Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Seno delle mie brame…chi è la più ribelle del reame?

Non si nasce donne: si diventa.
Simone de Beauvoir

Il seno. Una parte del corpo femminile dai molti significati, simbolo diviso ma che sempre comunica e racconta la storie delle donne, le loro sofferenze, il loro disagio.  A partire dal seno il primo nutrimento, il seno che nutre il mondo, che permette la vita. Il potere del seno di rassicurare il neonato, di nutrirlo e accoglierlo. Era il 1932 quando Melanie Klein con il testo “ La psicanalisi del bambino” dava la sua interpretazione della vita del bambino nei primi mesi e individuava nel rapporto con il seno materno i segnali di un futuro sviluppo. Secondo la Klein nel seno il bambino, in simbiosi con la madre nei primi mesi di vita, tanto da ritenerla un suo prolungamento, scinde la parte buona perché grazie a lei prova il piacere della sazietà, di sentirsi caldo e nutrito dalla parte che esperisce come quella del seno cattivo, che lo lascia affamato, solo al freddo, in situazione di disagio. Insomma è con il seno che si fanno le prime esperienze di proiezione, identificazione, verso poi la manifestazione di altre fasi di crescita.

Per l’ adolescente il seno diventa spesso un simbolo anche sofferto di femminilità e sessualità. Molte ragazze, non pronte ad affrontare quella sfera della loro intimità, lo nascondono, non perché non gli piaccia ma perché il mostrarlo le renderebbe donne, responsabili di esserlo in una fase in cui non ci si sente completamente adatte ed in armonia con il proprio corpo. Inoltre il seno mostrato è simbolo del potere della seduzione. Un potere che bisogna saper utilizzare, dandogli i giusto senso, non abusandone e non diventandone schiavo. Il seno è il tramite tra la donna e la sua femminilità. E’ il mezzo per comunicare con gli altri, specie con gli uomini. Definisce la propria desiderabilità, la rende visibile.
Molti rapporti infelici con il proprio seno finiscono sotto i bisturi, alla ricerca di quella armonia che sembra difficile da raggiungere, di una immagine nello specchio che faccia sorridere e non rattristare. Certo bisogna fare attenzione. L’operazione al seno è ancora una delle più richieste dalle donne, proprio perché il seno parla di noi. Ma, dietro ad ogni donna che si opera per avere una taglia in più, spesso si nasconde una donna fragile, vulnerabile che tenta di trasformare se stessa trasformando la parte del proprio corpo che più viene vista. Anche quando la si copre. In Svezia uno studio pubblicato sul “British Medical Journal” da parte di ricercatori olandesi, mette in relazione il numero di suicidi con l’aver fatto o meno una operazione al seno e tra le donne “rifatte” il tasso risulta essere piuttosto alto. Uno studio su ben 3251 donne tra i 15 e i 69 anni che arriva a suggerire ai medici estetici di fare attenzione a possibili fragilità nelle donne che ricorrono a questo tipo di intervento. Chiaro che, per gli stessi motivi, aiutando l’accettazione del proprio corpo e migliorando la propria autostima, a volte gli interventi di mastoplastica additiva possono essere una buona soluzione per le donne che non si piacciono e si sentono incerte proprio per un seno che non piace.

Quindi il seno è madre, la terra, la speranza, la bellezza. Ma di questi tempi è anche linguaggio e arma.

E’ nato nel 2008 il movimento Femen, in Ucraina, fondato da una donna Anna Hutsol alla ricerca di un movimento attivista che parlasse delle donne e delle situazioni di sfruttamento in cui vertevano, passivamente, nel suo paese. Ma l’idea che colpisce di Femen è il manifestare in topless, a seno nudo, ovunque.  La prima volta è stata nel 2009 a Kiev, l’ultima pochi giorni fa, anche adesso, sul web. Quello che chiedono come movimento è il rispetto della donna, la fine della prostituzione, la libertà di essere visibili. L’accoglienza è diversa di paese in paese, nel nostro, dove le donne hanno il diritto/dovere di spogliarsi solo per un buon contratto televisivo, la reazione è forte da una parte, sorniona dall’altra. Senza entrare nel merito della lotta, del rispetto da mostrare a tutti e delle modalità, quello che vorrei sottolineare è la scelta del campo di battaglia, il proprio corpo. Strumento e messaggio di libertà ancor più violento perché non libero di esprimersi. Ecco che allora, il seno nudo dell’egiziana Aliaa Magda Elmahdy ( al momento fuggita in Francia)  e ora di Amina Tyler, ragazza tunisina è una rivolta contro una intera cultura, quella integralista che ora la processerà e la tiene sedata in casa. Quel giovane seno che parlava della sua libertà di mostrarsi diventa l’ostentazione della propria umanità nella sua completezza, senza limiti di sorta, religiosi, culturali, sociali.

Un corpo libero è un corpo che ospita una mente libera. Una mente libera può dedicarsi alla ricerca della sua armonia, del miglior modo di star bene nel proprio mondo. Per questo è il seno a farsi simbolo, a diventare la possibilità di uscire allo scoperto. Il seno è la culla della femminilità, il seno rappresenta, da identità, definisce moduli di comportamento, significa ruoli nella vita. Un seno libero di essere è un seno che porta con se una storia di armonia ed equilibrio. Ma il seno da sempre è un’arma a doppio taglio per le donne. Specie laddove ci sia il tabù, la nudità è l’arma per vederci meglio. Il seno nudo diventa una provocazione di identità. Che deve restare sfuggente per non finire nelle capaci mani di chi di uso improprio di seno ne ha fatto arte, avvilendo la femminilità della donna, trasformando la seduzione in un becero richiamo per gente profondata in poltrona. Pensiamo a tutti i conduttori televisivi, gli italiani sono bravissimi in questo, che usano la donna ed il suo corpo per imporre il loro linguaggio. In merito a questo, molto è stato scritto da Lorella Zanardo e trasformato in video,  libri e nel sito “Il corpo delle donne”  insieme con altre donne.

Scegliere di manifestare il proprio seno nudo non è banalizzabile come una semplice provocazione esibizionista. Nessuna rivolta merita di venire banalizzata. E’ un linguaggio, simile ma diverso a quello delle femministe che negli anni 70 bruciavano i reggiseni in piazza. E’ la scelta di un mezzo che per le donne significa molto e, per questo, anche per gli uomini. Se Femen è solo un fenomeno, certamente si vedrà con il tempo. Ma muovere pensieri stantii e rimettere i puntini sulle i, affermando che ogni cultura deve ancora imparare molto sul rispetto degli individuo, uomini o donne, cattolici o islamici ogni tanto fa bene, perché non ci si accontenti di quanto è e si investa in quello che si vorrebbe che fosse.

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