Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Diventare genitore non ha sesso ( ma un prezzo sì!)

Avere un figlio significa manifestare un assoluto accordo con l’uomo. Se ho un bambino, è come se dicessi: sono nato, ho assaggiato la vita e ho constatato che essa è così buona che merita di essere moltiplicata.
Milan Kundera

L’amore ha sesso? Quel sentimento complesso che romanticamente chiamiamo amore e che implica impegno, cura, attenzione, rispetto, compromesso, perdono, ascolto, autonomia e condivisione ha davvero sesso? Certo, quando si accompagna all’attrazione, quando è spinto dagli ormoni allora di sesso ne fa. Ma ancora, ne ha? E soprattutto, in mancanza o in presenza di tutte le sue altre fondamentali caratteristiche prima citate, è di un colore (rosa, azzurro, viola, verde, arcobaleno) che ha bisogno?

In molti ancora ritengono di si, sostenendo che le coppie omosessuali non sono in grado di crescere un figlio, che sia adottato o fatto nascere ad hoc, se non provocando allo stesso diversi problemi. Dall’altro canto più di 35 anni di ricerche scientifiche si sono impegnate a dimostrare il contrario. L’omosessualità in sè, ritenuta per lunghissimo tempo una aberrazione o malattia mentale è stata rimossa nel 1973 dal DSM, il manuale ufficiale dove vengono riportate tutte le patologie e i disturbi mentali o emotivi possibili.  Certo avere un figlio è un’altra cosa. O no? Me lo chiedo spesso quando sento crociate, anche scientificamente provate ( o più o meno provate), contro la possibilità che una persona omosessuale possa crescere un figlio e possa farlo nella maniera “giusta”. Le parole sono importanti è vero. Ma, quando la prevenzione segue canoni discutibili, viene da pensare che il “modo giusto” sia definibile solo a posteriori. Un bambino ha bisogno di molte cose. Ascolto, cura, attenzione, comprensione, incentivi a esperire il mondo, certezze di non essere soli, favole della buona notte e un clima emotivo sereno. Tutto questo ha sesso? Molte delle preoccupazioni vengono mosse rispetto al fatto che non potendo vivere un sano Edipo, secondo la visione psicoanalitica del mondo, il bambino non potrà sviluppare una maturità sessuale e psicologica nella norma. Vediamo.

L’Edipo è una tragedia greca, scritta da Sofocle e utilizzata da Freud per definire un concetto  molto importante della sua teoria che dalla figura mitica prende il nome. Il Complesso di Edipo collega i ruoli di padre, madre e figlio. Parlando del figlio maschio ( in caso di bambina avremo invece il Complesso di Elettra simile ma con diverse sue peculiarità), quello che, necessariamente semplificando, dice la teoria è che dopo un periodo in cui il primo oggetto d’amore totale è la madre, non potendo portare a realizzazione il suo desiderio trattandosi altrimenti di incesto ( quello che invece Edipo consuma, benché inconsapevole, sposando la madre Giocasta) entra in rivalità con il padre ma poi, capendo di non poter vincere, si identifica con lui e si arrende ad amare un’altra donna che non sia la madre. Così facendo il bambino smette di sentirsi un piccolo dio a cui tutto è dovuto e assume con responsabilità la sua identità sessuale maschile, innamorandosi di altre donne. La mancanza di differenze tra i sessi, quindi, sarebbe il motivo per cui il bambino potrebbe sentirsi confuso, mostrando diverse patologie legate in primis alla mancanza di sessi differenti nella sua coppia genitoriale. Sono molti a sostenere questo modo di vedere, un nome altisonante tra tutti quello di Silvia Vegetti Finzi sul Corriere della Sera, storica e teorica del campo psicoanalitico, sostenitrice per questi motivi del bisogno di entrambe le figure per crescere un bambino in armonia con se stesso. E’ questa la prima annotazione e critica che si muove alle coppie con due mamme o due papà, che si crei confusione di identità, problemi che acquisiscono un valore sociale nonché antropologico. Ma sembra a questo punto fondamentale sottolineare come le condizioni siano diverse rispetto ai tempi in cui si è cominciato ad ritenere valida quella e quella sola teoria. Cosi, se certamente l’Edipo è interessante e utilizzato tuttora negli studi psicoanalitici, è altre sì vero che sono numerose le ricerche che ci mostrano il contrario. Il che non vuole togliere il portato, importante, dell’Edipo ma suggerirebbe di andare avanti, utilizzandolo semmai nelle famiglie eterosessuali. Oggi le famiglie omosessuali hanno ben chiaro cosa significhi identità sessuale e identità di genere, vivono nel mondo e non separati da esso. Questo significa che questi bambini crescono nella società, sperimentano con i compagni, hanno intorno uomini e donne, zii e zie, nonni e nonne, una cultura diversa da quanto poteva esserci decenni fa. Il contesto sociale in cui crescono queste famiglie non è poca cosa. Sebbene sia importante la rete di sangue che si forma intorno e dentro al nuovo nato, cambia il modo di creare una narrazione familiare. La genealogia per cui sono di questa famiglia non sarà più legata al sangue ma si creeranno  significati dove il protagonista sarà il desiderio, il legame, il dono. Un dono  che per altro, non tutte le coppie possono permettersi, visti i costi tremendi un “utero in affitto” o di qualunque altra possibilità di avere un figlio in un paese come l’Italia dove non esistono leggi a sostegno di questi possibili genitori e per cui bisogno spostarsi verso situazioni più clementi ma non più economiche. Elemento di discriminazione non da poco per molte coppie che abbiano il sogno di una genitorialità. Resta, comunque, che il problema maggiore che devono superare queste famiglie, genitori e figli insieme, è spesso legislativo e politico, mancando da noi leggi che possano tutelare i gay e  i diritti dei loro bambini. 

