Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

E Pollicino scese in Politica…. ( Elezioni Ordine Psicologi 2014)

Era il 2013, quasi 2014. Fuori il cielo era grigio, ma nessuno se ne preoccupava, si viveva pur sempre in Piemonte, di cosa stupirsi? Esisteva un Blog in quei tempo e quel blog era Pollicino Era un Grande. Lo scriveva una psicologa, da pochi anni piemontese da molti di più appassionata abitante di quel mondo bizzarro e fantastico che è la Psicologia. Quella che segue è la sua lettera a tutti i lettori di questa piccola realtà su web, per chiarezza, per spiegare cosa accadrà nei prossimi mesi nella vita di Pollicino ma, soprattutto, per la precisione.
 

Dimentico molte cose, di molte di più però ho memoria. Ricordo, per esempio, che a sedici anni ogni mattina compravo un giornale diverso, a casa si parlava di politica sussurrando, come fosse disdicevole usare “certe parole” e io stavo lottando per costruirmi idee tutte mie. Ogni giorno un giornale diverso, cercando di capire da che parte stavo. La politica è sempre stata una belle parola, per me. Sporcata e svilita certo, ma nella sua essenza, quella cosa fantastica che non cambia anche se tutto il resto si muove, splendente e necessaria. La città, occuparsi di quello che si vuole cambiare, prendendosi le responsabilità del caso, facendosi anche quella violenza che serve quando molto più facile sarebbe starsene in un angolo e lasciare che tutto passi. Costruii le mie idee allora. Poi è stato tutto un lavoro di manutenzione, smantellamento, rinforzo, cambio di virgole e punti.

Poi sono diventata una Professionista. Una Psicologa piena di entusiasmo e con la pretesa di poter fare il suo lavoro, quello per cui aveva studiato. Come suona semplice, in superficie, fare quello per cui si è studiato, quello che si è scelto. Ma il mestiere che mi sono scelta, insieme a svariate migliaia di altri, compresi quasi subito che ad ogni ostacolo superato ne mostrasse altri, sempre più ardui, complessi, che il primo passo, la laurea, era di certo il più facile. Bastava leggere dei libri, pensarci su e a domanda rispondere, se interrogati. Invece, il DOPO era una gran confusione. Esame di stato, promesse, complicazioni, un mondo in perpetuo cambiamento, sempre meno adatto agli psicologi, costi sproporzionati per la formazione, lavori da fare per poterli pagare, una cultura in cui ancora giravano ( e girano) immagini stereotipate di strizzacervelli e divani, attese, attese, tirocini, ore regalate che poi, magari…..

Dopo più di un decennio sono ancora qui. Con la stessa determinazione a fare il mio lavoro e a farlo valere per quello che è. Una fantastica avventura, nuova ogni giorno, complessa sempre. La psicologia è la mia casa. Almeno quella della me che lavora. E la mia casa è un posto bellissimo da abitare SE. Se cosa? Se si riesce a far entrare la chiave nella toppa, se la porta è quella giusta, se non si sbaglia indirizzo, se poi i vicini non ci portano via i mobili, se  nessuno offre qualche soldo al portiere per rubarcelo appena ci allontaniamo, se la “sicurezza” la protegge da tanti malintenzionati, se il padrone di casa non ci stacca la luce e se l’amministratore risponde al telefono quando gli parliamo della macchia di muffa che cammina sul soffitto.

Perchè fare lo psicologo non è facile per nulla. La professione è svilita, poco e mal conosciuta, tutelata peggio, costosa, amministrata in maniera insufficiente, subisce attacchi quotidiani da altre figure che spesso neppure esistono. Quindi a quasi quarant’anni mi sono rimessa a studiare la politica e d’accordo con Aristotele quando diceva che “l’uomo è per natura un animale politico”, aggiungo che oggi, lo psicologo deve anche essere politico. Quantomeno per entrare nella città e conoscerla, capirla, scoprire come è cambiata da quel bel periodo di sigari e divani in cui essere riconosciuti come terapeuti era un tantino più facile. Essere psicologo oggi significa anche capire come è cambiata la professione e cosa può diventare, scambiarsi informazioni con i colleghi, informarsi, farsi sentire.

