Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Ma le ricette sulla Felicità, funzionano?

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
E.Montale

Da oggi  a Roma, per quattro giorni, fino al 20 gennaio, si parlerà di felicità. Come trovarla e dove, come darle forza e accrescerla. Sarà l’argomento principe all’interno del Festival delle Scienze negli spazi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma . Se ne parla e continua a parlare sulla Repubblica.

Ma di cosa si parla quando si parla di felicità? Un dizionario ci risponderà di uno stato d’animo estremamente positivo che si prova qualora si sia soddisfatti dello stato delle cose. Etimologicamente felicità deriva dal latino felix la cui radice sarebbe legata all’abbondanza, alla prosperità, al produrre. Ma ricchi di cosa? Cosa produciamo quando siamo felici? A parte  farsi venire in aiuto dalla chimica rispondere non è facile. Siamo seri, di questi tempi la felicità sembra quanto mai una merce di rara reperibilità, le strade sono piene di storie tristi, le difficoltà economiche mettono a repentaglio la serenità di molte famiglie, eppure eppure per la felicità c’è ancora posto. Vuoi perché, come scriveva Bertrand Russell la felicità si nutre di piccole cose e non ha bisogno di ampi spazi,anche perché in termini temporali, non è adatta a vivere per sempre. Una eterna felicità senza la gioia della sua attesa o i momenti di tedio o infelicità che la circondano, perderebbe il suo luminoso fascino per divenire placida noia.

La Psicologia Positiva, di cui Seligman & Csikszentmihalyi sono i maggior contributori, ha posto le basi per rinforzare il ruolo delle risorse dell’individuo e le delle sue potenzialità non espresse per supplire invece ai suoi stessi deficit. Questo ha permesso una piccola rivoluzione nella maniera di leggere la realtà possibile, rivalutando come la salute non fa la felicità così come non la fa lo star male. Può capitare di essere felici avendo un forte problema di salute e, viceversa, di provare una forte infelicità nonostante non manchi nulla sua, sulla carta, per dirsi soddisfatti. Nella storia di Maurice Maeterlinck , commediografo belga, la felicità era il dono per chi catturasse un piccolo uccellino azzurro (L’Oiseau bleu) e due poveri fratellini vagavano tra passato, presente e futuro per scoprire che per loro la felicità era nel tepore del benessere della loro famiglia.  Se cerchiamo online, la felicità ci verrà servita in numerose salse, il sempre attuale interrogativo umano su come essere felice troverà non una ma molte risposte, ridotte in liste, elenchi di brevi regole per semplificarne il raggiungimento, piccole attenzioni da avere per poterla “catturare” e renderla parte della nostra vita. Ci verrà suggerito di coltivare l’equilibrio tra il piacere ed il dolore, come già proponeva il filosofo greco Epicuro, ognuno raccontando il proprio studio sul genere e la sua miglior formula. Ci saranno liste di ingredienti, punti da seguire, qualcuno definirà la felicità un’arte altri la seguiranno nelle connessioni del cervello. Avremo molto da imparare e molte storie saranno interessanti, da ascoltare con il gusto della meraviglia.

A Roma, per esempio, nell’evento di cui si parla all’inizio del post, ci saranno nomi come Mark Williamson, direttore del movimento Action for Happiness che si è posto il compito di agire per creare un futuro migliore cambiando le stesse priorità della società e mettendo al centro il benessere e quello che fa stare bene, l’economo indiano Amartya Sen che ha avuto il genio di inserire la felicità come un indicatore di benessere per la nazione ( da cui la sua idea di Economia dello Sviluppo che gli è valsa il Nobel) e Darrin McMahon che studia la “scienza della felicità”, fino alle teorie della felicità che fa bene alla salute, tema discusso in numerose ricerche negli ultimi anni e che ha potuto sostenere come uno stato di felice benessere migliora la percezione e influisce sul fisico stesso, aiutandoci a rispondere positivamente anche alle malattie.

Ma dopo aver capito quanto utile e quanto miglioramento porti al benessere nostro e del mondo esterno la felicità, sarà altrettanto semplice applicare una ricetta perché questa sia fruibile e pronta all’uso? Ci basta sapere che i “soldi non danno la felicità” per smetterla di correre dietro l’ultimo I-qualcosa? O che gli amici ci allungano la vita per recuperare il tempo di amare le persone care e per coccolarci in serate semplici di chiacchiere non necessariamente solo incentrate sul lavoro? Magari.

La felicità pare più una possibilità che ci si deve voler concedere, che spunta da dietro le esperienze più impensate, che sorride nel momento non previsto ma prevedibilmente dopo che ci si è fermati a guardare alla vita con il desiderio di capirci qualcosa e non solo per i consigli di un luminare seppur ben scritti. La felicità è una esperienza singola che si offre volontaria quando non la si cerca e d’altronde, come scriveva il giornalista Dino Basili in “Tagliar Corto” (1987), sarebbe ben inutile cercarla “cambia domicilio in continuazione.”  Se esiste un modo per costruirla è di cercare volta per volta le proprie regole, nel proprio personale manuale. Ha a che vedere con la stima che abbiamo di noi e con i traguardi che vogliamo raggiungere ma anche con quelli che decidiamo di abbandonare, sorride quando sono finite le lacrime e se pure può essere scientificamente fotografa, ognuno la dipinge con i colori che crede, scegliendo a suo gusto il tipo di pennello adatto.

Pollicino:  Siamo tutti cercatori
 
L’Orco : Arrendersi alle ricette già scritte
 
L’arma segreta :  La propria infallibile creatività
Advertisements

2 commenti su “Ma le ricette sulla Felicità, funzionano?

  1. marisamoles
    17 gennaio 2013

    Io sono molto leopardiana: innanzitutto credo che la felicità trovi la miglior collocazione soprattutto nell’attesa … per questo a scuola chiedo sempre il lunedì libero, mi rovinerei la domenica altrimenti. Poi sono fermamente convinta che la felicità non sia uno stato assoluto, una condizione stabile in cui ci si trova; per me la felicità è fatta momenti più o meno lunghi, talvolta anche di istanti ed è vero ciò che scrivi, riferendoti a Russel: «la felicità si nutre di piccole cose e non ha bisogno di ampi spazi,anche perché in termini temporali, non è adatta a vivere per sempre. Una eterna felicità senza la gioia della sua attesa o i momenti di tedio o infelicità che la circondano, perderebbe il suo luminoso fascino per divenire placida noia.». Mi ci vedo in pieno. 🙂

    A presto.
    Marisa

  2. Camilla
    26 maggio 2013

    La felicità è legata alla sfera emotiva…Quando ci sentiamo amati entriamo in uno stato di grazia che esalta la nostra anima donandoci una gioia indescrivibile,talmente grande da indurci a star male..Ovviamente per placare questo stato di euforia è consigliabile bere litri di camomilla:D

I commenti sono chiusi.

Il presente blog utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Navigando comunque in Pollicino acconsenti al loro uso; clicca su esci se non interessato.INFORMATIVAESCI

PSICOLOGIA E DINTORNI

Pollicino Era un Grande è un Blog di Psicologia ideato e curato in ogni sua parte della Dott.ssa Marzia Cikada. Tutti i Post di questo Blog ( dove non diversamente segnalato) sono a sua cura e responsabilità.

Archivi