare una soluzione al problema di Joe, che non smette di cercare uomini e incontri sessuali, eppure resta sempre inappagata e sofferente e a poco servirà la costrizione a fare una terapia per la sua dipendenza sessuale, anche cercare di nascondere ogni richiamo alla sessualità, trasformando la sua stessa casa in una sorta di sepolcro bianco, non farà che far star peggio Joe, che scapperà con rabbia dal gruppo terapeutico, che vive come una ulteriore ipocrisia delle relazioni, una formale finzione per gli altri e non come una liberazione scelta per sé stessa. Unica strada che sembra in fondo percorribile è quella della nuova fiducia nell’altro, nell’ascoltatore che si fa terapeuta, Seligman, che potrebbe trasformarsi nella possibilità di abbandonare la sua storia di vuoto e sesso in qualcosa di nuovo, capace di riappacificare Joe con l’umanità e la sua storia ninfomane.

Come finisce la storia? Il regista ci propone la sua ironica (?) visione del mondo delle relazioni dove, come dice Joe, è l’ipocrisia a vincere. Alla fine tutti possiamo scegliere se sorridere e pensarla diversamente o accettare che ci sia una punta di verità in tanta amarezza sul genere umano.  La scelta è a chi guarda.

Pollicino:  Il desiderio, il sesso e il significato del piacere

L’Orco : Il vuoto e l’ipocrisia

L’arma segreta : L’ascolto, la fiducia nella relazione con l’altro

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