Per questo, ho scelto di fare politica professionale. Perché voglio essere una psicologa che capisce la sua professione, la sostiene, la tutela e magari riesce anche a dare una mano ai tanti psicologi che crescono, spaventati e titubanti, troppo spesso convinti che la nostra è una missione che va fatta gratuitamente.

Ho scelto di fare politica professionale candidandomi con il Gruppo di Altra Psicologia Piemonte per le prossime elezioni dell’Ordine degli Psicologi 2014. Altra Psicologia PiemonteNon è stato facile accettare, perché da bravo Pollicino non amo urlare il mio nome, ma cerco di dirmi che si tratta di un piccolo prezzo da pagare per provare a coinvolgere quanti più colleghi lo desiderino nell’idea di cambiamento, innovazione, tutela, promozione, partecipazione e nuovi servizi per la professione che questo gruppo vuole portare avanti e che la categoria merita di avere. Sarà una avventura faticosa ma anche divertente, che affronterò in buona compagnia, con i colleghi Alessandro Lombardo, Giovanna Verde, Igor Graziato, Luca Cometto, Laura Salvai, Ronnie Bonomelli, Marta Sortino ed Enrico Parpaglione.

Per questo, nelle prossime settimane, fino al fatidico 6 gennaio 2014, primo giorno delle Elezioni, userò anche questo piccolo Blog per raccontare la nostra professione, non solo per far conoscere il mio AP pensiero ma soprattutto, e lo dico senza mentire, per informare chi vorrà leggere di quello che succede oggi intorno alla professione dello Psicologo.

Non me ne vogliate se non siete “del ramo” e fatemi sapere cosa ne pensate se invece siete colleghi.

Dalla prossima settimana, un post sarà dedicato a “Giovani Psicologi Crescono”, proprio per ragionare insieme di tante piccole grandi cose che si muovono intorno a questo bel Mestiere.

Buone Elezioni a Tutti!

Marzia Cikada

Un’altra psicologia è possibile anche in Piemonte!

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2 commenti su “E Pollicino scese in Politica…. ( Elezioni Ordine Psicologi 2014)

  1. marisamoles
    9 novembre 2013

    Come si fa a non stare dalla tua parte? In questo scritto, semplice onesto e trasparente, hai trasmesso dei messaggi che non solo quelli del mestiere possono capire: la passione per il tuo lavoro, la voglia di capire ed esserci, un piccolo sfogo per i “maltrattamenti” subiti dalla categoria (e come potrei non capirti io che sono un’insegnante?), le incomprensioni e i pregiudizi che gravano sulla tua professione che, alla faccia di chi critica, la rende più affascinante e unica. E poi la politica, quella cosa strana che spesso non capiamo, o fingiamo di non capire, a volte non vogliamo proprio capirla, non per colpa nostra, s’intende. Quel termine che deriva dal greco “πόλις”, città, e che rimanda al buon governo, quello sapiente, della comunità, che molti, troppi hanno dimenticato e stravolto etimologicamente: non più la comunità interessa a chi fa politica ma il proprio benessere (economico, prima di tutto). E allora ben venga la “politica buona”, quella che ben governa le piccole comunità, come la vostra. Se potessi, voterei volentieri per te. Non potendolo fare, faccio il tifo per te, con la convinzione che tu possa essere un buon esempio per le nuove generazioni, per quei “giovani psicologi che crescono”, affinché capiscano che il servizio che la vostra professione offre è unico e insostituibile, affinché non perdano la speranza affrontando quella corsa ad ostacoli che è il vostro bel Mestiere.

    Un abbraccio.

  2. Dott.ssa Marzia Cikada
    9 novembre 2013

    Cara Marisa, anche se non voterai per me il tuo supporto mi è veramente di aiuto! Grazie. Fa sempre piacere scoprirsi compresi. Buon lavoro e un sorriso. Marzia

I commenti sono chiusi.

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