Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Motivazione e Magia – Paperman-

Sono quello che posso liberamente volere.
 
Erik Erikson

In questi giorni è possibile guardare il rete, l’ultimo corto a marchio Disney “Paperman” per la regia di John Kahrs. La storia è il breve racconto di un incontro tra due giovani ( un lui e una lei) nella Manhattan degli anni 40. I due si piacciono ma il tutto potrebbe restare uno scambio di sguardi superficiale se il lui del caso non decidesse di attirare l’attenzione di lei. La regia è sobria e piacevole, la linea arricchita dal bianco e nero con sola colonna musicale commuove alla vecchia maniera Disney ( quella di Fantasia per capirci). Ci fa pensare a quelle volte che si sarebbe voluto e invece…. Il cortometraggio è anche candidato all’Oscar, ma non siamo qui per parlare di questo.

Cosa abbiamo in Paperman? Abbiamo un discorso sulla motivazione e sulla magia tipica di quando azioni positive vengono concatenate.  Di seguito vorrei analizzare quanto accede nel corto, quindi se volete leggere, sarà meglio che prima vediate lo short movie su You Tube, per evitare di sentirmi colpevole di spoiler.

Siamo di fronte a due soggetti che si incontrano attendendo il treno della metro. Provano interesse l’uno per l’altra e poi prendono strade-treni diversi.  Quante volte sarà capitato ad ognuno di noi di non avere pronta al momento la frase giusta? Ma la fortuna (variabile che viene trattata anche in psicologia, per esempio da Richard Wiseman e dai,  meno matematici, fedeli alle leggi dell’attrazione) fa in modo che il lui della storia abbia l’ufficio proprio di fronte a quello dove la lei si trova al momento ospitata. La prima reazione di Lui quando la vede andare via è di Frustrazione. Perchè lei è vicina eppure lontanissima e non può vederlo. Questa emozione si prova quando un impedimento si mette tra noi e la realizzazione/soddisfazione di un desiderio, nel caso conoscere la ragazza. Da qui una serie di emozioni spiacevoli. Eppure dopo una breve titubanza, il ragazzo agisce. Perché? Perché è motivato a farlo.

La motivazione è la spinta ad agire per soddisfare un bisogno. Muoversi nella direzione di quello che vogliamo, cercare di trovare soluzioni ai problemi che incontreremo tra noi e la soddisfazione. La motivazione risponde a bisogni diversi, da quelli essenziali alla realizzazione personale. A. Maslow resta uno dei maggiori studiosi a cui si fa riferimento in questi casi, dividendo i bisogni in fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, di stima, di crescita, di esprimersi.  In questo il ragazzo è spinto dal suo bisogno d’intimità con un altro essere umano e insieme dal bisogno di avere fiducia in se stesso. Siamo davanti a quella che Freud chiamerebbe pulsione libidica” cioè una spinta all’azione che ha come scopo il piacere, magari anche la conservazione della specie. Un bisogno innato e primitivo, che deve essere soddisfatto, agendo anche a livello inconscio, mettendo in moto una serie di credenze personali, di miti, di aspettative per cui non è possibile non cercare di arrivare alla meta. In questo caso il ragazzo si trova esattamente nel palazzo di fronte a lei ma non sa come attirare l’attenzione.

La meta è precisa ma contornata di difficoltà. Come il contesto, l’ufficio, che ci appare un posto poco flessibile, pieno di impiegati tutti uguali tra loro, vestiti uguali impegnati a fare la stessa cosa sotto il controllo di un capo. Una piccola società totalitaria che sottomette grazie all’illusione della libertà dello stipendio ( ma anche in altre situazioni, sono i legami relazionali/familiari fallimentari ma tengono stretti per paura del fallimento e della solitudine o perché si ritiene di poter cambiare le cose, senza poi però fare nulla in merito). Il Lui della storia, frustrato anche dal suo contesto lavorativo/sociale ( da cui cerca di allontanarsi, per esempio, non mettendo la cravatta) capisce che il suo limite di frustrazione è giunto e che deve fare una scelta. Diventa rappresentante di tutti quelli che scelgono la rivolta, nel personale, piuttosto che soggiacere all’ansia e alla sconfitta. Da una parte cercare di raggiungere l’obiettivo e cambiare le cose, dall’altra lasciare che tutto resti uguale ma sapendo di aver rinunciato e quindi di aver accettato le regole del gioco. Il Lui inizialmente a fatica, poi più chiaramente, sceglie la spinta dell’auto-determinazione. Inizia a far aerei di carta con i documenti che dovrebbe lavorare per lanciarli fuori dalla finestra, sperando giungano a lei.

Ma subito l’azione non produce il risultato atteso, l’attenzione di lei. E gli aeroplanini finiscono in strada. Da qui più frustrazione. Gli studiosi  D.Krech e R.S. Crutchfield (dell’ Università di Berkeley, California) fecero uno studio in cui individuarono tre tipi di risposta maggiormente usati in casi di frustrazione. L’intensificazione dello sforzo, il cambiamento dei mezzi e la sostituzione dell’obiettivo. Il ragazzo sceglie la prima, intensifica lo sforzo, facendo altri e altri aeroplanini. Ma non riesce. Continuare su questo versante sarebbe a questo punto inadeguato. Occorre cambiare strategia, se si vuole che il piano funzioni. Quindi il ragazzo, sfida il sistema del suo ufficio e cambia mezzi. Va a cercarla in strada.

La ragazza per lui rappresenta non solo il piacere di un incontro ma la sua realizzazione come affrancato da un sistema immobilizzante che lo tiene in scacco per aderire ad un nuovo modo di essere, dove si sia responsabile delle proprie azioni, capace di fare le cose da “grande” mettendosi alla prova. Quindi tutte le energie vengono canalizzate verso l’obiettivo. Fino a quella che si presenta nel corto come una sorta di magia, le centinaia di aeroplanini che diventano vivi e spingono il giovane sceso in strada e la bella lei, uno di nuovo a fianco all’altra.  Ma non è di sola Magia che si vuole parlare,  non esiste infatti solo il potere delle matite degli artisti, sempre che usino ancora le matite- Neppure voglio osannare la Legge dell’Attrazione, fenomeno divenuto famoso dopo il libro Secret, secondo cui la legge dell’Universo è legata alla tua realtà e tutto quanto accade è legato alle tue emozioni e al potere che riesci ad esercitare sulle tue azioni. Molto più banalmente, quando si sceglie di capire cosa si vuole e con fatica si mette in discussione il proprio mondo ( lavoro, affetti, relazioni, stili di vita) le azioni che facciamo ci porteranno a dei risultati inaspettati, spesso ancor più magicamente di come non sia capace il tratto di qualche artista. La fatica che si impiega a conoscersi è sempre ripagata, sebbene la frustrazione sia tanta lungo la strada, da una maggiore autostima, da relazioni più soddisfacenti perché frutto di un attivo mettersi nel mondo e non un semplice osservarlo dalla finestra.

Pollicino:  Chi  vuole fare contro la sua frustrazione
 
L’Orco : La paura del fallimento
 
L’arma segreta :  Una forte motivazione e un pò di magia
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