Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Correndo con le Forbici in Mano

locandina Correndo con le Forbici in Mano

Una delle malattie più diffuse è la diagnosi.
(K. Kraus)

Correndo con le Forbici in Mano è un film del 2006, girato da Ryan Murphy e con un cast di tutto rispetto. Annette Bening, Joseph Fiennes, Jill Clayburgh, Gwyneth Paltrow, Evan Rachel Wood, Brian Cox. Tratto dal romanzo “Correndo con le Forbici in Mano” di Augusten Xon Burroghs, nato nel 1965 a Pittsburgh, il film parla della strana e complicata adolescenza del ragazzo, partendo da quando era piuttosto piccolo ai suoi 15 anni.  Prima soffrirà per la separazione del padre, un alcolista, e della madre, poetessa sempre alla ricerca del riconoscimento del mondo e con la certezza di un futuro grandioso, poi verrà abbandonato da entrambi i genitori. Mentre il padre “semplicemente” sparirà dalla sua vita per ricomparirvi molto più tardi, la madre lo lascerà a vivere nella assurda casa del suo analista, il Dottor Finch accettando che venga da lui adottato. Se sembra già impossibile pensare ad una madre che decide di “parcheggiare” suo figlio in casa del suo analista, con la moglie, due figlie bizzarre e un povero gatto, Freud, che presto passerà a miglior vita, ancora più impossibile sembrerà la quotidianità della famiglia Finch. Una moglie stanca che cerca di tenere insieme una famiglia frammentata e seppellisce la sua tristezza nei croccantini per animali, una figlia maggiore rigidamente legata al padre e alla religione, una ragazzina più o meno coetanea di Augusten che provoca come unico modo per sopravvivere, che gioca con il vecchio elettroshock del padre, un figlio adottivo adulto in terapia con il suo stesso padre e con cui Augusten, scopertosi gay, avrà una relazione sessuale e affettiva nonostante 20 anni di differenza, le follie del patriarca Dottor Finch, dedito a trattamenti farmacologici a volte casuali, a teorie curiose e ad un eloquio colorito e spesso eccessivo. Tutti insieme in una enorme casa rosa, confusa, caotica, piena di qualunque cose e dove una sola cosa invece manca: la regola.  I ragazzi crescono senza limiti, urlando il loro desiderio di essere contenuti nell’indifferenza di genitori deboli o troppo presi da se stessi come fossero il centro del mondo (per il dottore forma e consistenza delle sue feci sono  chiaro segno di quello che accadrà in futuro e per questo vanno condivisi).

In una scena del film, Augusten decide che il tetto della cucina è troppo basso ( ripresentando un desiderio di spazi aperti già portato dalla madre a cui si lega facendo sue molte emozioni e desideri), e insieme con Natalie, la figlia minore di Finch, lo distrugge letteralmente a colpi di scopa. Arrivato in cucina il Dottore non mostrerà nessun tipo di reazione, se non una serena battuta, ed è chiaramente leggibile il disappunto dei due ragazzi, anche questa volta invisibili all’adulto. Seppure calato in un sottile umorismo noir,  il racconto di questa storia è quello di una solitudine estrema, più dura perchè adolescenziale. Augusten ha il rammarico di non avere una famiglia normale, di non avere nessuno in grado di dirgli cosa va bene e cosa no, sente la  necessità di essere contenuto in maniera chiara, non abbandonato in un limbo dove tutto è possibile. Urla, inascoltato, il proprio bisogno di diventare qualcosa laddove tutto sembra qualunque cosa e niente insieme. Come scrive Gustavo Pietropolli Charmet nel suo libro “Ragazzi Sregolati” senza regole in adolescenza non si hanno modi di interpretare la realtà e affrontare la creazione della propria identità, quell’intricato mondo di regole interiori che regolano poi il potere e le relazioni. La moderna famiglia affettiva, qui in versione new age,  che vuole essere ed essere apprezzata attraverso l’affetto e non i valori, rischia di lasciare i ragazzi soli, senza fiducia in nessuno perchè nessuno si è dimostrato abbastanza forte da potergli dare il giusto contenimento in una fase così delicata e complessa. Infine da questa storia arriva chiaro il desiderio di essere visto. Il tutto sottolineato dalla follia delle situazioni, rese più assurde dal fatto che il ricordo le trasforma esasperandole, d’altronde come scrive la scrittice J.Winterson “Ognuno ricorda cose mai accadute. E tutti sanno che la gente spesso dimentica cose che ha fatto. O siamo tutti fantasiosi e bugiardi oppure non c’è niente di definito nel passato. A parere di alcuni, l’infanzia farebbe di noi quel che diventeremo da adulti. Ma di quale infanzia si parla?”. Mi sento di risponderle che si tratta dell’Infanzia che ricordiamo, di quella che ci ha presi nudi e ci ha poi vestiti delle paure o delle risorse che le nostre relazioni e le nostre famiglie hanno intessuto insieme a noi. In questo caso siamo di fronte alla storia come la ricorda o la ama ricordare, fa poi tanta differenza?, Augusten Burroghs. Una storia dove si mischiano tante emozioni diverse in una ottima colonna musicale. Ognuno può trovare qualcosa che risuoni tra i tanti personaggi presenti e piangere la propria ferita o, come suggerisce il folle Dottor Finch, urlarla. Urlare fortissimo,contro la solitudine, i genitori troppo presi dalle proprie ferite da esserci nella crescita dei figli ma, finito l’urlo, bisogna trovare il proprio modo di stare al mondo e di vedere possibilità nuove per salvarci la vita. Augusten si salva scappando a NewYork, grazie al suo sogno di scrivere e al regalo in moneta della moglie del dottore, attenta osservatrice sotto quel velo di vaghezza e unica che veramente cercherà di essere presente al ragazzo mentre la madre cadrà sempre più inesorabilmente in un vortice di farmaci e depressione alla ricerca della fama e del successo di poetessa. Oggi Augusten è uno scrittore, collabora con diversi giornali e ha scritto raccolte di racconti oltre al suo romanzo autobiografico. Forse proprio nel seguire il suo sogno di scrivere ha trovato il modo di far pace con quella madre fantastica, egoista, importante che nella sua adolescenza non ha saputo vederlo, ascoltarlo, dargli regole e conforto.

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