Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Il mondo di Arthur NewMan (2013)

Chi fugge dalla battaglia può combattere un’altra volta.
Demostene
 

 Locandina del Film Arthur NewmanCosa fare quando sembra che non si abbia la forza per fare nulla? Scappare. Questa è la decisione che prende Wallace Avery, uomo in crisi di mezza età, divorziato e incapace di avere una relazione con il figlio, con un lavoro che lo spegne, una fidanzata di cui non è innamorato. Tenta di cambiare la propria vita? No, decide di prenderne una nuova. Non solo scappare, quindi, ma farlo con una nuova identità, cambiare nome, storia, darsi una nuova possibilità. Quindi Ecco “Il mondo di Arthur Newman” ( che poi significa uomo nuovo). Film del 2013 con l’attore premio Oscar Colin Firth ed Emily Blunt per la regia di Dante Ariola.  Cosa capita se si cambia identità? Che si possono  fare dei nuovi incontri, cercare di colmare quel vuoto che ferisce. Ma per quanto? Arthur incontra Michela, anche lei in fuga dal dolore di una famiglia dalla storia dolorosa e anche lei sicura di non aver speranza. Insieme cominciano a vivere nelle case altrui  approfittando dell’assenza dei padroni di casa, giocando a essere sempre altri per non doversi ricordare il proprio nome.  Lasciando da parte un giudizio su sceneggiatura e personaggi, che in parte sono deludenti nel loro non trasmettere emozioni a chi guarda, in un mondo di altri personaggi chiusi in se stessi, anche il figlio di Wallace/Arthur sembra incapace di vivere a pieno l’emozione di aver perso il padre, quando questi non si trova in nessun luogo e viene dato per morto, lasciando da parte questo per regalarlo all’eventuale spettatore, attiriamo l’attenzione invece sul meccanismo della fuga che viene messo in atto.  Cambiare è difficile, seppure non si fa altro per tutta la vita, ma quando non sono i piccoli cambiamenti ma i grandi, quando l’insoddisfazione aumenta pur lasciando immobili, allora il cambiamento diventa spaventoso perchè non sempre si ha la fiducia di poter trasformare quello che si ha in quello che si vorrebbe. Si preferisce ritirarsi dalla propria vita, nascondendosi. Se i cambiamenti sono spesso temuti perchè significano lasciare il conosciuto e rassicurante per l’ignoto, è anche vero che il trasformarsi in altro, fuggire da quanto ferisce per inventarsi una vita migliore, perchè nuova, una realtà più serena perchè senza storia può sembrare più appetibile e, decisamente, più facile. Quindi meglio cambiare nome che provare a conoscere un figlio adolescente, cambiare identità che affrontare i fallimenti della propria vita per trasformarli in altro.

Ma difficilmente un salto nella vita altrui resiste nel tempo. Capita, però,  possa essere una possibilità di allontanarsi il giusto per vedere con altri occhi, per fare esperienze che ci permettano di apprendere nuovi modi di affrontare quello che sembrava impossibile da affrontare e quindi, con questo nuovo bagaglio di conoscenza di sé e del mondo, si può tornare nei propri vestiti, lasciando andare quanto non piaceva per sostituirlo con un migliore e più ricco sè stesso. Quindi la fuga può essere una strategia per allontanarsi il giusto da acquisire un  nuovo modo di vedere e non necessariamente un modo per fuggire in toto le proprie difficoltà. Chiaramente, mentre molte persone attuano fughe dalla loro realtà verso una più piacevole per poi tornare e sistemare relazioni e ferite aperte della vita abbandonata, acquisendo nel viaggio l’empowerment giusto per uscire dall’immobilismo in cui ci si era bloccati, può succedere che si preferisca rinunciare per sempre a quanto si era e abbracciare il continuo cercare ed essere altro come stile di tutta una vita, non dandosi mai il tempo di pensare a cosa di è lasciato. Come in un volo continuo senza mai fermarsi per timore di quello che si troverebbe o scelta di non voler affrontarlo. I fuggitivi, come Arthur, sono insofferenti rispetto a quanto lasciano, non riescono a trovare la voce, a costruire il dialogo con quanto non funziona, fuggire gli permette di sopportare lo stress di una vita che li ha abbattuti, sotto il peso di scelte sbagliate o situazioni infelici. La fuga sarà occasione per sperimentare altro, qualcosa di nuovo capace di emozionare, di mettere in moto nuove capacità ma questo, dopo l’euforia iniziale, non allontanerà del tutto dal senso di perdita di esistenza, di storia che la strategia dell’andar via comporta. Allora sarà faticoso ma necessario tornare e riprendere il proprio posto, arricchiti e meno insicuri di poter vivere con soddisfazione la propria storia.

 

Pollicino:  Chi sta pensando alla fuga
 
L’Orco :  L’insoddisfazione, la paura di non farcela
 
L’arma segreta : Trovare nuovi occhi per guardare alla propria vita per cambiare quanto rende insoddisfatti e feriti

 

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