Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Psicologia, aspirazioni e rassegnazione. Cosa fare dei nostri sogni in tempo di Crisi?

Meglio nessuna aspirazione che non esserne all’altezza. 
Giovanni Soriano

A volte capitano cose curiose che, a fermarcisi a pensare, raccontano tanto di tutto che la metà basterebbe a scriverne per giorni. Così, di ritorno da una piccola vacanza, anche Pollicino a volte ha bisogno di altri lidi, si incontrano storie con un minimo comune denominatore, una domanda che nasce da voci e racconti diversi ma che arriva allo stesso bivio tortuoso, quando tutto sembra troppo difficile, meglio rassegnarsi o continuare a sognare? Meglio aspirare a seguire un desiderio, seppur parrebbe tanto lontana e ardua la sua realizzazione, o accettare che sarebbe troppo folle e prendere il poco che si può, adattandosi alla visione del mondo che va per la maggiore. Cosa c’entra un tale quesito con un blog di Psicologia? Moltissimo.

Il terapeuta, pur senza interferire o rispondere al posto di chi deve, si troverà spesso nella morsa di questa quesiti come questo. Sognare e perseguire la strada dal sogno segnata o rassegnarsi e fare di necessità virtù? Ma cosa significa rassegnarsi? Cosa significa insistere a sognare? Quando, sia l’una che l’altra strada possono diventare un bene o un male? E, facciamo attenzione, non parliamo solo delle scelte dei giovani che diventano adulti, degli adolescenti in genere ma di quelle che ogni essere umano è portato a fare quasi giornalmente sulla sua vita e sul suo futuro.

Desiderare è di certo il primo passo di un processo lungo che porta da quella prima scintilla, che sia un emozione romantica o l’idea di cosa si vuole fare da grande, che passa per una elaborata trasformazione da quel primo intuitivo desiderio a degli obiettivi necessari per raggiungere il risultato auspicato. E’ tutto in quella capacità di trasformare l’idea, il “vorrei”, in  un processo capace di aggiustamenti e adattamenti alla realtà, che non significa rinunciare alle proprie aspirazioni ma comprendere che il mondo non sempre è pronto a renderle reali, siamo noi a dover trovare il miglior modo per realizzare il sogno.

Un buon esame di realtà, di fattibilità, di “si può fare” è fondamentale per non restare arenati nel sogno buono a se stesso, quello che riempie ma resta lì, immobile e incapace di trasformarsi in possibilità. Qualunque sogno ha bisogno di un po’ di coraggio e di determinazione per diventare concreto e, quasi sempre, di non pochi aggiustamenti in corso d’opera. Spesso quanto raggiungeremo non sarà proprio la perfezione sognata, i principi azzurri saranno forse più opachi e meno regali, le principesse avranno sbalzi di umore e doppie punte, il lavoro che si è sempre voluto fare non sarà premiato con un Nobel, forse, ma sarà ogni giorno, quasi ogni giorno, pronto a stimolarci. Accettare le difficoltà del mondo non deve essere per nessuno, motivo di resa incondizionata al malessere e al grigiore di “che vuoi farci”, anche poco ma c’è sempre uno spazio di movimento e trasformazione pronto a cambiare le cose, se si avrà la capacità di trovarlo, nascosto tra le lamentele, le difficoltà e i problemi del tempo.

Il sogno quindi, come aspirazione, desiderio  diventa il motore di molte esperienze ma ha bisogno di rinnovata energie, spinte anche dall’esterno, costanza e accettazione dei momenti in cui sembra proprio che non vi sia spazio per poter sognare ancora. Eppure, come scriveva Edgar Allan Poe, è ancora vero che, “Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.” Poter vedere al di là di quanto è pura conformità alle aspettative del mondo è un potente talismano se usato con attenzione e misura, una tortura se diventa il solo modo di stare nella vita.

Quando i sogni staccano troppo le loro radici dal reale e diventano fuga, tana allora sarà bene comprendere cosa sta accadendo. Smetterla di insistere nel voler realizzare sogni che non hanno ormai alcuna possibilità di esaudirsi, seguire strade che non hanno sbocchi, continuare su un percorso accidentato e senza soluzione ( come certe storie di chi per diventare “famoso” finisce con il farsi del male perchè incapace di fermarsi al momento giusto). Allora la medicina sarà la possibilità di accettare i limiti e i difetti dei nostri sogni, una rassegnazione che non vuole essere un fallimento, l’emozione di una incapacità ma la presa di consapevolezza che non tutto quanto di desidera è destinato ad essere ottenuto. L’uomo che vogliamo potrebbe amare un’altra persona, il nostro sogno di fare il calciatore potrebbe essere fermato da un problema fisico….etc In questi casi, la rassegnazione può essere una presa in carico della realtà capace di dare un confine al nostro stordimento per il mancato successo e di offrire la possibilità di una nuova occasione, un uomo diverso ma intenzionato a creare una coppia, un lavoro nel mondo dello sport ma non da calciatore.

Saper scegliere. Imparare a farlo se necessario. Capire quando stringere forte i propri sogni e quando accettare l’impossibilità di realizzarli per potersi dedicare ad altri, magari a prima vista più  modesti ma capaci di dare soddisfazione e tranquillità proprio perchè raggiungibili e “personalizzabili” nel migliore dei modi. Questa è una grande qualità che segna la differenza tra un tendere senza meta all’impossibile e una vita piena e a propria misura.

E’ dalla rassegnazione come prima e unica risposta che bisogna far uso moderato, perchè seppure parrebbe spesso il piatto unico preferito di questi tempi, molto spesso è un boccone avvelenato che ferisce, rallenta e impedisce di mettersi alla prova, ottenendo, di contro, una sfocata immagine di quella che potrebbe essere la vita che si vuole.

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L’Orco : La resa come unica risposta senza tentativo di combattimento

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2 commenti su “Psicologia, aspirazioni e rassegnazione. Cosa fare dei nostri sogni in tempo di Crisi?

  1. A.
    5 maggio 2014

    …forse l’età fa la differenza…sognare a 20 anni non è come sognare a 40…e quando sogni a 40 anni a volte ti fermi, ci pensi su, guardi indietro…e già sai che tante cose non accadranno più…perchè non hai più l’età per farle avverare…allora forse è giunto il momento di prendere coscienza della normalità e accettare quei limiti che abbiamo ma che a 20 non vediamo proprio…perchè tutto è possibile…non è rassegnazione ne tantomeno un gettare la spugna…ma forse semplice consapevolezza di se.

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