Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Dialogando con Psiche 6° – “Avere un figlio adolescente…..”

L’adolescenza è come un cactus.
Anaïs Nin

A Torre Pellice si è parlato di adolescenti. Lo si è fatto nel corso dell’ultimo incontro di “Dialogando con Psiche” insieme con le Dott.sse Milena Cammilleri e Valentina Bolla. Come sempre, la mia non è una relazione sulla loro ricca presentazione del tema, ma una lettura personale.

Iniziamo dal trovare un modo comune di definire l’adolescente. Chi è costui? Questa figura capace di togliere il sonno anche alle più consumate coppie di genitori, questo personaggio rincorso dalle mode, accerchiato dai professionisti, che si muove così in fretta da non riuscire mai a trovare una definizione che lo colga per intero. L’adolescente è chiunque si senta diviso tra due mondi, quello della rassicurante infanzia e quello della invitante età adulta. Invitante e spaventosa, età in cui il ragazzo vuole entrare in pieno ma che teme, perché non sempre si sente pronto, perché significa rinunciare alle possibilità di età più miti e giocose. Possiamo davvero datare rigidamente questa fase del ciclo vitale di tutti noi? Sempre più difficilmente. Siamo in un mondo in cui l’adolescenza si protrae ben oltre i 20 anni, il contesto sociale occidentale parla di “adolescenza lunga”, resa più difficile dai problemi di autonomia dei ragazzi, non solo economici, e di realizzazione personale ma anche dalla fatica di crescere da una parte e di lasciare andare dall’altra.

Adolescenza è cambiamento. Cambia il corpo, si diventa fisiologicamente capaci di procreare, si ha un vero e proprio scatto di crescita in avanti, con modifiche importanti della persona ( peli, ormoni, altezza, peso, seno) completando la maturità del proprio cervello intorno ai 20 anni. Un salto fatto di sfida al sistema genitoriale, di bisogno di sentirsi capaci, di creazione e messa alla prova della propria identità, di trovare i propri limiti, di fare cose ritenute dagli altri stupide ma di importanza fondamentale per chi le compie, veri e propri riti di iniziazione alla nuova età, spesso pericolosi e irrazionali, ma solo agli occhi degli adulti.

Per i genitori, infatti, arriva con i peli pubici, l’età della lotta, della sfida continua e della preoccupazione, che facciano sesso, che usino sostanze, che incontrino le persone sbagliate, che non finisca mai.  Perché tante azioni sconclusionate agli occhi del mondo? Perché gli adolescenti non hanno il senso del costruire responsabilmente oggi per domani. La stessa idea di ricompensa a lungo termine, per loro che si nutrono di oggi, è difficile da capire e il futuro è presente solo nel “per sempre” dei loro amori, spesso non più lunghi di qualche settimana ma coinvolgenti e fondamentali per le loro relazioni future. Quello che interessa l’adolescente è l’emozione che arriva immediata nel soddisfare le proprie richieste ora. Il senso del tempo è diverso da quello di un adulto, per questo è pressoché inutile dare senso alle privazioni di oggi in vista “solo” del benessere di domani. Non Fumare o in futuro potrai avere un cancro ai polmoni! Dicono i genitori per spaventare i novelli fumatori ma il futuro non esiste nelle loro teste e se è alla salute dei figli che si pensa, le motivazioni da portare dovranno essere altre. Il fumo, infatti, come l’alcol e le droghe, spesso fa parte di quella fitta rete di prove che il ragazzo affronta per diventare qualcuno, per contrattare il proprio ruolo nel gruppo, per definire se stesso. Non per niente, raramente gli adolescenti vivono gli abusi da soli, è il gruppo dei pari a dare senso e significato alle proprie azioni. Quanto viene spesso liquidato dai genitori come “droga”, unicamente come  valore negativo, per molti ragazzi è il trovare altrove, nella sostanza e in quanto la condivisione di questa con altri significhi, la completezza che altrimenti si vivrebbe come mancanza, imperfezione, dolore. La sostanza diventa emozione, migliora lo stato di benessere del ragazzo con gli altri, nel gruppo si creano riti, ci si misura.  Se gli episodi di utilizzo di droghe sono isolati, possono aiutare il ragazzo nel suo percorso all’autonomia, ma prolungando il tempo di uso, si rischia di trovarsi di fronte alla difficoltà di evolversi verso la maturità,  se non di finire in una vera  dipendenza, acquisendo significato di resa al proprio sentirsi incompleti. In questi casi,  sarà necessario trovare il mondo per sostenere il ragazzo perché smetta, anche facendosi aiutare a decifrare il malessere che in quel caso viene agito.

