Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Dialogando con Psiche – 1° Psicologia e Pregiudizi

L’ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio.

Denis Diderot


Sembra sempre che se ne parli troppo, invece è spesso troppo poco. Chi è lo psicologo? Chi il terapeuta? Chi ha “paura” di entrarci in contatto? Ancora molte persone, nonostante tutto. Per questo si è pensato di impostare il primo incontro del gruppo Dialogando con Psiche, tenutosi lo scorso 7 febbraio a Torre Pellice, proprio su questo tema. E la risposta che insieme ai colleghi Milena Cammilleri, Valentina Bolla e Andrea Dulicchio abbiamo avuta, ci porta a credere che assolutamente niente è da dare per scontato su questo tema. Perché come e anche più di altre figure, lo psicologo ogni giorno deve affrontare e sfatare molti pregiudizi e qualche stereotipo. Chiaramente in questo post viene proposta una visione scaturita dall’incontro stesso, ma strettamente personale, mentre ben più ricca di materiale e riflessioni ( anche nate con i partecipanti) è stata la serata organizzata dal Gruppo insieme con il Comune di Torre Pellice.

Ma di cosa stiamo parlando? Per pregiudizio si intende un giudizio prematuro, nato come risultato di argomenti insufficienti e una conoscenza parziale del tema. L’origine è latina ( prae- prima e iudicium – giudizio) e ci riporta all’atteggiamento di chi, non sapendo in realtà di cosa si stia parlando, accoglie come vere notizie anch’esse spesso infondate per dare vita alla propria visione della realtà. In Psicologia Sociale si parla di “atteggiamenti” posizioni che nascono a favore o sfavore di un gruppo e che si formano nelle relazioni intergruppo. Solitamente sono opinioni nate dal “senso comune” quindi sono legate alla cultura di un gruppo specifico che plasma il modo di pensare solitamente senza reale consapevolezza ma nutrendosi dei “ho sentito dire…” fungendo, spesso, da necessità difensiva rispetto a qualcosa vissuto come pericoloso ( pensiamo ai pregiudizi che accompagnavano gli italiani in giro per il mondo nell’epoca delle nostre emigrazioni). Un pregiudizio non si scardina mai totalmente, aleggierà sempre nella testa di chi ce l’ha, ma questo non significa che non sia possibile rendere le persone consapevoli dell’impossibilità di verità a priori e che è possibile aggiustare il tiro su quanto si crede inserendo una conoscenza reale.

Trattando invece di stereotipi ci riferiamo alle credenze sulla cui base si attribuiscono caratteristiche esatte ad un gruppo senza averne conoscenza in prima persona. Si tratta di schemi mentali che servono per prevedere un comportamento altrui e quindi anche in questo caso, sono a carattere difensivo della persona o di un gruppo rispetto ad un altro. Diciamo che accorciano la strada per prendere una posizione rispetto ad una determinata questione. Anche in questo caso siamo di fronte ad un pensiero rigido e non corretto sull’altro perché non contempla la consapevolezza che viene dall’esperire una determinata circostanza o dall’avere conosciuto direttamente un determinato gruppo. Uno stereotipo su tutti rispetto lo psicologo? Gli psicologi sono tutti psicoanalisti, meglio se maschi e con la pipa. Questo perché certamente, la psicologia deve molto della sua immagina al padre della Psicoanalisi Sigmund Freud, ritratto spesso fumando. La realtà, però, ci dice che esistono moltissime tipologie diverse di psicologo, che molti non fumano la pipa e sono di sesso femminile e che, sebbene facciano terapia, non tutti utilizzano il divano psicoanalitico. La Psicoanalisi rimane una teoria affascinante alla base dei trattamenti psicoterapeutici cosiddetti psicoanalitici ma non si tratta di una teoria condivisa ed utilizzata da tutti i terapeuti. Esistono invece numerosi e differenti approcci e metodi possibili per fare psicoterapia.

Ma affrontiamo insieme alcuni dei Pregiudizi “migliori”

