Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

La psicologia italiana raccontata a mia figlia

Io credo che la possibilità di cambiare miti per riportarli dentro la dimensione storica sia uno degli aspetti più interessanti e più divertenti, anche, della professione psicologica.
Carlo Renzi ( dal filmato)
 

-Cliccando sull’immagine puoi vedere il filmato completo –

Raramente mi lascio andare a pregiudizi, temevo di averlo fatto guardando il trailer del Documentario “La Psicologia italiana raccontata a mia figlia” (film-documentario prodotto, con un budget più che dignitoso, dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) lo scorso ottobre. Dal poco che era possibile vedere e ascoltare, mi sembrava che una qualche lentezza, un modo stantio di documentare ( e non “raccontare” come dice il pur bel titolo) non fosse il modo più idoneo di presentare la bella disciplina con cui convivo ogni giorno del mio mestiere. Purtroppo, i dubbi alimentati dal vedere un assaggio del filmato, sono stati confermati da una attenta visione dell’opera in toto.

La cornice della storia raccontata, anche la musica e il lento scorrere di un treno che si accinge una città dopo l’altra a portare l’intervistatore dagli intervistati, comunica un modo fuori tempo di parlare a chi guarda. Quello presentato come un “viaggio in un pezzo di storia della psicologia italiana, un racconto per curarne la memoria” fatto di incontri con amici che la storia l’hanno fatta è un viaggio che si compiace ma non è troppo desideroso di uscire dal monologo per entrare in un coro. Quella che viene definita come una “operazione della memoria” ( quanto riporto tra “” è tratto dal filmato stesso) di certo è una passerella interessante di volti  che hanno scritto la storia della psicologia. Ma molti psicologi speravano in qualcosa di più.

Sintesi del Filmato: Le interviste tra Fenaco e gli storici della Psicologia italiana, vedono prima Adriano Ossicini che racconta come  lo psicologo ha avuto grosse difficoltà nel nostro Paese per il rifiuto culturale, avendo contro la cultura psichiatrica organicistica e la cultura idealistica antipsicologica. Poi c’è Mario Bertini che ricorda quando ha aperto il corso di Laurea in Psicologia de “La Sapienza” e come la sua Psicologia della Salute sia stati un vero cambiamento di paradigma, che ha portato a focalizzarsi sulla salute come identità, come stato di benessere biologico, psichico, sociale ( in accordo con l’OMS per cui non è salute solo la mancanza di malattia). In uno scorrere lento di voci e volti, c’è Luciano Mecacci, Storico della Professione, che riporta nuovamente il ritardo della professione nei confronti dei altri paesi e di come sia stata, allora,  “la presenza dei giovani” a dare grande valore e rinnovamento alla ricerca scientifica psicologia in Italia mentre Piero Amerio, parla della nascita della psicologia di comunità.

Giulia Villone Bettocchi ricorda come si è avvicinata alla materia con una ricerca sulla  protezione sugli incidenti sul lavoro tramite l’osservazione partecipata, peccato che sia parecchio tagliata e sfumata e dia a intendere che sia in gran parte merito di qualche gran nome maschile se una donna, la sola, sia presente in queste interviste. Segue un Marcello Cesa Bianchi, sorridente, che riprende l’immagine del medico che deve considerare il malato come una persona nel suo complesso e spinge poi sull’importanza della creatività nella psicologia, che non si pone come soluzione di tutti i problemi ma come possibilità di aiutare la persona a rispondere alla vita e alla morte. Anche Renzo Carli ripercorre la sua iscrizione all’Università Cattolica  per riportare come sia pericoloso il passaggio, in meno di 50 anni, dagli allora 160 psicologi ai quasi centomila di oggi, sottolineando come sia una difficoltà della professione quella di non sapersi differenziare a seconda della domanda, perdendo possibilità di intervento. Il resto è ancora una serie di passaggi sulla norma, riportati dal Presidente Cnop, Giuseppe Luigi Palma, tra le legge dell’istituzione della professione al primo consiglio nazionale, passando per il bisogno di “coniugare diritto allo studio con il diritto al lavoro”, nodo ripreso anche da Renzo Canestrari, contrario alle facoltà di Psicologia perchè troppo numerose specie perchè la psicologia è formazione teorica ma specialmente un ricco bagaglio culturale, facendo poi un elenco dei settori principali degli psicologi italiani dalla Salute all’Azienda. Il tutto finisce con qualche nota a margine di Michielin, Ranzato, Sardi, ex Presidenti CNOP. Fine del filmato, seguono ringraziamenti.

Cosa resta dopo la visione, minuziosa, di questo lavoro? Resta il malessere di sapere che la Psicologia, anche quando parrebbe volersi avvicinare ai tempi, sembra sempre lontana, distante dai modi e dai linguaggi del tempo presente. Resta l’idea che una operazione come questa potesse avere toni ben diversi e meno marmorei mentre qui vedo la celebrazione di una fatica fatta e ben poco interesse a tendere la mano a quei giovani, che pure sarebbero energia creativa e innovazione. Già nella scorsa recensione scrivevo:

sembra sempre di più che esista un divario, una distanza siderale tra il mondo e il mondo della psicologia che in questo pure vive e si nutre….[e] il dialogo, forma di comunicazione che crea la storia che si racconta, si trasforma in monologhi.” 

Non posso che confermarlo. Amaramente. Sembra che il Futuro sia stato ieri e che adesso sia il momento dell’Ormai.

Eppure moltissimi colleghi costruiscono la professione giorno dopo giorno, con creatività, serietà ed ironia. Continuiamo a lavorare per la professione, sperando di poter vedere presto, invece di stralci di interviste, una storia che sappia trasformare, arricchire, creare spazi, stupire. A tempo di una musica vitale e allegra su cui la Psiche possa persino riuscire a ballare.

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Un commento su “La psicologia italiana raccontata a mia figlia

  1. senzacamice
    23 gennaio 2014

    Lo scarto preoccupante che si sente nel film è il passaggio “passato che racconta al futuro”, con gli psicologi “del presente” totalmente ignorati…

I commenti sono chiusi.

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