Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Lo sapevi che d’Informazione ci si può ammalare? Cercalo su Google! (Information Overloading Addiction)

Viviamo in un mondo in cui l’informazione non arriva più a provocare delle reazioni, è una forma di nutrimento, di droga, è come se bevessimo un caffè.
Matei Vişniec

E’ un fenomeno sotto gli occhi di tutti. Ci facciamo i conti molto spesso noi terapeuti. Sono moltissime le persone che incontriamo nei nostri studi che arrivano con una diagnosi già fatta, sanno cosa si dovrebbe fare, spesso anche troppo ( e ancor più spesso male).  Capita che si tratti di autodiagnosi talmente convincenti da rendere difficile il lavoro stesso. Moltissimi poi si prescrivono da soli il farmaco da usare, le posologie, quando e come scalare o aumentare una somministrazione. Si finisce nel vortice di una vera e propria cybercondria. Il continuo informarsi su web rispetto a malattie, reali o non reali, e a costruire da soli la propria cartella clinica.

Cosa sta accadendo? Troppe informazioni, una vera e propria abbuffata di nozioni, informazioni, possibilità che finiscono con il creare forme di ansia e stress nuove di qualche decennio. Se da una parte questo permette di proteggersi, cercando informazioni su professionisti adeguati, trovando recensioni su strutture più o meno serie e accreditate, a volte persino salvando la vita dei nostri cari (come è accaduto ad una madre  inglese che con internet ha potuto salvare il figlio di 12 anni da una cattiva diagnosi), d’altro lato ci sono alcuni pericoli che è importante tenere a mente. Ogni giorno, leggiamo le informazioni, le decodifichiamo, gli diamo una “nostra”interpretazione e ci mettiamo in una condizione critica. Quella di gestire più dati di quanti sia possibile, traendone arbitrarie interpretazioni, spesso superficiali, a volte pericolose ( specie se si parla di salute). La critica viene messa da parte, come la possibilità di approfondire con chi della materia specifica sia un professionista. Seppure dalla ONG, HON ( Health On the Net Foundation) è stato creato un motore di ricerca che presenta solo materiale di fiducia, MedHunt, questo è peraltro uno strumento che parla solo la lingua inglese.

Utilizzando Internet si cercano soluzioni, si risale da qualche sintomo ad una diagnosi, si legge di persone che magari sono come noi, sacrificando parte della nostra unicità, ricavandone spesso non solo informazioni e stimoli da approfondire ( meglio con un professionista) ma forme di stress vero e proprio dovuto al sovraccarico che si finisce con l’ottenere. Google mostra informazioni, articoli in mezzo ai quali, con qualche semplice dato di base, ci muoviamo per avvalorare tesi create spesso su ombre. Il fenomeno della dipendenza da informazione, l’Information Overload Addiction (sovraccarico cognitivo), crea il bisogno di essere sempre aggiornati, “sul pezzo”, ma allontana molto spesso da vivere e superare situazioni spiacevoli, rischia cioè di diventare una forma di evitamento del problema reale, di assecondare malessere e sofferenza immergendosi nella rete e nelle sue mille finestre ricche di informazioni, ma lontane dal mondo reale, dalle relazioni. Allontana spesso dalla vita di sempre con problemi successivi sul lavoro e nel tempo personale.

Tutto parte dalle infinite possibilità che offre la rete. Online possiamo trovare di tutto. Questo significa che, se non facciamo attenzione, possiamo lasciarsi suggestionare anche da materiale non validato, riflessioni ad alta voce di non sempre preparati professori, articoli non accreditati e non confermati, opinioni personali, certamente in mezzo a materiale serio e scientifico, ma nel mare magnum dell’informazione online può capitare di perdersi. Abbiamo già parlato di come sia difficile dirci fuori della rete ( Pollicino, 17/05/13) ma quelle che si vengono a costituire sono vere e proprie forme di dipendenza, stress, ansia, sindromi e non ultima la mera illusione di poter controllare con il click i propri malesseri interiori.

Legate al sovraccarico di informazioni sono due forme diverse di malessere,  l’Information Fatigue Syndrome e l’Informaton Anxiety. La prima è una forma di sindrome che possiamo vedere nei navigatori dipendenti,  l’Information Fatigue Syndrome (IFS) si manifesta come un vero e proprio affaticamento da troppe informazioni, talmente tante da diventare ingestibili. Il primo studio in merito fu fatto nel 1996 dalla Reuters, agenzia internazionale che si occupa di finanza, giornalismo, politica, tecnologia et. Il taglio di tale studio era legato al mondo degli affari e portava il titolo  di “Dying for Information” e ne era risultato  che si perdeva moltissimo tempo, in un campo in cui il tempo è denaro, tra i vari agenti dell’informazione, usando email, fax, internet con un potente incremento dello stress manifestato dai lavoratori. La sindrome che ne deriva, oggi è riscontrabile da vere e proprie manifestazioni fisiche di tale stress. Si diventa irritabili, si hanno problemi nel dormire, si vive uno stato di ansia e confusione, dolori allo stomaco e/o alla testa sono possibili insieme a dimenticanze e frustrazione. Inoltre, prendere una vera e propria decisione diventa molto complesso, quasi impossibile.

L’Information Anxiety, l’Ansia da Informazione è anche questa legata al sovraccarico cognitivo e di informazioni. Questo termine viene coniato la prima volta nel 1989 da Richard Saul Wurman, che pubblica il testo “Information Anxiety”, integrato nel 2000 con la seconda edizione. Questa forma di ansia, viene descritta come il risultato di una differenza. Quella tra quello che realmente comprendiamo delle informazioni che riceviamo e quello che pensiamo di capire. Lo stesso Wurman lo definisce il “buco nero tra i dati e la conoscenza”. Quindi molte informazioni, moltissime ma incapacità di fruirne giustamente e di dare il giusto significato, la difficoltà, specie davanti a questioni nuove, di trovare la giusta informazione in merito, di valutare in maniera adeguata.

Come salvaguardarsi? Avere cura del mondo fuori, perdersi del tempo OFF dalla tecnologia, chiedere conferme e parlare con veri professionisti di quanto ci accade prima di fare autodiagnosi, tenersi sotto controllo rispetto al tempo che si passa online, rispetto a quanto ne dedichiamo alle relazioni. Facciamo attenzioni a noi.

 

Pollicino: Chiunque si trovi a cercare informazioni in rete
 
L’Orco : L’ansia di chi si abbuffa di informazioni, la difficoltà  di valutare

 

L’arma segreta :  Cercare solo su siti sicuri e avvalorare le tesi con professionisti della salute, prendendo aria ogni tanto fuori dalla Rete

 

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Un commento su “Lo sapevi che d’Informazione ci si può ammalare? Cercalo su Google! (Information Overloading Addiction)

  1. alfredinik
    4 settembre 2013

    L’ha ribloggato su La tela di spiderwestene ha commentato:
    Concordo in toto con l’autore: internet (e relativi motori di ricerca) sono un mezzo molto potente, possono aiutare per capire che c’è un disagio, che c’è qualcosa che non va, ma una volta capito non bisogna autoproclamarsi medici, psicologi, terapisti o quant’altro. Bisogna subito andare da uno specialista (che mediamente ha degli studi quinquennali, tralasciando gli anni di dottorato e/o ulteriori specializzazioni).
    Il DO-IT-YOURSELF in ambito clinico è pericolosissimo.

I commenti sono chiusi.

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