Lo Psicologo cura i matti. Questo è certamente il RE dei pregiudizi sullo psicologo. Da cui tutti gli altri. Ancora non siamo abituati all’idea che il nostro benessere psichico può essere preso in considerazione giorno dopo giorno, senza dover aspettare di stare veramente male o addirittura dove essere matti per poter parlare con un professionista. Specialmente laddove la cultura è rigida e il modello dell’uomo che si autocontrolla e gestisce tutto da solo, l’idea dello psicologo a cui rivolgersi anche solo per un breve periodo per affrontare le difficoltà specifiche del momento suona più folle del matto nominato. I sentimenti sono spesso celati, l’idea quella di un professionista legato a forme estreme di malessere, il famoso “matto del villaggio” o lo psichiatrico riconosciuto come tale. Peccato che poi la stessa realtà ci porta davanti esempi tragici di persone cosiddette “nomali” che hanno agito azioni terribili spinte da indicibili sofferenze mai confessate a nessuno per non apparire debole. A questo si lega anche il tema della Vergogna. Perché se lo psicologo cura i matti e io mi rivolgo a lui, allora sono matto ( direbbe Aristotele in uno dei suoi sillogismi) quindi cosa penserà di me chi mi conosce? Certamente il tema è delicato. Molte persone che incontro non hanno avuto il coraggio di dirlo a nessuno. A volte neppure al compagno/a. Chiaramente lo psicologo è sottoposto al Segreto Professionale e protegge l’identità della persona che incontra. Quindi il segreto può rimanere tale, ma assicuro che spesso, lo stesso svelarlo aiuta le persone a vivere meno in maniera colpevole il momento difficile ( senza dire che poi diversi compagni sono stati ben felici di avere la possibilità di accompagnare l’altro in un percorso psicologico).

Lo Psicologo è un Matto o peggio “Lo Psicologo è una persona dalla vita perfetta”. Pregiudizi diversi ma legati alla stessa radice, quella falsa che pone lo psicologo lontano dagli uomini, una sorte di divinità che possa quindi notare le piccole imperfezioni altrui. Bene. Delle due l’una, forse lo Psicologo eccede in follia più che in perfezione. Ma come diceva lo stesso Carl Gustav Jung, non è possibile parlare della luce se prima non si è conosciuta l’ombra, quello che chiamiamo follia ma potrebbe anche essere semplicemente “umanità” è invero una caratteristica principale dello psicologo, che proprio perchè riconosce il valore dell’errore, il gusto tutto umano dell’imperfezione riesce ad ascoltare le storie altrui senza, almeno lui, averne un giudizio preconfezionato, riconoscendo la poesia di certi strampalati racconti che nascondono dietro le rigidità apprese, il potenziale di benessere dell’individuo. Per nostra fortuna e sfortuna insieme, lo Psicologo piange, soffre, spesso divorzia, litiga con i figli, è aggressivo, si mangia le unghie, cambia partner, si sente triste e molto altro. Ma lo fa con una consapevolezza superiore! A parte gli scherzi, gli psicologi sono persone perfettamente imperfette come tutti, forse sanno ricorrere all’aiuto di altri psicologi quando ne necessitano e curano le loro fragilità con uno sguardo accogliente e non giudicante, ma sono pur sempre soltanto persone con decenni di studi sulle spalle come un architetto o un medico e mi pare soffra anche lui di raffreddore.

Lo Psicologo è maturo e deve aver fatto le mie stesse esperienze. Altrimenti come può aiutarmi? Ancora oggi, meno ma capita, qualcuno stringendomi la mano mi guarda in quel modo tipico che dice “Tu sei la psicologa? Non sarai troppo giovane? Come potrai capirmi?”. In alcuni casi si va oltre e allora arrivano le domande  sull’età, la ricerca di una fede al dito, di segnali di maturità. Sorrido, perchè se questa è la loro prima reazione, solitamente quando ci si saluta in attesa del prossimo incontro la maggioranza di questi timori è stata dissolta grazie a quello che hanno incontrato, empatia e ascolto professionali. Solitamente il discorso non riappare. Ma molto spesso di ritiene opportuno che lo psicologo sia maturo. Ugualmente per le esperienze. Come potrà capirmi se non ha vissuto il mio stesso problema? Per fortuna non è necessario. Le esperienza, sebbene tutte diverse, spesso sono il risultato di meccanismi e dinamiche relazionali simili e la pratica, la supervisione e la formazione continua sono le armi che lo psicologo utilizza per affrontare storie sempre diverse senza dover esser stato cleptomane, ansioso, padre, malato di cancro, schizofrenico, psicotico, dipendente da sesso e videogiochi, narcisista, separato, aggressore di persone indifese, insonne, incerto sulla sua identità sessuale e altro ancora.

Meglio una pasticca che lo Psicologo. In effetti, lo psicologo non da farmaci. Questi può rilasciarli solo il medico o comunque un laureato in medicina come, per esempio, uno Psichiatra, che dopo la laurea può aver fatto un corso in psicoterapia. Il ricorso alla pillola sembra molto più accettabile, da sempre. Il corpo lo richiede, quindi non è colpa mia. Qualcosa non funziona nel mio organismo, non sono io a non star bene perché la mia psiche sta chiedendo aiuto. L’aiuto viene da fuori e quindi non significa che io abbia un problema dentro. Non sono matto. Per intenderci. Ormai c’è una pillola per tutto. Peccato che l’abuso di farmaci avveleni il corpo più di quanto non lo curi e che molte problematiche organiche abbiano una comprovata componente psicologica. Potessero i medici aiutare i loro assistiti a prenderne atto, suggerendo, per certi mal di testa, dolori di stomaco, insonnie e non solo, una visita specialista di tipo psicologico! L’essere umano è corpo e psiche e molto spesso fare attenzione all’uno significa curare anche l’altro, non sempre necessariamente con l’aiuto chimico ma anche con altro tipo di rimedio. Sebbene in certi casi, il farmaco chimico è la soluzione migliore, nessuno mette in dubbio la rivoluzione nella salute mentale portata da certi farmaci, certamente seppure aiutano a riacquistare un certo equilibrio in certe patologie, resta indispensabile, a mio parere, un lavoro psicologico per accompagnare la persona non è marginare il problema, ma ad affrontarlo e risolverlo.