La stessa sessualità diventa un campo di prova importantissimo per i ragazzi. Prima c’è il vedere trasformare il proprio corpo e la relazione che si instaura con questo. Che sia ostentato al mondo o nascosto da larghi maglioni, il corpo è linguaggio del ragazzo, tramite il corpo si comunica al mondo esterno il desiderio di farne parte o di allontanarsene. Il desiderio sessuale che arriva con gli ormoni dell’età spesso trova dei giovani incapaci di tradurre quanto provano, ansie e timori del mondo adulto non sono spesso di aiuto, la regola del “NON devi” è di gran lunga più usata di un invito a capire e ascoltare le proprie nuove esigenze. Impreparati nel maggior numero di casi, gli adolescenti si trovano a gestire emozioni e possibilità più grandi di loro ( come la capacità di riprodursi). L’educazione, al sesso e all’intimità spesso manca, il corpo incuriosisce e spaventa insieme e una consapevolezza manca completamente. Baciare, toccare, provare emozioni è cruciale in questa età . Se i ragazzi sono più facili all’esplorazione del piacere solitario, è anche motivo di discussione e sfida con i compagni, per le ragazze la sessualità personale è più lenta, mentre con meno timore dei maschi, si permettono di avvicinare il proprio lato omosessuale, praticando una intimità e tenerezza con le amiche inusuale tra i ragazzi ( mano nella mano, contatto fisico, etc).

Il ruolo del gruppo, o del migliore amico, diventa fondamentale per quasi tutti gli adolescenti. Il gruppo accoglie o allontana, accetta o ferisce ma comunque è un necessario banco di prova per le proprie avventure, che definisce il ruolo nel mondo dei ragazzi, sfidandoli a fare un passo spesso oltre i proprio limiti, non sempre e solo nel senso negativo. Nel gruppo è più facile trasgredire, ma è con gli altri che si prova come entrare in relazione con l’altro, le proprie forze e debolezze. A partire dalla classe alla squadra di calcio, i pari sono l’esempio da imitare, l’altro la cui fiducia vogliamo ottenere, il banco di prova della propria autostima.

Ma in famiglia che succede? Dicevamo che per i genitori vivere con gli adolescenti non è facile. Il mondo spaventa e spesso si teme che le scelte che i ragazzi faranno siano sbagliate. Anche perché, nel loro desiderio di diventare autonomi, è necessario per i ragazzi allontanarsi dai genitori, tenere molte cose per se stessi, criticare quanto insegnato negli anni. Molti genitori lamentano di non riconoscere il proprio figlio adolescente. E’ vero. E’ diverso, sta crescendo e non può accontentarsi del racconto dei genitori per farlo, deve sperimentare, provare, sbagliare, soffrire anche da solo. Ma certamente, sapere che i genitori siano in grado di dare limiti e regole, renderà l’adolescente più sereno, sebbene non lo darà molto spesso a vedere. La prova sarà cercare come accogliere le nuove richieste dei figli, negoziandole ma senza far decidere loro. Questo mette alla prova le coppie di genitori che spesso vivono con angoscia il periodo confuso dell’adolescenza, finendo con il fare i conti con la propria adolescenza e quanto questa abbia significato per sé. Può capitare che alcune relazioni entrino in crisi davanti alle richieste dei ragazzi e per le tensioni che queste creano. Ascoltare cosa sta accadendo potrebbe essere un inizio per una nuova relazione con il proprio figlio ma anche con il partner. In una parola, tutta la famiglia è adolescente quando vive con un adolescente. In questi anni difficili, si potranno imparare molte cose, per essere adulti consapevoli domani ma anche per vivere da genitori soddisfatti, in un nuovo rapporto genitori – figli che faccia parte ad un figlio adulto, finalmente capace di vivere autonomamente la sua vita.

 
Pollicino:  La famiglia adolescente
L’Orco : La paura di non farcela, di non valere, di essere incapaci ma anche di perdere il proprio “bambino”
L’arma segreta :  Osservare i propri figli dando ascolto senza invadere ma anche allontanarsi dai propri genitori tendendogli sempre la mano. 
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Un commento su “Dialogando con Psiche 6° – “Avere un figlio adolescente…..”

  1. Daniela Zacchi
    23 maggio 2013

    L’ha ribloggato su Daniela Zacchi.

I commenti sono chiusi.

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