Intanto, leggo in questi giorni di un nuova ricerca riportata su un sito web che mi rasserena: i genitori omo o eterosessuali non sono poi così diversi. Lo dice una ricerca della Cambridge University  su 130 famiglie. Si riporta come i bambini cresciuti nelle tre diverse tipologie di famiglia ( mamma-papà/mamma-mamma/papà-papà) siano comunque e sempre bambini. Susan Golombock, direttrice del Centre for Family Research, ha definito infondate le ansie rispetto alla cattiva crescita dei bambini in quelle che sono spesso chiamate “famiglie arcobaleno” pubblicando questo studio sul British Association for Adoption and Fostering che si occupa da più di 30 anni di adozioni e cura dei bambini. Insomma, si litiga e si gioisce in modo simile, si è nel bene e nel male, la propria famiglia. Anzi, sembrerebbe che i genitori maschi omosessuali siano persino più felici e meno depressi di quelli etero. Alla fine, le famiglie sono sempre famiglie e qualunque sia la loro composizione sono più simili che diverse. Scriveva Veronesi nel 2006:

“È troppo semplicistico ritenere che un bambino, per crescere in modo equilibrato, abbia bisogno della presenza di un padre e di una madre di sesso diverso. Nessuna ricerca scientifica dimostra che essere figli di omosessuali è pericoloso per l’acquisizione della propria identità di genere. La verità è che la società ha bisogno di tempo per adattarsi ai cambiamenti: basti pensare a quello che è successo 30 anni fa ai figli dei separati, che si sentivano a disagio e cercavano di nascondere la loro realtà. Adesso, invece, essere figli di separati è quasi normale”

Posso ritenermi soddisfatta? Ho trovato una risposta alla mia domanda? Una parte di me ne è certa. Esistono famiglie felici e famiglie in difficoltà. Genitori adatti e genitori che non riescono ad essere o solo sentirsi adeguati. Alcuni riescono a crescere i loro bambini senza problemi, aiutandoli a diventare grandi e autonomi, altri non hanno la forza di renderli altro che i loro figli e fanno fatica a vederli crescere nel mondo. Ma questo non ha molto a che fare con il sesso del genitore o con chi il sesso lo fa. Pare proprio che l’amore non abbia sesso.

Pollicino:  I figli tutti
L’Orco : Gli errori che tutti i genitori fanno
L’arma segreta :  Fare attenzione ai bisogni del bambino ( magari giusto un po’ di più)
 

 

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4 commenti su “Diventare genitore non ha sesso ( ma un prezzo sì!)