La Psicoterapia dura troppo. Non è vero, ci sono terapie molto veloci, altre lunghe, alcune lunghissime. Certamente bisogna orientarsi tra i tanti metodi e approcci, ma il numero di sedute non è necessariamente infinito. Ci sono percorsi completi che durano anche solo due, tre mesi. Dipende dal problema e da quanto si definisce con il terapeuta all’atto del primo incontro, quando si realizza una sorta di “contratto” tra le parti. Chiaramente dipende dalla singola storia, ma non esiste di certo solamente il percorso infinito di decine e decine di anni. Nella mia esperienza, l’incontro terapeutico più lungo è stato quello con una famiglia seguita per due anni e mezzo, all’interno della cui storia, però si era verificato in corso di terapia, un lutto importante. Non dimentichiamo poi che ci sono percorsi di consulenza psicologica che non sono definibili vere e proprie terapie che constano anche solo di qualche colloquio.

Lo Psicologo ti capisce al primo sguardo. Potessi aver avuto un solo euro per ogni volta che mi si è detto ” Sei una psicologa? Allora devo stare attenta/o a come mi muovo o mi psicanalizzi!” . Che a parte rimandare allo stereotipo per cui “tutti gli psicologi sono psicoanalisti” dimentica quanto invece siano certamente non immediate le conclusioni a cui arriva uno psicoanalista. Leggere le mani, i comportamenti, capire i tipi psicologici, fare diagnosi immediata non è roba da psicologi! Che poi,  diciamocelo, solitamente fuori dallo studio e dal tempo della riflessione e formazione, anche gli psicologi  pensano ad altro, proprio come l’elettricista non si mette a capire i circuiti di ogni singola lampadina che incontra. L’unicità e la bellezza delle persone viene incontrata in quella cornice protettiva per entrambi che si chiama studio. Senza poi contare che molti psicologi non sono affatto terapeuti e magari sono specialisti di statistica, come quelli che si occupano prevalentemente di ricerca. Nessuno psicologo, però, ha doti magiche. Questa va verità è triste quanto vera.
Lo Psicologo costa troppo. Non sempre, ci sono molte tariffe agevolate al momento ( alcune pensate proprio in merito alla crisi economica che attraversa il Paese) e ci sono consultori privati  praticamente semigratuiti, senza parlare del pubblico ( dove chiaramente la strada è più lunga e i tempi di attesa a volte realmente infelici). Ma la consulenza, la terapia costano. E’ un fatto. Si tratta di un investimento sul proprio benessere, un impegno che si affronta per poter stare meglio. D’altronde anche vivere male ha un costo, spesso ben più caro. Scegliere con cura il proprio specialista può tenere conto anche del costo, ma certamente investire oggi può abbassare i costi della salute domani e questo lo sanno bene in Inghilterra dove si è deciso di investire in un programma di prevenzione della salute psichica oggi per spendere meno domani ( e ne parlavo in questo post datato 2011).
Non mi serve lo psicologo se posso rivolgermi ad un amico, confessore, partner… Avere qualcuno di cui ci si fida e che ci conforta è importantissimo. Ma. Dopo averci alleggerito in momento di malessere, avrà davvero gli strumenti per aiutarmi a trovare le risposte giuste? E io, sarò davvero capace di essere totalmente onesto sui miei pensieri o con ognuno giochiamo un ruolo per cui alcune cose restano segreti? Potrò davvero dire tutto a mia moglie? Al mio confessore? Al mio migliore amico? No, purtroppo non sempre. Molto spesso è nello spazio dedicato e accogliente di uno studio che persino le coppie che sembrano non avere segreti riescono a dirsi i loro malesseri ma anche a farsi dichiarazioni di amore nuove, l’utilità del professionista che viene dal di fuori, permette di guardare con occhi nuovi la propria storia e di dare nuovi significati.

Pollicino:  Chi  vuole capire chi sia lo Psicologo.
 
L’Orco : Il pregiudizio
 
L’arma segreta :  Conoscere e costruire da soli i propri pareri
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Questa voce è stata pubblicata il 11 febbraio 2013 da in Psicologia e non solo.
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