Pollicino Era un Grande

Psicologia e dintorni a cura della Dr.ssa Marzia Cikada (Torino e Torre Pellice)

Quando è Fido a doversi rifare il trucco….

Eletti sono coloro per i quali le cose belle non hanno altro significato che di pura bellezza.
Oscar Wilde
 

Cucciolo di BeagleTutto pare sia iniziato in Brasile ma ormai sembra sia la nuova triste moda dell’Occidente: sempre più persone vanno dal chirurgo plastico per rendere più belli i propri animali domestici. Sono molte le riviste specializzate che ne parlano e se può leggere anche su D de la Repubblica. Numerosi padroncini sono disposti a spendere somme ragguardevoli perché si possa rendere degno di ammirazione, secondo il loro personale ideale di bellezza, il loro animale.  Sono tantissimi i chirurgi estetici a vedersi fare richieste di operazioni sopratutto per migliorare la linea, magari leggermente obesa, cambiare il taglio delle orecchie, eccessi di pelle intorno agli occhi, coda, esportazione di parti e altro sui propri cani e gatti ma anche cavalli e scimmie. Il tutto aiutato anche dalle innovazioni nel campo estetico ( sostanza come box, restylane e metecrilato) che permettono di cambiare i connotati dei nostri compagni a quattro zampe senza usare il bisturi. Ma qui non stiamo parlando solo di protezione dell’animale. Sebbene il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, abbia fatto riferimento alla Convenzione Europea ricordando che devono essere consentiti solo “interventi esclusivamente a fini curativi..”. Non vogliamo in questo caso soffermarci sulla lesione interna che prova un gatto che viene privato delle sue unghie o della sofferenza che questa stessa operazione da alla creatura per il solo vezzo del padrone ( e il suo amore per il divano buono).

In questo caso voglio riflettere della fame di possesso, del desiderio di esserci attraverso la bellezza  non solo propria maAllo specchio anche dei nostri animali domestici, che diventano oggetti da mostrare con il complicato compito di confermarci come esistenti agli occhi altrui. Il desiderio diventa bisogno di possedere, ma cosa? La bellezza diventa strada maestra per non essere dimenticati, per confermarci di esistere. Anche quella dei nostri animali che non possono mettere in discussione gli standard riconosciuti vincenti a cui troppi padroni, causa una bassa autostima e l’incapacità di bastarsi,hanno bisogno per restare a galla. Se non si ha consapevolezza di se, diventa necessario un contributo di oggetti, ornamenti, altro riconosciuto come valore, come gli stessi animali domestici,  per rendere possibile la vivibilità all’esterno. La mancanza di una completezza interiore, porta al bisogno di possedere, l’altro completa le nostre mancanze, ci permette di esistere quindi viene investito di piacere e ci diventa fondamentale. Inoltre, immaginando di non bastare mai, di non raggiungere mai la perfezione ( per altro fortunatamente impossibile e dannatamente noiosa) idealizzata che l’altro ha di noi e noi stessi abbiamo accettato di dover essere, si crea il bisogno dell’altro da noi che sia il lasciapassare contro l’anonimato e la vergogna di non essere all’altezza, grandi mostri del nostro tempo.

Potremmo parlare di Falso Sè ( D. Winnicott, 1974) frutto di una infanzia fatta di cure inadeguate, una costruzione che si trova a dover rimpiazzare il vuoto di significato che si sente, il bisogno di dover rispondere alle aspettative del mondo esterno contro un fragile Vero Sè che rimane nascosto sotto il peso di strutture plasmano chi non solo non si oppone ma ha bisogno di un riconoscimento, “sono come mi vuoi”. E così, si resta nascosti dietro un effimero ma rilucente paravento, senza darsi  la possibilità di esperirsi, di imparare a vedere cosa veramente si è.

Avere un animale domestico, cagnolino o gatto che sia, ritenuto appetibile e attraente da “chi conta”, dall’esterno, permette di placare quel senso di ansia, di non essere all’altezza, di non poter partecipare al mondo. Come nello shopping, l’animale diventa oggetto, lo status symbol, lo specchio che riflette quello che siamo e che per questo non ammette errori o imperfezioni, che ci permette di esistere, con inoltre, valore aggiunto non indifferente, la lusinga dell’affetto che,  soprattutto Fido, non smetterà di elargire al suo padrone anche se questi lo costringerà ad innaturali operazioni,anche a rischio della sua stessa vita ( molte sono in presenza di anestesia anche totale). Rimane la speranza che questa terribile moda possa passare, vana visto i tantissimi euro che muove, o che si impari a vedere il gusto che c’è nell’imperfetto, la sua creatività, ricordando con Cioran ( Squartamento, 1979) che solo “La morte è uno stato di perfezione, il solo alla portata di un mortale”.

Pollicino: La Paura di non esistere
 
L’Orco : La Freddezza della Perfezione
 
L’arma segreta :  Esperienza di se ( e il divertirsi nelle proprie uniche  imperfezioni)

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