  1. meo..... laura
    22 marzo 2013

    ci hanno fatto crescere tenendo una linea retta di riferimento……ma chi dice che quella linea sia giusta?………io credo che avere un bambino è una cosa fantastica….in tutti modi……..accresce te e ti responsabilizza, l’importante è farlo crescere in modo sereno con attorno solo amore…………giorno pollicino………meo

  2. marisamoles
    22 marzo 2013

    Ho letto con piacere questo articolo soprattutto perché io faccio parte della nutrita schiera di persone che non approvano l’omogenitorialità. Non per questione etica, intendiamoci. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, però penso che, per essere genitori, queste persone debbano, almeno in Italia, ricorrere a una forzatura, ad esempio l’utero in affitto che per me è semplicemente aberrante (e credo che qualsiasi mamma sia disposta a pensarla come me: come fai, dico io, a staccarti da un bambino che hai tenuto in grembo per nove mesi, e affidarlo a terzi, rinunciando per sempre alla maternità vissuta davvero come esperienza di vita?). Per quanto riguarda le adozioni, so che nel nostro Paese la selezione dei genitori è molto rigida e parecchio demotivante. Se aspiranti mamme e papà trovano mille difficoltà e riescono ad aggirare l’ostacolo adottando bambini stranieri perché più semplice, e nonostante tutto sono molte le coppie che devono rinunciare per sempre all’adozione in quanto dichiarate inidonee, mi chiedo quale possa essere il criterio in base al quale si decida di far adottare un bambino alle coppie omosessuali.
    Infine, il problema che secondo me non deve essere sottovalutato affonda le radici nella società: se la stragrande maggioranza di bambini ha una mamma e un papà, un bambino che cresce in una famiglia omogenitoriale si sentirà diverso per forza. So bene che è questione di tempo, come fa ben presente Veronesi parlando dei figli che hanno i genitori separati e che si sono sentiti a disagio per molto tempo prima di considerarsi uguali agli altri. Ma intanto? E poi, la società è profondamente influenzata dalla morale che porta la maggior parte delle persone a considerare, seppur senza manifestarlo in modo esplicito, le coppie omosessuali una forzatura della natura (non io, intendiamoci!). E per quanto gli studi di psicologia abbiano dimostrato che un bambino cresciuto con mamma e papà non ha nulla di più né nulla di meno del figlio di una coppia omosex, per molto tempo ci sarà un atteggiamento di disapprovazione da parte della stragrande maggioranza della popolazione. Per ora si procede con i piedi di piombo ma per non passare per omofobi, alla fine si discriminano i figli delle coppie etero come è successo recentemente in una scuola materna di Roma dove è stata abolita la Festa del papà in presenza di un bambino con due mamme. Mi dispiace ma non lo trovo giusto.

    • Marzia Cikada
      24 marzo 2013

      Io credo che ci siano coppie di genitori idonei e coppie di genitori non idonei a crescere un figlio. Omo o etero che siano. Per tutto il resto parte del mio lavoro è anche lavorare perché tutte le famiglie trovino il loro dignitoso posto nel mondo.
      Mi fa piacere sentire il tuo parere opposto al mio, grazie, come mi fa piacere pensare che si possa costruire un essere genitori al di là del pregiudizio e con il sostegno della società, sebbene specie nella nostra cultura sia questo un cambiamento lento e complesso da attuare. Il diritto dovrebbe essere sempre accompagnato da un sostegno attento e oculato da parte delle leggi e degli operatori. Purtroppo tante coppie adottive non idonee riescono a crescere figli infelici( nonostante siano un uomo e una donna e posso dire per esperienza di averne viste molte) mentre altri bambini non avranno mai una coppia di genitori accanto, chiaramente il discorso dell’utero in affitto è diverso.
      Certamente, per quel che vale, non sono personalmente d’accordo a discriminare i papà in nome di una forzata uguaglianza e credo che certi gesti eccessivi non servano a molto, specie in vista del fatto che poi, quella famiglia, festeggerà due volte la Festa della Mamma!! Piuttosto inventerei una nuova festa da aggiungere al calendario. Il “nuovo” non deve soppiantare quanto conosciuto sin d’ora, ma riuscire ad accompagnarlo. Grazie di avermi commentata. MC

  3. Pingback: I colori dell’Amore – La coppia tra pregiudizi e aggettivi | Pollicino Era un Grande

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